POLITICA & SANITA'

Sanità, “il privato non è un tabù”

Per aumentare l'efficienza il pubblico deve concentrarsi sul dettare regole e controllare la loro applicazione. La professoressa Siliquini: "Il Piemonte ha grandi eccellenze ma deve creare una rete integrata dal medico di base alla struttura complessa"

La sanità piemontese non sarà più una delle grandi malate d’Italia, ma resta convalescente dopo la cura da cavallo imposta dal piano di rientro. E se da una parte risulta difficile districarsi in quel dedalo di studi (“troppi”) spesso discordanti, dall’altra non ci si può esimere dall’individuare quelle priorità di cui un sistema sanitario ha bisogno oggi, tenendo conto che l’Italia spende per cure e assistenza il 7 per cento del suo pil, almeno un punto in meno rispetto a Francia e Germania. Troppo poco visto anche il “problema demografico” che incombe su un paese sempre più vecchio e ancora spezzato in due tra Nord e Sud, con le eccellenze sanitarie tutte concentrate sopra la linea gotica e la mobilità passiva che zavorra i conti delle regioni meridionali e pure di alcune settentrionali, a partire proprio dal Piemonte, che soffre la concorrenza della Lombardia.

“Rimettere in ordine i conti è costato lacrime e sangue e a rimetterci sono stati, oltre naturalmente ai cittadini, gli operatori sanitari, penalizzati dal blocco del turnover. Ora bisogna ripartire” è la tesi di Roberta Siliquini, presidente del Consiglio superiore della Sanità e professore ordinario alla facoltà di Medicina di Torino. Lo stop alle assunzioni ha mandato in affanno tutto il sistema regionale, fiaccato da una grave carenza di organico. “Ora è assolutamente necessario investire da un punto di vista organizzativo – dice Siliquini - perché se è vero che i tagli hanno ridotto gli sprechi certamente però hanno creato problemi di accesso alle cure”.

Secondo l’ultimo studio di Demoskopika, effettuato sulla base di ricerche e sondaggi che tengono conto di una serie di indicatori tra cui la speranza di vita, la mobilità attiva e passiva e i conti delle Asl, il Piemonte è crollato dal primo al decimo posto, un dato contestato, indirettamente, dall’assessore alla Sanità regionale Antonio Saitta, il quale rivendica invece il secondo posto ottenuto dal Piemonte nell’ultima griglia Lea del Ministero della Salute, che misura la qualità delle prestazioni sanitarie erogate.

Ci sono delle eccellenze che non sono state intaccate – “dai trapianti a una rete oncologica che non ha nessuno” – ma anche debolezze su cui bisogna intervenire. A partire dalla necessità di una “sempre più forte integrazione di tutta la rete sanitaria attraverso cui aumentare l’efficienza delle cure e ridurre gli sprechi”. In sostanza, secondo Roberta Siliquini “serve che i professionisti si parlino di più e condividano conoscenze e protocolli”. Dal medico della mutua alla struttura ad alta complessità, tutti dovrebbero essere inseriti in un sistema che mette a disposizione dati e informazioni sui pazienti e sulle procedure. In questo senso, secondo la professoressa Siliquini è fondamentale “introdurre la cartella elettronica, un passo decisivo su cui la maggior parte delle regioni, Piemonte compreso, è indietro”. “Non è possibile – prosegue – che si perdano tempo e risorse perché i sistemi non sono in comunicazione tra loro”.

Molto resta ancora da fare e non è solo un problema di assunzioni, anche se sono state intraprese iniziative virtuose come il piano regionale per la cura delle cronicità. Inoltre, la futura nascita di due strutture d’eccellenza, come i parchi della salute di Torino e Novara, sono certamente un salto in avanti vista anche l’integrazione tra cure e ricerca, “ma non possono e non devono sostituire i sistemi di prossimità”. “Sono centri che nascono per l’alta complessità – dice Siliquini - e devono agire in modo complementare rispetto ai servizi di prossimità”.

C’è poi un “tabù da superare”, che può mettere d’accordo l’esigenza di risparmiare risorse con quella di aumentare l’efficienza delle cure. Si tratta di una “sempre più forte joint venture tra pubblico e provato”, un’alleanza che consenta di appaltare ai provati la gestione di strutture e servizi, “ovviamente sotto lo stretto controllo del pubblico, che detta regole e condizioni” afferma la professoressa la Siliquini, citando i modelli francese e tedesco. La questione non è neanche quella di individuare un modello vincente – tanto per rimanere in Italia i due sistemi sanitari più efficienti sono quello lombardo e quello dell’Emilia Romagna, profondamente diversi tra loro – ma di prendere atto che in alcuni casi le aziende private “possono fare meglio e a costi inferiori”.

Roberta Siliquini è stata tra le sostenitrici della legge che impone l’obbligo della vaccinazione in un periodo storico in cui il movimento No Vax gode di crescenti sponde politiche. L’ultima dimostrazione, nei giorni scorsi, le parole della sindaca di Torino Chiara Appendino che ha affermato di non aver intenzione di mandare i vigili nelle scuole per rispedire a casa i bambini non vaccinati: “Sono sempre più convinta che ci fosse bisogno di questa legge. Dopo un significativo abbassamento, ora le coperture si sono nuovamente alzate così eviteremo donne che muoiono di morbillo  a 25 anni, come successo nei giorni scorsi a Catania. La sacca di persone contrarie si è abbastanza limitata, non si va oltre il 2 per cento della popolazione e questo garantisce un’immunità di gregge rassicurante”.

