FIANCO SINISTR

LeU è (quasi) partito, arriverà in Regione

Avviato il processo di trasformazione della lista in organizzazione politica. In Piemonte "senza di noi il centrosinistra perde". Il capogruppo alla Camera Fornaro traccia il percorso. A Palazzo Lascaris un gruppo con tre consiglieri

“Senza il nostro 4 o 4,5% per il centrosinistra c’è la certezza di perdere le regionali di un altr’anno in Piemonte. Con noi non è detto si vinca, però non si rinuncia in partenza a provarci”. Il rapporto di Liberi e Uguali con il Partito Democratico, insomma, non può fermarsi davanti al muro eretto di fronte al renzismo “al quale non vogliamo certo regalare i sei milioni di elettori del Paese, cosa che rischierebbe di accadere se non provassimo a continuare a parlare a quel popolo in una prospettiva di ricostruzione di una sinistra che torni a essere capace di interpretare la domanda di cambiamento e di maggiore giustizia sociale arrivata in modo chiaro dalle urne”.

A poche ore dalla riunione che si terrà oggi a Roma per decidere non solo la data (probabilmente il 26 o il 27 prossimi) dell’assemblea in cui avviare la trasformazione di Liberi e Uguali da lista in partito, il capogruppo alla Camera Federico Fornaro sgombra il campo da interpretazioni (e timori dell’ala renziana del Pd) di un ritorno a casa, ma indica nel dialogo (concretizzabile proprio in alleanze per le amministrative) “con il corpo sociale progressista” che troverebbe il terreno pronto già nell’opposizione al nascituro governo Lega-Cinquestelle. “Nessuna nostalgia di un ritorno di ognuno a casa sua, che poi – spiega il deputato piemontese – non sarebbe neppure compreso dagli elettori”.

Tutti insieme, dalla lista al partito che deve nascere, piuttosto. Anche se il percorso non è facile: la linea di Nicola Fratoianni per Sinistra Italiana e di Pippo Civati di Possibile è assai più radicale e di decisa chiusura al Pd (nel suo assetto attuale) rispetto a quella meno rigida rappresentata proprio da Fornaro. Una differenza che bisognerà vedere fino a che punto si spingerà nel processo di costituzione della nuova forza politica, nella peggiore delle ipotesi impendendo l’auspicata unità di LeU. Ma che potrebbe manifestarsi pure proprio nello snodo cruciale delle prossime amministrative, come del resto accade per le comunali di Ivrea dove SI ha messo il veto a LeU sull’alleanza con il Pd.

“In Regione, ad oggi, mi pare che questo rischio non lo si corra. Marco Grimaldi è fin dall’inizio in maggioranza, come del resto lo sono i nostri (intesi come Mdp, ndr) Valter Ottria e Silvana Accossato con i quali il rapporto mi pare ottimo” annota Fornaro. Molto, compreso la probabile unificazione del gruppo LeU a Palazzo Lascaris con l’ingresso dell’ex Sel oggi SI, dipenderà dall’esito dell’assemblea “costituente” di fine mese e della linea che LeU traccerà per il rapporto con il Pd e le alleanze, da riconfermare o meno come nel caso del Piemonte. E non di meno avrà il suo peso quanto fuori da un’altra assemblea, quella di sabato prossimo del Pd.

C’è poi il rapporto con i Cinquestelle. Ieri proprio a Torino, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi esponente di LeU (Mdp) riferendosi ai grillini ha detto che “hanno una pulsione a un sovversivismo costituzionale e che esprimono una rivolta dei ceti medi”. Posizione decisamente “altra” rispetto a quella di Pier Luigi Bersani quella di Rossi che ancora parlando nella città governata dai Cinquestelle ha aggiunto che “non sono né di sinistra né di destra”. Per il governatore toscano “la sinistra deve tornare alla Costituzione consapevole di questa rottura. Se la sinistra non è altrettanto radicale rispetto all' estremismo di Lega e di m5s non ci sceglierà più nessuno, tranne i ceti alti”. Un cambiamento che, avverte Fornaro, nell’analisi non deve fare di tutt’erba un fascio: “Sbagliato cedere a giudizi ingenerosi degli ultimi venti anni mettendo sullo stesso piano i governi dell’Ulivo, quelli di Berlusconi e di Renzi. Giusto riconoscere gli errori e i limiti della stagione di governo della sinistra, ma va evitato il cedere all’egemonia culturale e politica del grillismo. Così come della narrazione renziana”.

Prove di disgelo? Forse si è già più avanti, almeno per una parte di LeU, una lista non ancora partito che “per essere tale non basta dire e decidere di volerlo costituire. Serve – spiega il capogruppo alla Camera – saper tenere nella stessa considerazione e quali elementi fondativi, la definizione del progetto politico e culturale così come una forma organizzativa innovativa. Altrimenti rischieremmo di fare l’associazione combattenti e reduci”. A quel punto, magari, più reduci.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    13:23 Lunedì 14 Maggio 2018 PELDICAROTA MA DEVONO ANCHE GUARDARSI DENTRO

    E chiedersi con che faccia volessero colloquiare con i grillini che hanno fatto saltare il banco dello jus soli

  2. avatar-4
    11:45 Lunedì 14 Maggio 2018 moschettiere Sta bene, da un lato. Ma...

    Finché disponiamo solo di politicanti (e di basso lignaggio) che puntano a ritagliare, per sè e amici stretti, un orticello da coltivare, non si va da nessuna parte. Che la sinistra sia frammentata e litigiosa, mi può anche star bene - egoisticamente - ma è triste osservare come questa mentalità prenda piede nel sistema. Sempre di più osserviamo una classe dirigente (o aspirante tale) ripiegata su se stessa e protesa esclusivamente verso i propri interessi. Questo non va per nulla, indipendentemente dalle casacche indossate.

  3. avatar-4
    08:40 Lunedì 14 Maggio 2018 tandem Partiti?

    Partiti per dove? E quando? E con chi? Poverini , si illudano ancora...

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