Centrosinistra, ora un “nuovo partito”

Tra le tante chiacchiere, riflessioni e dibattiti che si sono succeduti dopo il voto del 4 marzo, ci sono solo due dati certi per il campo del centrosinistra. Al di là della comprensibile ipocrisia e della eccessiva falsità che accompagnano le dichiarazioni dei capi partito e dei leader di questo raggruppamento frastagliato e sempre più frammentato e confuso. Il primo dato è il fallimento politico ed elettorale del progetto di Liberi e Uguali. Il secondo è l’archiviazione definitiva del progetto politico originario del Partito democratico. Ovvero di un partito che aveva l’ambizione di essere un luogo politico che coltivava la cosiddetta “vocazione maggioritaria”. Un grande partito popolare e di massa. E che oggi si riduce ad essere un partito con un consenso poco più del 18%. Grazie soprattutto alla fiducia ancora massiccia nelle tradizionali “regioni rosse” perché, altrimenti sarebbe stabilmente sotto il 15%.

Ora, di fronte a questo doppio e quindi persin scontato fallimento politico ed elettorale di questi due soggetti politici – e al di là delle svariate e crescenti diagnosi politiche, culturali, programmatiche e personali sulle motivazioni di questa disfatta – credo sia anche un dovere morale individuare nuove vie e nuove strade per cercare di risalire la china nell’arco di pochi anni. Pur sapendo che “ricostruire” la sinistra, e quindi un credibile e competitivo centrosinistra nel nostro Paese, resta un compito arduo, difficile e soprattutto di lunga gittata. Ma per centrare questo obiettivo i vecchi strumenti organizzativi e, in particolare, il profilo politico di Pd e Leu, per non citare le altre sigle nominali e virtuali che si sono sommate nelle ultime consultazioni alla coalizione di centrosinistra, rischiano di essere del tutto desuete e fuori luogo. Non è un caso, del resto, che moltissimi commentatori e opinionisti politici, per non parlare di molti dirigenti dello stesso Pd, scrivono e parlano apertamente del rischio sempre più concreto “di un’estinzione del Pd” dopo il disastro elettorale del 4 marzo e alla luce di un’assenza di chiarezza sulla stessa prospettiva politica del partito. Il problema di Leu non si pone nemmeno perché ha semplicemente fallito la sua mission principale. E cioè, non ha saputo intercettare neanche un voto degli elettori che hanno abbandonato massicciamente il Pd alle ultime elezioni.

Per questi semplici motivi forse è giunto il momento di individuare, insieme, un luogo politico – cioè un partito e quindi un nuovo strumento politico – capace di saper ricomporre e riaggregare il vasto ed articolato elettorato di centrosinistra, oggi profondamente disperso e confuso. In grado però, e al contempo, di ridare un contenuto e un progetto politico e culturale credibili e non legati solo al contingente. Un progetto politico che sia in grado anche di superare i pregiudizi personali e le reciproche demonizzazioni personali che sono stati, purtroppo, anche alla radice della crisi che ha investito il campo della sinistra e del centrosinistra nel nostro Paese.

A tutt'oggi questa proposta può apparire anche un po’ avveniristica. Un dato, però, è sicuro: senza un colpo d’ala, inedito e non banalmente e stupidamente ripetitivo, il centrosinistra nel nostro Paese rischia di essere condannato semplicemente a commentare le gesta dei due principali attori politici sulla scena italiana: cioè la Lega di Salvini e i 5 stelle di Grillo e Casaleggio. Un epilogo che qualunque elettore o dirigente del centrosinistra non può assolutamente augurarsi.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    14:33 Martedì 03 Aprile 2018 patty Giorgio Merlo alla ricerca dell'ennesima poltrona

    AAA nuova casa politica per Merlo cercasi, dopo aver fatto danni dappertutto ed avendo esaurito i partiti oggi disponibili, propone di fondarne un altro. Facciamo così, Lei incominci a rinunciare ai privilegi da ex parlamentare, e poi i cittadini inizieranno a prenderla sul serio.

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