TRAVAGLI DEMOCRATICI

“Il Pd scenda dall’Aventino”

Per la neo vicepresidente del Senato Rossomando stare all'opposizione non vuol dire sottrarsi dal confronto politico: "Dobbiamo presentare una proposta alternativa di Paese". A Roma come a Torino dove tra un anno rischia l'ennesimo capitombolo

«Stare all’opposizione non può essere uno “slogan rifugio”. La questione non è se stare o meno in minoranza, ma se entrare pienamente nel dibattito politico e di quale proposta alternativa deve farsi carico il Pd». Fresca di elezione alla vicepresidenza di Palazzo Madama, la senatrice torinese Anna Rossomando interviene nella querelle interna al partito sul ruolo da giocare in una legislatura in cui i rapporti di forza tra i diversi attori sono difficili da tramutare in formule di governo. L’opposizione è nelle cose, certo (a meno di un governo di responsabilità nazionale, scenario al momento lontano), ma il rischio, secondo la parlamentare torinese, è che per perseguire una linea fin troppo intransigente si perda di vista «la funzione politica e all’interno delle istituzioni del Pd». Posizione sostenuta dal ministro Andrea Orlando, capo della componente in cui milita la Rossomando, che nelle ultime ore ha trovato più di una convergenza nelle manovre “dialoganti” del collega Dario Franceschini, ormai in rotta con Matteo Renzi. Una fase di scomposizione e ricomposizione, in cui snodo tutt’altro che irrilevante è stata l’elezione dei capigruppo di Camera e Senato, Andrea Marcucci e Graziano Delrio, il falco e la colomba ma entrambi vicinissimi all’ex premier. Un rapporto, quello coi Cinquestelle, difficile da gestire come sa bene proprio la Rossomando, che a Torino ha assistito nel 2016 all'exploit di Chiara Appendino contro Piero Fassino e nei mesi seguenti alle successive difficoltà nell'aprire un canale di dialogo con una giunta spesso avvitata su se stessa.

Rossomando rifugge dall’idea che il problema sia Renzi: «Così come ritenevo che prima lui non potesse essere l’uomo solo al comando, oggi non avrebbe senso addossargli ogni responsabilità». «Il vero problema di questo partito è comprendere quel che è successo il 4 marzo e, partendo da una analisi politica approfondita, sostenere una proposta alternativa di paese rispetto a chi, legittimamente, avrà il compito di governare». Insomma, per vicepresidente del Senato «il Pd non può limitarsi a giocare di rimessa. Opposizione non vuol dire immobilismo e non esclude una interlocuzione istituzionale con gli altri partiti». Quella interlocuzione che probabilmente è mancata in queste settimane, legittimando l'asso pigliatutto di grillini e centrodestra nella spartizione delle cariche negli uffici di presidenza di Camera e Senato.

C’è opposizione e opposizione e «non è indifferente il modo in cui si interpreta questo ruolo. Dobbiamo riposizionare il Pd, tornare a fare politica anche fuori dai palazzi, recuperando il rapporto con le persone soprattutto in quelle aree di maggior disagio sociale, quelle che ci hanno punito alle urne» prosegue Rossomando. E in Parlamento? «Spingere i Cinquestelle sul terreno di un confronto politico serrato sul futuro del paese, perché non possono passare tutta la legislatura a parlare delle auto blu e delle indennità a cui rinunciano».

Per farlo serve «recuperare il concetto di gruppo dirigente, tornare a discutere insieme e poi individuare una strada condivisa. Nessuno pensi che gli ultimi cinque anni sono stati una parentesi e basti tornare indietro. Il Pd delle origini e quello di Bersani oggi non ci basta più. La rigenerazione passa da tutti noi».

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2 Commenti

  1. avatar-4
    18:11 Sabato 31 Marzo 2018 patty Rossomando fuori dal Palazzo

    Vista una volta, mi è sembrata ben addentro al Palazzo.

  2. avatar-4
    01:56 Sabato 31 Marzo 2018 gastone LA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA

    Rossomando (e non solo lei nel pd, primo fra tutti è Chiamparino, uno squallido parvenue) proclama: "Dobbiamo riposizionare il Pd, tornare a fare politica anche fuori dai palazzi, recuperando il rapporto con le persone soprattutto in quelle aree di maggior disagio sociale, quelle che ci hanno punito alle urne»... ma questi scoprono l'acqua calda? Il pd si è coltivato (godendo inebriato di frequentazioni radical-chic eleganti e sontuose) per decenni i borghesoni, quelli dei salotti torinesi bene ricchi e potenti, quelli delle fondazioni bancarie, gli intellettual/baroni universitari con i figli finto/poveri nei centri sociali, i professionisti avvocatoni, i super notai, gl' imprenditori edili di grido, quelli che "fanno cultura" nei salotti ricchi, se li sono coltivati a botte di favoritismi, concessioni, super appoggi agli amici degli amici (ai loro figli e amici dei figli e dei parenti), adesso scoprono che una immensa parte della città più degradata e abbandonata PER DECENNI proprio da loro e dalla loro arroganza, che le periferie immense e degradate non li vogliono più? Ma quale esempio di volgare e arrogante disprezzo decennale per i più disagiati hanno dato questi provinciali parvenue ex pci? Dove stanno le loro radici solidamente legate ai più deboli, ai più poveri, ai più emarginati? Ma vadano a nascondersi e spariscano e si vergognino, hanno tradito per decenni lo spirito che avrebbe dovuto informare la loro missione politica, oggi sono un putrescente ibrido di gentucola impastoiata con i peggiori modelli della peggiore borghesia radical chic torinese, quella solo mirata ai soldi e al potere, non certo quella che personaggi come un Adriano Olivetti avrebbe auspicato. Questo sistema di tragica e perniciosissima finzione deve sparire. Via, fuori, è tardi per recuperare la fiducia di centinaia e migliaia di persone umiliate da decenni di arroganza ignorante.

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