Le radici dell’Ulivo

Il centrosinistra vive una profonda crisi politica ed elettorale. Sono ormai alcuni anni - almeno dal 2015 - che ogni qualvolta ci sono consultazioni elettorali puntualmente si perde. Certo, l’ultima, quella del 4 marzo, è stata la più pesante. A cui faranno seguito, com’è ormai molto probabile, tutte le elezioni amministrative che seguiranno. Dopo la sonora batosta del Molise, arriverà quasi sicuramente quella del Friuli Venezia Giulia per concludersi con la tornata di metà giugno che, altrettanto probabilmente, chiuderà un’annata devastante per Il Pd e per le altre sigle di questo campo politico.

Ora, al di là di questa malinconica e triste fotografia, forse è anche arrivato il momento per ammettere che per questa alleanza si è chiusa una fase storica. E cioè, si è chiusa la fase del Pd come partito di “vocazione maggioritaria” - del resto un partito che viaggia fra il 10-15-18% assume un altro ruolo nello scacchiere politico nazionale - e, soprattutto, si tratta di reinventare dal basso una nuova alleanza di centrosinistra. Seppur riformista, di governo e realmente competitiva con gli altri due raggruppamenti, il centrodestra e il movimento di Grillo e Casaleggio. Ma per poterlo rifondare politicamente e culturalmente, forse è anche opportuno rimettere in pista quelle culture politiche che in questi ultimi tempi sono cadute in letargo perché si pensava che il Pd, il cosiddetto “partito plurale”, potesse esaudire da solo tutte le richieste del caso. Invece non è andata a finire così.

E dopo 10 anni dalla sua fondazione, occorre purtroppo ricominciare da capo. Ecco perché è necessario, al riguardo, e pur senza alcuna regressione o tentazione nostalgica, ricorrere alla miglior stagione dell’Ulivo per cercare di rimettere la macchina in carreggiata. Fuor di metafora, si tratta di saper riscoprire da un lato la tradizione e la cultura della sinistra di governo e, dall’altro, la radice e la cultura cattolico democratica e cattolico popolare per poi favorire una alleanza tra questi due soggetti politici e altri spezzoni dell’area riformista del nostro paese. Senza ripetere l’esperienza dei partiti plurali, senza appaltare il tutto ad un nuovo “capo” che risolve miracolisticamente tutti i problemi e senza pensare che basta la fortuna di un partito per rilanciare un pensiero e una coalizione.

A volte riscoprire il passato, aggiornandolo ai tempi contemporanei come ovvio, non è sinonimo di nostalgia ma di serietà e realismo. Riscoprendo le proprie radici e, al contempo, correggendo le storture e gli errori in cui si è palesemente incappati. Ovvero, adesso serve veramente una vera, seria e credibile autocritica politica per poter ripartire. L’arroganza e la supponenza vanno archiviate.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:24 Lunedì 30 Aprile 2018 patty Merlo in cerca di nuove poltrone... intanto rinunci ai vitalizi

    Dopo essere stato scartato da tutti, PD incluso, e dopo il fallimento con LeU, Merlo tenta la carta del 'nuovo Ulivo': ogni scusa è buona per recupera qualche strapuntino, quando basterebbe che rinunciasse ai privilegi acquisiti per potere liberamente parlare di arroganza e supponenza.

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