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8 Commenti

  1. avatar-4
    02:46 Mercoledì 04 Aprile 2018 gastone SEMPRE E SOLO QUESTIONE DI SOLDI

    Come da millenni e per millenni la questione ruota intorno ai soldi: strutture private? Certo ma se investono ci vogliono guadagnare: come il pubblico è in grado di controllare che tutto funzioni a dovere pur facendo guadagnare chi investe? Pubblico: come far funzionare a dovere strutture che non determinino perdite da capogiro? Come e se influiscono sul funzionamento "virtuoso" delle strutture pubbliche i controlli dei costi, la razionalizzazione delle spese, l'eliminazione di corruzioni e infiltrazioni di criminalità organizzata e dilagante, è così difficile far costare una siringa a Torino come a Trapani? Forse sì!

  2. avatar-4
    20:58 Martedì 03 Aprile 2018 Cettola E se fosse tabù ?!?

    Smettiamola di esaltare il privato rispetto al pubblico! I confronti di efficienza, economicità, qualità, eticità, ecc., o li facciamo sull\'intero sistema o evitiamo di farli su singole specialita del SSN, scelte con accuratezza. Il privato, per sua natura, partecipa esclusivamente alle prestazioni sanitarie che producono utili. Pertanto, i bravissimi esperti, compresa la professoressa Siliquini, continuino a far bene il loro lavoro. Lascino ai politici ed agli elettori le scelte di campo. Se il Piemonte è governato dalla sinistra, implicitamente gli elettori vogliono sostenere un SSN pubblico con tutti gli strumenti per ben funzionare. Purtroppo Chiamparino, Saitta e soci,.....non lo vogliono capire

  3. avatar-4
    15:14 Martedì 03 Aprile 2018 PELDICAROTA IL PRIVATO E' ANCHE QUESTO

    Biella: 300 infermieri assunti in una struttura privata come apprendisti per non pagare le giuste tasse che il pubblico invece paga !!!!

  4. avatar-4
    11:23 Martedì 03 Aprile 2018 tandem Sinistra dove sei?

    Questa giunta di sinistra è stata il più grande sponsor del privato, accordo Gradenigo-Humanitas docet. In modo sistematico ha provveduto a smantellare a favore del privato. Che ridere a pensare alle loro vecchie polemiche contro Ghigo per l'Hopital du Piemont di Settimo..... PD di sepolcri imbiancati, per essere in tema pasquale...

  5. avatar-4
    18:41 Lunedì 02 Aprile 2018 PELDICAROTA I COSTI AL PUBBLICO I GUADAGNI AL PRIVATO

    Chi spende nelle campagne di prevenzione? (Vaccini, Prevenzione Serena, ecc.). Ma il pubblico naturalmente. Al privato non conviene prevenire ma solo curare. Chi si occupa dell'emergenza (dal 118 in avanti)?. Ma il pubblico naturalmente. Al privato costerebbe e rischierebbe troppo. E i trapianti? e il registro tumori? Non scherziamo, tra pubblico e privato non vi è nessuna equipollenza. Già oggi il pubblico, grazie al potenziale dei suoi lavoratori, potrebbe eseguire tutti gli esami del sangue che oggi fanno i privati convenzionati. Perché non li fa? Risparmiando così un sacco di euro? Nessuno ve lo spiegherà mai ...

  6. avatar-4
    18:24 Lunedì 02 Aprile 2018 sornione la sanità con le gambe corte e il naso lungo

    è facile essere più efficienti del pubblico, quando vai a chiudere gli unici ospedali che funzionano bene (tipo l'oftalmico)

  7. avatar-4
    11:00 Lunedì 02 Aprile 2018 fatti tra pubblico e privato non si gioca ad armi pari

    al privato non sono imposti i costi amministrativi derivanti dagli obblighi in materia di appalti pubblici, trasparenza, prevenzione della corruzione, comunicazione, convegnistica varia, concorsi, atti aziendali e riorganizzazioni conseguenti....tutto queste cose, se sono un valore, non sono a costo zero, neppure le piattaforme informatiche per adempiervi. Aggiungiamo i drg non tempestivamente aggiornati, la commistione derivante da intramoenia... il pronto soccorso sempre pubblico... bella la vita dei privati....

  8. avatar-4
    09:10 Lunedì 02 Aprile 2018 Paladino Certamente

    Certamente che il privato non è più un tabù, ma solo quando fa comodo come AMOS. Ma poi la cartella elettronica è indietro da paura in Piemonte grazie all'indistruttibile carrozzone pubblico CSI. La professoressa fa parte di quella bella lobby politicamente trasversale che fa il bello e il cattivo tempo nella sanità piemontese, con i vari Moirano, Alberti, Saitta ecc. Tutti intenti a raccontarci la favola della città della salute.....

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