Flat tax, niente male

In questo periodo è tornata di moda l’idea dell’imposta proporzionale, detta comunemente detta flat tax, con termini inglesi. Fra le varie proposte si varia da un’aliquota minima del 15% ad una massima del 25% e i numeri parlano da sé con il primo evidente vantaggio dell’avere un’aliquota più bassa rispetto alla più alta attualmente in vigore pari al 43% per le persone fisiche.

Una prima critica a questa impostazione è che si favorirebbero i ricchi, ma come specificato dalle varie proposte la flat tax va affiancata da un’adeguata no tax area, in modo tale che risulti vantaggiosa anche per i redditi medio bassi.

Sicuramente i redditi alti ne avranno un vantaggio maggiore, ma ciò non deve spaventare, un maggiore reddito significa più consumi e più investimenti che inevitabilmente si tradurranno in maggiore posti di lavoro che avvantaggerebbero tutti, in particolare chi è meno abbiente, perché per ovvi motivi chi è ricco il lavoro lo ha già o non ne ha bisogno.

Specificato questo, ci sono altri vantaggi tra i quali la semplicità e la riduzione dell’evasione. Con un’aliquota unica e con un’adeguata no tax area si potrebbero eliminare tanti obblighi legati alla dichiarazione dei redditi. Per l’impiegato e l’operaio si potrebbe tradurre solo nell’indicazione del reddito da dipendente e della prima casa: si potrebbero eliminare varie deduzioni e detrazioni, perché riducendo le tasse e aumentando la no tax area in ogni caso il carico fiscale risulta ridotto.
L’altro vantaggio, in questo caso da parte statale, è la riduzione dell’evasione fiscale. Inutile nascondersi, il miglior incentivo all’evasione è l’inasprimento fiscale: più si aumentano le tasse, più c’è convenienza ad evadere. Se si deve pagare, per assurdo solo 100 euro nessuno penserà di non pagare, se invece la cifra da pagare diventa importante, molti si impegneranno in tutti i modi per pagare di meno. D’altro canto se le tasse sono alte posso investire un bel po’ in consulenza fiscale e legale per cercare di pagare meno tasse. Alla fine le aliquote progressive nate per prelevare più dai ricchi, finiscono per danneggiare proprio il ceto medio, che si trova nella condizione di pagare tasse abbastanza alte, ma non a sufficienza per poter investire in una consulenza fiscale che permetta di abbattere i versamenti al fisco.

Inoltre una tassazione progressiva ha un effetto negativo sull’attività economica. Quanti piccoli imprenditori, artigiani e liberi professionisti arrivati a fine anno smettono di lavorare per non far scattare l’aliquota più alta che renderebbe vano l’ulteriore lavoro? Ma ciò vale anche per tanti dipendenti che rifiutano di fare gli straordinari, perché quella retribuzione in più sconterebbe un’aliquota più alta, quasi parificando il guadagno di un’ora straordinaria a quella ordinaria. Una tassazione progressiva porta ad un generale rallentamento economico e di conseguenza a meno entrate per lo Stato.

Come messo in evidenza dalla curva di Laffer, all’aumentare della tassazione le entrate dello Stato crescono fino a un certo punto, per poi incominciare a scendere per i motivi evidenziati prima, quindi è nello stesso interesse delle finanze statali che il livello di tassazione non sia elevato.

Il problema più importante di queste proposte è nella copertura. Nel medio-lungo termine la riforma si ripaga da sola, come dimostrato da altre esperienze e dalla famosa curva di Laffer. Basti pensare agli Stati Uniti di Trump. È partita la riforma fiscale e molte aziende hanno incominciato a spostare investimenti e stabilimenti dalle filiali estere al territorio americano creando nuovi posti lavoro. I tempi di reazione dell’economia italiana sono più lenti dati da un tessuto di micro e piccole imprese e il deficit che si creerebbe nei primi 3 anni di applicazione di tale riforma sarebbe importante. In parte si potrebbe compensare con l’eliminazione di detrazioni e deduzioni e degli aiuti alle imprese. D’altro canto con una così forte detassazzione non ci sarebbe più bisogno degli aiuti. Un altro fonte di compensazione potrebbe essere quella di una riduzione degli incentivi per l’energia rinnovabile, che pesa sui cittadini senza rappresentare nessun reale vantaggio. A ciò bisognerebbe affiancare un deciso programma di privatizzazioni di asset per tre anni per compensare la riduzione iniziale delle entrate fiscali. Per quanto il pareggio di bilancio è obbiettivo prioritario, un deficit per attuare un simile intervento strutturale sarebbe ben diverso rispetto agli interventi a pioggia visti in passato come gli 80 euro o il buono cultura. Un conto è contrarre un debito per comprare casa o finanziare un ampliamento dell’azienda, un conto per pagarsi una vacanza.
 

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1 Commenti

  1. avatar-4
    10:55 Venerdì 16 Febbraio 2018 Conty QUASI DEL TUTTO CONDIVISIBILE

    Gli argomenti posti in questo articolo sono condivisibili. Tuttavia, a mio avviso esistono alcune incognite. 1. Siamo sicuri che i maggiori beneficiati dalla flat tax investirebbero in Italia? Ergo, se un contribuente ha un imponibile irpef di 1 mln di euro e dalla flat tax riceverebbe 200.000 euro in più, siamo sicuri che non li investirebbe o spenderebbe all'estero? Certo, dal punto di vista etico, la flat tax premierebbe il contribuente onesto, il ricco che denuncia tutti i suoi redditi, e non l'evasore fiscale che, mi si perdoni la banalità, dalla flat tax non riceverebbe nulla. 2. Siamo sicuri che a tassazione più bassa corrisponda automaticamente un'evasione fiscale ridotta? Quella dell'evasore fiscale è, antropologicamente parlando, una figura che le tasse non le vuole pagare a prescindere e dunque le evaderebbe anche se la flat tax fosse del 5 percent.. 3. Siamo sicuri che le privatizzazioni coprirebbero le minori entrate? Quelle degli anni passati sono state un flop. Inoltre, le entrate da privatizzazioni sarebbero da una tantum. Certo, se lo Stato si disfa di aziende in perdita, il risparmio sarebbe costante nel tempo ma chi andrebbe mai ad acquistare un'azienda in perdita? Una volta coperto un anno o due di flat tax, poi come si farebbe? Infine, soprattutto in Italia, si impiegherebbero anni per concretizzare l'incasso da privatizzazioni. Come si gestirebbe il mancato gettito fiscale? Tagli ai servizi, col rischio che il contribuente medio-basso riceva 1.000-2.000 euro dalla flat tax e poi ne debba spendere almeno 3.000 per servizi non più gratuiti o scontati. A mio modesto avviso, la flat tax può sì essere introdotta ma solo con gradualità, riducendo di anno in anno le aliquote fino ad averne una sola.

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