Qualcuno era comunista

“Qualcuno era Comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri (…), qualcuno invece era Comunista perché sentiva la necessità di una morale diversa”: il monologo di Giorgio Gaber, scritto insieme a Sandro Luporini nel ’90, è sicuramente toccante, potente, pieno di sentimento seppur completamente privo di retorica.

Ricordo ancora oggi lo spettacolo di Gaber in cartellone al Teatro Alfieri (Torino) negli anni in cui il Movimento della Pantera occupava ovunque le sedi universitarie. In sala centinaia di occhi si inumidivano, per poi liberare le lacrime che scendevano copiose lungo le gote, quando sul palco si abbassavano le luci ed il “Poeta” milanese entrava in scena declamando le prime parole di “Qualcuno era Comunista”.

La voce armonica di Gaber sembrava entrare direttamente nel cuore del pubblico, per poi risalire lentamente lungo tutto il corpo ed accedere infine al cervello. Parole che svelavano una verità assoluta: una rivelazione tenuta dentro con umiltà da una moltitudine di persone, e che finalmente poteva esplodere in tutta la sua dirompente forza emotiva.

Vivere la propria esistenza da Comunista, specialmente nel secondo dopoguerra, non era cosa semplice. In fabbrica gli operai militanti venivano esiliati nelle difficili officine punitive, mentre quadri dirigenziali e forze dell’ordine non potevano professarsi tali se non a rischio di perdere il loro posto di lavoro. Dichiararsi Comunista significava, anche per attori ed intellettuali, esporsi ad una serie corposa di rischi che venivano a volte ridimensionati solamente grazie alla solidarietà proveniente dal grande numero di iscritti nelle fila del Pci. Ai fini della sopravvivenza individuale era infatti essenziale la rete solidale che si stringeva intorno alle vittime delle epurazioni politiche.

Sono molti coloro che hanno pagato un prezzo altissimo a fronte di una fede politica che era soprattutto un modello di vita coerente, all’insegna della fratellanza e dell’inclusione. Purtroppo, parafrasando George Lucas in Star Wars, essere Comunista era in qualche modo anche una condizione metafisica assimilabile a quella dei Cavalieri Jedi (perennemente in lotta contro l’Impero del Male). Questo paragone (forzato, lo ammetto) è balzato in cima le mie riflessioni leggendo la biografia di Salvini. Il leader della Lega Nord in gioventù frequentava il centro sociale milanese Leoncavallo, ma presto si tesserò al partito di Bossi diventando poi il referente nazionale dei comunisti padani: da Anakin Skywalker a Lord Fener.

Parecchi leader marcatamente di Destra, a volte addirittura di Destra estrema, hanno una Stella Rossa nascosta in fondo all’armadio oppure in un cassetto (magari insieme alla maglia con impressa l’immagine del Che). Giuliano Ferrara, l’ex ministro ultra berlusconiano Sandro Bondi, lo stesso Roberto Maroni ed il mancato premier Giuseppe Conte (sopranominato “Cashmere e martello”), sono alcuni dei numerosi militanti comunisti caduti nel cosiddetto “Lato oscuro della Forza”. Il paragone con Guerre Stellari non sembra più così azzardato: la filosofia Jedi contaminata da ansie, paure e desideri di potere conduce irreversibilmente al servizio del potere stesso.

Nella vita reale molti comunisti, tra quelli cantati da Gaber, sono stati vittima di smisurate ambizioni, desideri consumistici. Nell’ottavo episodio della saga stellare l’ultimo anziano Jedi acquisisce una consapevolezza: se muore la filosofia del Bene viene a mancare anche quella del Male, poiché generata dalla prima. Un curioso, quanto disperato, assioma in cui sembra quasi di rivedere la storia del Comunismo italiano. Il suo azzeramento per combattere il Male ha riportato pessimi risultati: scomparse le speranze di rivoluzione sociale ha trionfato la paura (a cui è stato facile ramificarsi ampiamente in questa società traumatizzata) e l’ignoranza.

Stefano Fassina in un recente dibattito televisivo ha reagito duramente contro alcune provocazioni avanzate dal super renziano, nonché ex Comunista caduto nel Lato Oscuro, Gennaro Migliore. L’ex vice Ministro del Governo Letta ha risposto con una frase lapidaria, quanto incontrovertibile, al portavoce di Renzi: “Voi oramai fate parte dell’aristocrazia del centro città”. In poche parole Fassina ha illustrato la perfetta sintesi di quel percorso di avvicinamento al Male che gran parte della Sinistra ha intrapreso in questi anni. La sua affermazione apre certamente a vari distinguo, ma di certo è la fotografia di una realtà innegabile.

