GIUSTIZIA

Corte dei Conti, condanne “salate”

Nel 2017 il risarcimento chiesto dai magistrati contabili ha superato i 13 milioni di euro. Ma spesso è difficile recuperare le somme. Il pg Astegiano: "Non sempre le amministrazioni interessate denunciano". Fari puntati sulle spese sanitarie: "Investimenti in calo"

Triplicano gli importi delle condanne stabilite dalla Corte dei Conti nel 2017 rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla relazione della presidente Cinthia Pinotti durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile piemontese alla Scuola di Applicazione. La sezione giurisdizionale ha emesso condanne per un importo complessivo di 13.572.614,27 euro, “un incremento pari al 148,31 per cento rispetto agli importi delle sentenze di condanna relative al 2016” scrive Pinotti.

Sono dodici le sentenze di condanna eseguite nei dodici mesi appena passati con il relativo incasso delle somme, mentre “in relazione a tutte le altre è iniziata la procedura di recupero”, spiega il procuratore regionale Giancarlo Astegiano nella sua relazione. Per la precisione, nel 2017 sono stati recuperati 986.214,33 euro e nel corso del 2018 si è già raggiunta la somma di 612.313 euro. Queste operazione non è sempre facile, spesso serve l’intervento della Guardia di finanza per effettuare delle verifiche sui patrimoni dei condannati. “In questo modo nel 2017 è stata individuata una situazione nella quale il debitore aveva alienato beni immobili dopo l’inizio del giudizio e quindi si è potuta attivare tempestivamente l’azione revocatoria”, continua Astegiano. In un altro caso sono stati ipotecati gli immobili. I magistrati sono consapevoli che le somme recuperate sono inferiori a quelle delle condanne: “Non è causata da inerzia - scrive il procuratore - ma dal fatto che alcuni danni, anche di importo elevato, sono causati da soggetti che non dispongono di patrimonio mobiliare o immobiliare sufficiente”.

“Non sempre le amministrazioni interessate denunciano”, ha ammonito Astegiano ricordando che “gli illeciti di finanza pubblica sono perseguibili solamente se si attiva un circuito virtuoso fra dirigenti pubblici, titolari di posizioni di controllo che hanno il dovere e l’onere di segnalare fatti pregiudizievoli”. Invece molte sono le denunce arrivate dai consiglieri di opposizione dei piccoli comuni dove non ci sono strumenti di controllo interno: “Fenomeno rivelatore di un disagio che dovrebbe essere affrontato dal legislatore”.

Sulle difficoltà nella riscossione la presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati, Michela Malerba ha ricordato che, secondo la riforma del 2016, questa pratica “resta in mano alle stesse Pubbliche Amministrazioni danneggiate, dove lavorano i dipendenti, i dirigenti e  gli amministratori infedeli”. Questo provoca, secondo lei, “un conflitto di interessi”: “Quando l’autore del danno condannato dalla Corte dei Conti è un dipendente, magari con un ruolo dirigenziale, la riscossione non rientra tra le priorità dell’ente, anche per il circolo vizioso che si crea dal momento che le Pubbliche Amministrazioni nelle quali più facilmente si annidano i danni erariali, sono generalmente quelle meno efficienti e trasparenti”.

CAPITOLO SANITA' - Fari accesi sul settore sanitario, che “costituisce il 74% dell’intera spesa regionale”, ha ricordato la presidente della sezione di controllo Maria Teresa Polito. L’attenzione dei magistrati contabili è ristata alta anche perché nel 2017 sono aumentate le denunce delle Aziende sanitarie e ospedaliere per i risarcimenti a terzi (337 nel 2017, 215 nel 2016, 178 nel 2015) e il numero di processi su questo ambito è rimasto elevato (16 citazioni in giudizio su 49, due in più rispetto all’anno precedente, e 267 fascicoli archiviati). Sulla base di questo osservatorio particolare il procuratore Astegiano ha evidenziato “l’assenza per molti anni di una reale e prospettica programmazione in ordine alla ristrutturazione, riorganizzazione e realizzazione di nuovi presidi ospedalieri”. Questa mancanza “ha comportato scelte episodiche, non sempre lungimiranti, che, comunque, hanno provocato la inutile dispersione di risorse pubbliche”, come ad esempio le spese per ristrutturare ospedali poi dismessi a scapito di altri ben funzionanti ma ormai vecchi, “senza dimenticare che è in corso da molti anni la costruzione di alcuni presidi ospedalieri, programmati e iniziati nei primi anni duemila e ancora oggi, lontani dall’essere ultimati, con aggravio non solo dei tempi ma, anche, dei costi di realizzazione e di entrata in funzione”. Per questo il magistrato ritiene “auspicabile che i nuovi e significativi interventi nell’edilizia sanitaria, attualmente previsti, vengano ben ponderati, progettati e finanziati, così da essere realizzati e utilizzati nei tempi previsti”. Un messaggio, quindi, alle amministrazioni che può essere utile nelle valutazioni per il Parco della Salute di Torino e la Città della Salute di Novara.

Sul tema degli investimenti la presidente della sezione di controllo ha fornito qualche cifra: “Ha subito un forte rallentamento anche nel 2016 passando da un valore di 39 milioni di euro del 2015 a 24,4 milioni di euro nel 2016”. Una frazione bassa rispetto al totale della spesa regionale degli investimenti, passata da 227 milioni del 2015 ai 615 dell’anno successivo: “Gli investimenti in sanità si riducono in termini percentuali attestandosi al 4 per cento”.

Positiva, invece, secondo la presidente Polito, la conclusione del piano di rientro. Migliorano inoltre i tempi nel “tasso di tempestività dei pagamenti dei fornitori”, ma nel 2016 è stata ancora alta “la percentuale di non rispetto delle tempistiche definite”.

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