Il futuro è già tra noi

Entro la fine del 2018 e nei primi mesi del 2019 cominceranno infatti a girare nelle strade di molte città del mondo auto pubbliche e/o per il trasporto collettivo senza guidatore. Automezzi che potranno circolare 22/23 ore al giorno, con costi chiaramente contenuti, con meccanismo di utilizzo e sharing che ottimizzeranno percorsi, numero di passeggeri trasportati, ricavi, margini. Il car sharing che noi conosciamo oggi (e che a me cinquantenne sembra già “innovativo”!)  sembrerà rapidamente la preistoria. Sistemi di intelligenza artificiale collegati a sistemi di sharing cui gli  utenti accederanno  direttamente tramite i device mobili permetteranno infatti di prenotare le corse o “prendere al volo” i mezzi da soli o in condivisione con altri utenti. I costi resi possibili dall’automazione dei sistemi di guida e dalla condivisione dei mezzi saranno assolutamente abbordabili e di fatto renderanno l’utilizzo delle auto private assolutamente non competitivo se non in specifiche situazioni o come divertissement.

La fantascienza che nel lontano 1990 ci raccontava di Arnold Schwarzenegger che staccava la testa al taxista robot di Atto di forza (Total Recall, film tratto da uno dei meravigliosi racconti di Philip Dick) sarà tra poco una semplice realtà che nel giro di pochi anni diventerà la norma. Tecnologie, metodi, impatti sono sicuramente oggi non completamente e compiutamente prevedibili. Quello che è assodato è che sicuramente gli attuali paradigmi dei sistemi urbani e (magari  in misura minore) dei sistemi regionali delle comunicazioni non saranno più validi.

Una vera rivoluzione; Ztl, traffico, road pricing, parcheggi, politiche del trasporto pubblico e privato: tutto cambia, e cambia del tutto. Anche i meccanismo di geografia economica e sociale: il territorio, la produzione, la rendita fondiaria, lo sviluppo sociale ed economico, la distribuzione della popolazione sono tutti elementi che saranno radicalmente trasformati .

Per non parlare ovviamente del quadro normativo, che in un evento di così ampie proporzioni e di così enormi effetti, non può che provare a cercare nuovi sistemi, nuove soluzioni, nuovo  modi di contemperare interessi contrapposti e visioni spesso diametralmente divergenti.

Sicuramente non si tratta di uno scenario facile e non esistono situazioni già collaudate e perfezionate. La capacità delle classi politiche e dirigenti di cogliere anche in modo competitivo le possibilità sarà il fattore discriminante per soluzioni di successo rispetto a risposte che possono essere inadeguate. E limitative quindi per lo sviluppo dei territori coinvolti . L’importante è accorgersi di cosa sta succedendo, e non arroccarsi a parlare del passato non vedendo il futuro arrivare.

*Andrea Araldi, imprenditore, già consigliere comunale di Torino

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