POTERI FORTI

C’è Intesa (Sanpaolo)
sul governo M5s-Lega

Nessuna preclusione del gotha della finanza nostrana verso l'ipotesi di un esecutivo "dei vincitori". Ma per il presidente della banca Gros-Pietro il nodo è il debito pubblico che va affrontato dando però prospettive di crescita

Ogni promessa (elettorale) è debito (pubblico). Ma il tempo della propaganda è finito e oggi persino gli autori di proposte a dir poco azzardate e di notevole impatto sulla tenuta dei conti dello Stato sembrano aver deciso di abbandonare i loro propositi. Mentre nei palazzi romani la trama di possibili governi si fa e si disfa come la tela di Penelope, nei salotti più o meno buoni della finanza gnomi e mandarini del potere cercano di non farsi cogliere impreparati di fronte a inediti assetti e ai nuovi potenti. “Prima bisogna vedere quali sono i programmi concretamente messi in atto e soprattutto sono importanti le modalità con le quali vengono sviluppati – ragiona il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro –. I mercati, e le stesse istituzioni, tengono d’occhio soprattutto il debito pubblico e l’esigenza di ridare occupazione ai giovani a livello adeguato e con prospettive soddisfacenti e in modo da far cessare la migrazione dei talenti dall’Italia”.

Nessuna preclusione ad alleanze finora sconosciute, lascia intendere l’economista torinese a capo del principale istituto di credito del Paese, la banca “di sistema” per antonomasia. “In linea di principio – ha Gros-Pietro a margine della presentazione del programma di restauri di opere d’arte curato dal gruppo bancario, a proposito dell’ipotesi di un nuovo governo M5s-Lega – diverse formule possono essere attuate, come accade in diversi altri paesi, in materia di tassazioni meno intrusive sull’attività produttiva e di sostegno alle persone disagiate. Ci sono diverse formule nella stessa Europa”. Secondo il presidente di Intesa San Paolo un punto chiave riguarda il debito pubblico: “non c’è dubbio – ha spiegato – che quello italiano ha un livello rispetto al Pil che indebolisce l’Italia nel confronto agli altri Paesi, perché' la rende troppo dipendente dalle valutazioni di mercati finanziari”. L’altro aspetto fondamenta “è l’esigenza di dare ai giovani occupazione di livello adeguato e far cessare l’emigrazione di giovani di talento che vanno ad arricchire altri sistemi produttivi principalmente nella Ue, ma non solo”.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    10:34 Mercoledì 28 Marzo 2018 moschettiere Stipendi, nota dolente

    Sul privato può andar bene qualsiasi norma (contenti loro...), ma quando un'azienda è pubblica o ha partecipazioni, le regole devono essere comuni - in termini di principio - con gli tutti i comparti. E prima di tutto il rispetto del principio di produttività. Ma il problema in democrazia è che conta il sentire comune e non sempre ciò che è più logico e giusto. E così la massa gongola nel sentire che un Fico qualunque si fa bello nel rinunciare ai privilegi di carica, che si traducono in risparmio di qualche migliaia di euro all'anno e lascia passare indifferente spese milionarie ingiustificate.

  2. avatar-4
    09:30 Mercoledì 28 Marzo 2018 dedocapellano ...... e ancora parlano ?!

    Gli Italiani sono molto "attenti" sugli "stipendi" dei politici ma si dimenticano degli enormi "stipendi" dei bancari/banchieri nonostante le loro aziende non vadano "a gonfie vele" ed i loro azionisti vedono calare il valore del loro in vestimento. Tanto per parlare del professore universitario Gros-Pietro il suo "stipendio" annuo ammonta a 900 mila euro mentre il suo Amministratore Delegato Carlo Messina ha guadagnato nel 2017 oltre 3,9 milioni di euro. Questo l'ammontare dei compensi assegnati al numero uno della maggiore banca italiana, in base alla relazione sulla remunerazione pubblicata dall'istituto......

  3. avatar-4
    18:33 Martedì 27 Marzo 2018 moschettiere Niente di nuovo. Purtroppo

    Non è poi una grande novità che il comparto finanziario controlli e condizioni la politica. In una società sana moralmente ed efficiente strutturalmente i finanzieri fanno i finanzieri e i politici i politici. Normale. Ma dalle nostre parti ormai da anni i politici sono in larga maggioranza inadeguati al ruolo e così i finanzieri sconfinano pesantemente. Questo a danno del bene comune, perché la finanza prima di tutto pensa a se stessa e solo accidentalmente agli altri. E così la classe politica si eredita le tensioni sociali con relative ripercussioni sugli equilibri elettorali e i potenti gruppi finanziari fanno il bello e cattivo tempo. No buono.

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