NUMERI & PERSONE

Sempre più famiglie povere

Gli anni della crisi hanno eroso il reddito dei piemontesi. 115 mila i nuclei sotto la soglia minima, 7800 con sfratto che chiedono di accedere a prestazioni agevolate, oltre 32mila quelli con Isee nullo e 34mila con dichiarazione che non supera i 3mila euro

In Piemonte le famiglie in condizioni di povertà assoluta sono passate da 80 a 115mila. Sono state le fasce più deboli a pagare il prezzo più alto della crisi, vessate da un mercato del lavoro meno ricettivo e allo stesso tempo penalizzate da un sistema di welfare pubblico che si è ritrovato subito ad annaspare per via delle difficoltà economiche e finanziarie degli enti locali, solo in parte compensate dalle maggiori risorse stanziate, in tempi recenti, dal governo centrale. È il quadro emerso da un focus di Ires, presentato ieri nella Commissione Lavoro della Regione, presieduta da Raffaele Gallo. Un punto di partenza dal quale intraprendere uno studio approfondito che i ricercatori dell’istituto di ricerca regionale metteranno a punto entro l’estate e che, per dirla con le parole di Gallo, “dovrà farci riflettere sull’efficacia delle risposte messe in campo dal pubblico per far fronte a questa emergenza. Risposte che sin qui non si sono rivelate esaurienti”. Insomma, si poteva e probabilmente si doveva fare di più.

Nella regione la crisi ha determinato una diminuzione dei redditi per tutte le classi sociali, ma per le fasce più deboli, 200mila famiglie, che corrispondono al 10 per cento della popolazione, la contrazione è stata più marcata, cioè del 15 per cento. Sono 7800 i nuclei con sfratto che chiedono di accedere a prestazioni agevolate, oltre 32mila quelli con Isee nullo e 34mila con Isee che non supera i 3mila euro. I dati sull’occupazione registrano oltre 100mila persone disoccupate che hanno perso il lavoro e 31mila disoccupati di lungo periodo. Un quadro desolante a fronte del quale il governo ha messo in campo il Rei – Reddito di inclusione – che offre un sostegno a quelle famiglie con figli più in difficoltà e che in Piemonte cuba per 200 milioni (le domande sono state oltre 8mila, accolte nel 94 per cento dei casi), con un contributo per famiglia che può variare da 187 a 485 euro mensili.

È emerso inoltre che tra il 2015 e il 2016 il numero delle famiglie in povertà assoluta è ulteriormente aumentato, colpendo in particolare i nuclei più numerosi e con minori a carico.

Secondo i dati in possesso dei ricercatori, dal 2007 al 2017 gli interventi statali di contrasto alla povertà sono aumentati, e quindi anche la spesa pubblica, con l’introduzione di misure sperimentali che tengono conto della composizione del nucleo familiare, come il sostegno per l’inclusione attiva (Sia), sostituito dal 1° gennaio 2018 dal reddito di inclusione (Rei) e le nuove indennità di disoccupazione, la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (Naspi) e la recente Dis-coll per i lavoratori con contratto di collaborazione. Quel che hanno sottolineato gli studiosi dell’Ires, però, è che “a livello locale, invece, a fronte di un aumento della domanda, la spesa per il sociale è diminuita per la contrazione dei conti di Regione e Comuni, e gli enti gestori hanno dovuto rivedere le condizioni di accesso alle prestazioni. È stato avviato il nuovo calcolo Isee, che documenta la situazione economica del nucleo famigliare per poter avere accesso a prestazioni sociali agevolate; sono invece proseguiti i cantieri di lavoro, i tirocini e gli interventi per l’emergenza abitativa. Misure che secondo i ricercatori presentano dei limiti poiché soggette a “regole disomogenee, che variano a seconda del territorio e alla disponibilità dei vari comuni o consorzi e instabili nel tempo”.

Nel bilancio appena approvato dal Comune di Torino, ad esempio, si registra una contrazione delle spese per il welfare di 2,7 milioni di euro, passando da una spesa di 44,6 a 41,9 milioni, seppur “garantendo il mantenimento e l’offerta complessiva dei servizi” hanno fatto notare da Palazzo Civico. Una situazione analoga a molti altri comuni piemontesi e non solo.

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