In questi anni infatti la Sinistra si è dimostrata molto distante dai reali problemi del quotidiano dove combattono esausti i lavoratori insieme ai disoccupati ed ai precari e loro famiglie. Da una parte i frequenti cambi di rotta della Rive Gauche, nella sua azione politica, che ha guidato la Sinistra governista verso il Liberal Radical Chic; dall'altra la Sinistra ancorata alla tradizione che si illudeva di prendere consensi vendendo pasta e pane a buon prezzo nei banchetti solidali.

Nel frattempo le stesse liste elettorali si sono svuotate dei lavoratori e dei precari per ospitare figli d’arte di noti accademici, accademici stessi e giovani protetti (quelli per cui un lavoro nella Cultura come nelle fondazioni, o nelle istituzioni, si trova sempre). Ecco come, privilegiando la collocazione in lista di rampolli di buona famiglia, il Lato Oscuro è cresciuto sempre più sotto le mentite spoglie del “Nuovo”.

Spesso riscontro una totale assenza di autocritica tra le fila a cui appartengo; in compenso constato sempre un grande livore contro tutto il resto del mondo. Il solo credere che pochi eletti sul pianeta comprendano il nostro agire per il Bene è un grossolano errore, dalle terribili conseguenze.

Soprattutto di fronte all’attuale grave crisi istituzionale, che si è aperta dopo il “niet” del Presidente Mattarella alla nomina a ministro di Savona, è necessario che la Sinistra vera rialzi la testa. Occorre un fronte politico di contrasto allo strapotere del mondo finanziario, quello stesso che condiziona i governi brandendo lo spread, che non abbia però quale parole d’ordine il “sovranismo nazionale” bensì la tutela della dignità del “popolo sovrano” (cosa molto diversa dalla prima).

Chiediamoci allora chi siamo noi e cosa dovrebbe essere la Sinistra: forse potremo così finalmente scoprire quale futuro vogliamo e tornare a pensare di “poter essere vivi e felici solo se lo sono anche gli altri”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:32 Giovedì 31 Maggio 2018 mork obici o obesi

    Nemmeno marx arrischiò a dare una definizione di comunismo, a me risulta che il primo ad usare la parola fu un prete nel '700. lenin disse che sarebbe la dittatura del proletariato più l'elettrificazione (cit.Opere Complete), stalin e mao lo combatterono alleandosi con i nazisti e capitalisti. I comunisti attuali siedono nei cda di banche, multinazionali e partecipate, secondo l'ideologia NIMBY, non nel mio cortile. 'We are all comunists' si potrebbe dire, perchè qualcuno è connvinto che tra passeggeri controllori del bus sia lotta di classe, ovunque ci sia minoranza e maggioranza presunte, lotta di classe. Insomma viviamo un'eterna, totale 'corazzata potiemkim' replicata sena fine. Però lei ha colto il senso del film sulla prima guerra, l'ottundimento delle coscienze trasmesso dalla Tv, perchè non ha colto l'occasione e, invece, ha nostalgia dei film di propaganda? Ha l'antica concezione che il popolo debba essere educato, che non sia capace di un fine pensiero?. Mi offendo. Il mio istinto di sopravvivenza mi suggerisce che con la 1 guerra iano stati eliminati milioni di giovani per sottrarli alle nascenti rivoluzioni. Ci abbiamo mai pensato?

  2. avatar-4
    16:08 Martedì 29 Maggio 2018 Valter Ameglio Memoria corta

    I comunisti fanno proprio il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori (…) Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere assieme a voi. LAVORATORE FASCISTA, noi ti diamo la mano perché con te vogliamo costruire l’Italia del lavoro e della pace, e ti diamo la mano perché noi siamo, come te, figli del popolo, siamo tuoi fratelli, abbiamo gli stessi interessi e gli stessi nemici, ti diamo la mano perché l’ora che viviamo è grave, e se non ci uniamo subito saremo trascinati tutti nella rovina (…) ti diamo una mano perché vogliamo farla finita con la fame e con l’oppressione. È l’ora di prendere il manganello contro i capitalisti che ci hanno divisi, perché ci restituiscano quanto ci hanno tolto (…)programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori (…) 1936 Togliatti ed altri 60 dirigenti dell'allora Partito Comunista Da un Migliore all'altro!

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