PALAZZO CHIGI

Appendino fa il tifo per Di Maio

Nelle ore cruciali in cui a Roma si tenta di far nascere il governo M5s-Lega, la prima cittadina di Torino manifesta la sua "fiducia" nel capo politico dei Cinquestelle. Per affinità, ma anche perché spera in un aiutino a ripianare i conti

“Il Movimento 5 Stelle ha sempre detto che si sarebbe mosso per dare un governo a questo Paese. E io sono fiduciosa nei confronti del lavoro che sta facendo Luigi Di Maio”. Un sorriso tirato, la tensione palpabile. In uno dei tanti momenti difficili per lei e la sua amministrazione, Chiara Appendino commenta con diplomazia il possibile accordo tra grillini e Lega sulla formazione di un esecutivo dopo il sostanziale placet ottenuto ieri da Silvio Berlusconi. Dal Lingotto, dove si è inaugurata la 31ª edizione del Salone del Libro, la sindaca prova a liberarsi almeno per qualche ora dalle polemiche che infuriano a Palazzo Civico e allo stesso tempo si tiene a debita distanza da quanto sta accadendo a Roma, sapendo che nella sua stessa maggioranza più di un consigliere vive con l’ennesimo travaglio questa ennesima giravolta.

“Ovviamente stiamo seguendo quanto sta accadendo a Roma – aggiunge la prima cittadina – perché al Paese serve un governo. Speriamo che al centro del contratto ci siano alcuni dei nostri punti, come non ho modo di dubitare...”. La sindaca pone l’accento sull’aspetto più istituzionale della vicenda, evitando ogni giudizio politico. Così Appendino restituisce anche il sostegno offerto a febbraio dal capo politico dei Cinquestelle sulla vicenda Olimpiadi, argomento sul quale Di Maio si rimetteva “alle decisioni della sindaca”. Ognuno padrone a casa sua, ognuno con le sue gatte da pelare. Detto questo, Appendino non ha mai fatto mistero di contare su un governo "amico" per risolvere alcuni nodi rimasti in sospeso, a partire dai crediti vantati dal Comune sul riconteggio dell'Imu/Ici (si parla di oltre 60 milioni) e pure sulle altre partite aperte nei confronti di alcuni ministeri.

La stessa inquilina di Palazzo di Città aveva avuto, durante il ballottaggio contro Piero Fassino, nel 2016, qualche abboccamento con il Carroccio fino all'endorsement esplicito di Matteo Salvini: “Se fossi a Torino – disse – voterei per Appendino piuttosto che per il Pd”, facendo venire la gastrite a Fabrizio Ricca, oggi capogruppo, che assieme all'allora candidato sindaco Alberto Morano in questi primi due anni di mandato non le hanno risparmiato nulla nel fare le pulci a ogni provvedimento.

Anche in Sala Rossa – dove la formazione grillina ieri ha designato Valentina Sganga capogruppo, confermando di fatto la leadership politica del presidente del Consiglio Fabio Versaci, fedelissimo della sindaca – è sempre più in pena l'anima progressista dei Cinquestelle. Questa mattina il consigliere “olimpico” Marco Chessa, che già nei giorni scorsi si era schierato contro “i populismi di destra e centrodestra che attualmente nutrono delle ambizioni di Governo”, propone con un meme “gruppi di sostegno per i pentastellati di sinistra” tra i quali s’inserisce a pieno titolo. Ma non è certo l’unico a essersi tuffato nel Movimento da quella sponda del fiume. Daniela Albano, per esempio, è un’insegnante tesserata per il sindacato autonomo Usb, che più di sinistra non si può, ma sarebbe pronta a digerirlo “se come prima mossa mi cancellate dalla vista il decreto Lorenzin” riferendosi al provvedimento che impone di vaccinare i bambini per mandarli a scuola.

Nelle stesse ore in cui Appendino inaugurava la buchmesse torinese, assieme al presidente della Camera Roberto Fico, colui che invece su incarico del Quirinale aveva sondato la possibilità di un governo con il Pd, un’altra esponente torinese in forte ascesa nel firmamento nazionale, come Laura Castelli, si è recata nella Sala Siani a Montecitorio per la prima riunione tecnica dei due partiti, consesso che ha il compito di stendere le basi del contratto di governo.

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