Destra e Sinistra esistono eccome

La festa della Liberazione in versione torinese è terminata con un grande appuntamento di piazza che ha radunato, a sorpresa, oltre 10.000 persone. Il capoluogo pedemontano ha ballato, cantato e gridato sulle note del folk “militante” firmato Modena City Ramblers: malgrado il sole a picco su Piazza Castello ed un caldo davvero infernale.

Migliaia di persone hanno celebrato il 25 Aprile sulle parole cantate de “I Cento passi” (canzone dedicata a Peppino Impastato, il giovane antagonista trucidato dalla mafia), de “I morti di Reggio Emilia”, “Bella ciao” e dello storico repertorio della band che si ispira alle musiche popolari celtiche.

Il gruppo ha suonato per oltre due ore con grande generosità davanti ad un pubblico decisamente variegato dal punto di vista generazionale. È proprio questa l’immagine più significativa dell’evento ad epilogo della giornata dedicata alla vittoria delle brigate partigiane sulle camicie nere, ossia l’estrema eterogeneità di coloro che applaudivano e animavano la platea del concerto: “giovani” settantenni ed una miriade di giovanissimi studenti neppure diciottenni.

Fotografia interessante, quanto stupenda, di un fenomeno che molti vorrebbero ridurre ad un noioso retaggio di pochi nostalgici: celebrazione, a detta di tanti opinionisti post ideologici, non più in linea con i tempi ed affidata a coloro che guardano al passato. Le manifestazioni tenutesi in tutto il Paese, come lo stesso concerto torinese, mostrano l’esatto contrario insieme ad una incontestabile attualità dei valori difesi dal CLN (durante la lotta partigiana) e contenuti oggi nella nostra Costituzione repubblicana.

I Modena City Ramblers hanno emozionato il pubblico anche con la notissima “Contessa”. La canzone scritta da Paolo Pietrangeli (regista del Maurizio Costanzo Show) nel 1966 è un vero e proprio inno dedicato alla ribellione, come bene evidenzia la strofa “Nessuno più al mondo deve essere sfruttato”: frase in melodia che mi ha fatto riflettere molto.

Il brano di Pietrangeli, da tempo immemore ospite fisso delle feste dell'Unità targate ancora P.C.I. e delle occupazioni studentesche, divenne una delle canzoni maggiormente gettonate dal movimento universitario della Pantera negli anni ‘90. Gli studenti cantavano il motivo “Nessuno più al mondo deve essere sfruttato” durante i numerosi cortei in via Po a Torino, mostrando il pugno chiuso verso il cielo e con le bandiere sulle spalle. In quegli anni la legge che apriva alla privatizzazione delle università, oggi tradotta con i “Dipartimenti di eccellenza” i quali incassano premi economici a scapito degli altri, era agli esordi e portava il nome del suo contestatissimo proponente, Ruberti. Evidente prova generale della vicina stagione riformatrice neoliberista che avrebbe avuto tra i suoi massimi momenti la legge Treu (1997), ossia il primo vagito di una ricca normativa giuslavorista a scapito dei diritti dei lavoratori ed a favore dello sfruttamento di giovani e meno giovani nonché provvedimento legislativo antesignano del Jobs Act renziano.

Oggi i giovani che cantano “Contessa” sono parte di quella generazione che è letteralmente cresciuta negli anni in cui lo sfruttamento del Lavoro è diventato una prassi usuale, una parola d’ordine varata dalle Istituzioni repubblicane. Tra quegli esordienti della contestazione di piazza nessun vessillo, nessun riferimento politico o partitico, ma solamente una lampante presa di posizione contro quel sistema, costituito da grandi imprenditori e dal mondo della speculazione, che ha stravinto la guerra portata ai diritti ed ai principi di eguaglianza.

Scenario che si è ripetuto il Primo maggio, dove piazza San Carlo è stata pacificamente invasa nel fine mattinata da migliaia di persone senza “bandiere” ma determinate nel ribadire la loro dura contrapposizione al modello sociale vincente (in un’anomala assenza di scontri con le forse dell’ordine anche grazie all’opera diplomatica attuata da alcuni consiglieri comunali pentastellati).

Chi sostiene in ogni occasione utile che i concetti di “Sinistra” e di “Destra” non esistono più è vittima dei tormentoni creati (ad hoc) con lo scopo di abbattere definitivamente l’egemonia culturale sociale, permettendo contemporaneamente ad opinionisti del Nulla (modello Facci) di poter diventare guru dell’informazione radiotelevisiva. Registi di un attacco virtuale a quanto rimane delle speranze sorte dai grandi Movimenti degli anni ‘60 e ‘70: una missione propagandistica di successo nelle masse.

