LA PIOVRA

Dalla cella comandavano Torino
Il “Big bang” dei fratelli Crea

Adolfo e Aldo Cosimo, arrivati nel 2003 in fuga da una faida nella Locride, nonostante la condanna di "Minotauro" hanno "dato luogo ad una nuova struttura organizzativa". Sempre in contatto con le altre famiglie della 'ndrangheta in Piemonte

Slot machine, bische, estorsioni e prestiti usurai. Da quando sono arrivati a Torino, in fuga da una faida nella Locride, i fratelli Adolfo Crea, 46 anni, e Aldo Cosimo, di 44 anni, sono stati in grado di inserirsi tra le gerarchie criminali che dominano sotto la Mole dagli anni Ottanta, le cosche dei “gioiosani”, e crescere fino a essere ritenuti i più forti criminali di Torino. “Abbiamo Torino in mano noi!”, diceva nel 2003 un loro complice, Giacomo Lo Surdo. “A Torino comandiamo noi”, ripeteva nel 2014 un loro scagnozzo, Massimiliano Ungaro, poi pentito.

I Crea sono ‘ndranghetisti col pallino degli affari illeciti che gli arresti e le condanne non hanno mai fermato. Non sono servite le operazioni “Poker” del 2003 sul racket delle videoslot, “Gioco duro” del 2008 sulla gestione delle bische, “Minotauro” del 2011 e “San Michele” del 2014. C’è voluto un “Big bang”, nome dell’operazione dei carabinieri del 13 gennaio 2016 che li ha riportati in cella, per troncare la loro ennesima rinascita. Il 16 maggio scorso sono stati condannati a pene pesanti: Aldo Cosimo si è beccato 14 anni e 10 mesi di reclusione, Adolfo 10 anni e quattro mesi. Non solo. Il figlio di quest’ultimo, Luigi, classe 1994, ha avuto una condanna a nove anni e sei mesi.  

“Risulta pertanto pacificamente provato in definitiva come Crea Aldo Cosimo e Crea Adolfo sin dalla scarcerazione del primo abbiano dato luogo ad una nuova struttura organizzativa senz’altro riconducibile alla più ampia struttura criminale ‘ndrangheta”, si legge nelle motivazioni firmate dal giudice Potito Giorgio. I due erano in carcere per le condanne riportate al termine del processo “Minotauro”, il maxi-procedimento che nel 2011 ha rivelato la presenza radicata e strutturata della ‘ndrangheta sotto la Mole, i suoi affari e i suoi agganci con la politica: “È provato che Crea Adolfo e il fratello Crea Aldo Cosimo fanno parte dell’associazione mafiosa – scrivevano i magistrati della Corte d’appello nel 2013 –. È invece incerta la natura dell’articolazione che era diretta da Crea Adolfo”. Per la Direzione distrettuale antimafia facevano parte del “Crimine”, una cellula deputata alle azioni violente. Per il pentito Rocco Varacalli erano “affiliati ai gioiosani e quindi ai Belfiore”, tra i quali ricordiamo Mimmo Belfiore, condannato come mandante dell’omicidio di Bruno Caccia.

La Corte d’appello di Torino, con la sentenza poi confermata dalla Cassazione, aveva inflitto al maggiore dei fratelli Crea una condanna a 10 anni, un mese e venti giorni di reclusione, mentre il minore aveva ottenuto otto anni e otto mesi. Per la “continuazione” con condanne precedenti, è uscito meno di tre anni dopo l’operazione “Minotauro”, il 28 febbraio 2014, mentre il fratello riceveva un altro ordine d’arresto, quello del 1° luglio 2014 per l’operazione “San Michele” in cui è stato indagato e condannato per l’estorsione ai danni della Set Up Live di Giulio Muttoni, che tante grane ha provocato alla società. Tra il 2010 e il 2011 lui e un complice, l’ex ultrà della Juventus Lo Surdo, loro partner di malaffari dai primi anni Duemila, anche lui imputato del processo “Poker” e poi “Minotauro”, avevano chiesto biglietti dei concerti all’allora socio di Muttoni Lorenzo La Rosa, altrimenti avrebbero preso d’assalto l’ingresso del PalaAlpitour come avevano fatto nel 2007 allo Stadio delle Alpi per due concerti di Vasco Rossi. Le pressioni sono termine con gli arresti di “Minotauro”. La Set Up, per non aver denunciato l’estorsione, ha ricevuto un’interdittiva antimafia, mentre il 23 giugno 2015 patteggiava una pena bassa in continuazione con i reati del maxiprocesso “Minotauro” e tre giorni dopo tornava libero.

Nel frattempo, però, Aldo Cosimo aveva cominciato a riorganizzare un gruppo criminale che controllava bische clandestine ed estorsioni, gestendo tutto dalle piazze di Borgo San Paolo, dove poco dopo il loro arrivo al Nord avevano cominciato le loro attività torinesi insieme a Giuseppe Belfiore (fratello minore di Mimmo) e dove abita uno dei due fratelli. Aldo Cosimo faceva tutto sotto la guida del fratello Adolfo, “ampiamente operativo tramite le direttive impartite al fratello e al figlio in occasione dei colloqui in carcere”, si legge nelle motivazioni. “Subito dopo la sua scarcerazione egli tornava subito a frequentare i luoghi deputati agli incontri tra i sodali ed a presiedere alle riunioni, riceveva subito i vecchi sodali, che si recavano ad incontrarlo e recargli omaggio e riceveva, per conoscerle, le nuove leve”, riassume il giudice, secondo il quale tutto ciò dimostra “l’esistenza di una struttura di tipo associativo”. Una struttura che era in contatto anche con esponenti storici delle famiglie ‘ndranghetiste: il già citato Giuseppe Belfiore; Renato Macrì, nipote del boss Mario Ursini; i fratelli Ursino, nipoti del boss di Bardonecchia Rocco Lo Presti, tra cui c’è Giuseppe Ursino, tornato in cella giovedì 1° marzo. Emergono poi i contatti stretti con gli Agresta, a cui i Crea lasciavano i traffici di cocaina in cambio dello spazio nelle altre attività, e alcuni dissidi con i Bellocco e i loro parenti, i Dominello, condannati nel processo “Alto Piemonte”.

“Ho sbagliato, ho commesso tanti reati, ma per me finisce qui", diceva Aldo Cosimo Crea al giudice poche udienze prima della sentenza. Chissà se per lui la carriera criminale è davvero finita e se qualcun altro ha preso il suo posto.

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