Durante il corteo celebrativo della Liberazione, il 24 aprile sera attraverso le vie centrali di Torino, ho constatato amaramente di non avere più appartenenze partitiche. Non ho sfilato, per la prima volta, sotto alcun striscione (ad eccezione di pochi metri percorsi insieme alla Fiom) poiché oramai insofferente verso tutte le formazione politiche. Ho semplicemente preso coscienza di quanto io sia diventato alieno a quelle comunità, pur non avendo mai mutato le mie idee sulla visione politica dell’economia occidentale.

Malgrado il massiccio attacco portato al Movimento operaio novecentesco, e gli eclatanti errori compiuti da quelle aggregazioni partitiche che affermavano di volerlo rappresentare, la “Destra” e la “Sinistra” esistono ed esisteranno sempre quali visioni progettuali contrapposte ed in antitesi della nostra società.

Assumere un giovane quale maschera in teatro pattuendo una paga talmente misera da comportare un bilancio negativo in capo al lavoratore stesso, poiché le spese che il medesimo deve affrontare per adempiere alla sua mansione (quale acquisto abito/divisa e costo viaggio per portarsi al posto di lavoro) superano lo stipendio medesimo, non è atto di Sinistra, così come non può essere etichettabile persona di Sinistra colui che ha reso possibile tale sfruttamento tramite le leggi che ha approvato alla Camera.

Sfruttare non è di Sinistra, permettere che lavoratori vivano poco dignitosamente con una manciata di euro al mese non è di Sinistra, così come non lo è chi licenzia per delocalizzare la produzione altrove poiché alla ricerca di nuovi golosi profitti.

Ogni visione progettuale statale, o territoriale, ha una versione di Sinistra (popolare) ed una di Destra (a favore dei dominatori). Negarlo vuol dire solamente amministrare il quotidiano con tanto inutile buon senso: inutile perché ufficialmente neutro ma sostanzialmente schierato con i poteri forti, quindi intriso nella realtà di nette scelte di parte di cui sovente neppure gli amministratori pubblici sono consci. L’ideologia è viva più che mai e domina su tutto e tutti, malgrado la propaganda di regime tendente a negarlo. La nostra esistenza è quotidianamente regolata dall’ideologia uscita vittoriosa dopo tanti anni di battaglie: quella che ci tiene sotto il suo tallone impedendoci di reagire a guerre di espansione economica, contratti capestro, disoccupazione massiccia e dominio indiscusso delle imprese che erogano servizi (telefonia, energie, trasporti, sanità e scuola). I velenosi frutti della grande utopia opportunistica neoliberista.

Fino a quando esisteranno dominati e dominatori, sfruttati e sfruttatori, saranno attuali le categorie ideologiche di Destra e di Sinistra, a prescindere dai partiti ormai omologati l’uno all’altro. Negare questo elementare dato di fatto significa aver fatto una scelta: parteggiare per chi dello sfruttamento di Ambiente ed Esseri viventi ha fatto il suo inviolabile business privato.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    10:06 Giovedì 03 Maggio 2018 dedocapellano Agli Storici la parola....

    La ricorrenza della liberazione dal Nazifascismo è senza dubbio giusto e doveroso celebrarla, ma come ci dicono i dati di monitoraggio sul "sentimento" degli Italiani la festa del 25 aprile ha perso il "contatto diretto" con quello che fu la cosi detta "guerra civile" del 43-45. Forse a pensarci bene la cosa non è del tutto negativa, in un Paese che si divide su quasi tutto e che non riesce neanche a darsi delle regole comuni di convivenza civile (legge elettorale ecc) il rischio concreto sarebbe di fare rivivere ogni anno i motivi di conflitto tra chi ha vinto (giustamente) e chi ha perso..... ne facciamo sinceramente a meno!. Anche perché purtroppo i problemi economico-sociali che stiamo vivendo ormai da molti anni hanno le radici lontane nel tempo..... io non c'ero ma incomincio a credere che qualcosa nel nostro "dopo-guerra" non abbia funzionato.... agli Storici la parola!

  2. avatar-4
    21:48 Mercoledì 02 Maggio 2018 sornione dinosauri

    ecco un altro arrivato qui da noi con la macchina del tempo, a parlarci di storie d'altri tempi: destra, sinistra, sfruttati e sfruttatori, ma oggi il problema sta nei ladri incapaci che ci governano!

  3. avatar-4
    17:46 Mercoledì 02 Maggio 2018 Valter Ameglio Politica e/o concerti

    Il grande Frank Zappa allorquando declinò la sua partecipazione al festival di Woodstock argomentò il suo rifiuto più o meno così " in mezzo al fango non si fa la rivoluzione ed a tutti quei ragazzi che parteciperanno non interessa nulla della stessa e non gli sembrerà vero di essere fuori di casa e farsi qualche sveltina" Concertone più concertone meno

  4. avatar-4
    10:21 Mercoledì 02 Maggio 2018 mork note stonate

    e Gaber dove lo mettiamo? Quando cantava, io l'ho sentito dal vivo, ai compagni che si chiedevano se la doccia sia di sinistra ed il bagno di destra.

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