La sfida di Chiamparino

Al di là delle candidature che rispondono sempre a criteri alquanto misteriosi e singolari, la sfida politica che Sergio Chiamparino ha lanciato in vista delle ormai prossime elezioni regionali merita di essere ripresa ed approfondita. Ossia, se ho ben capito, si tratta di costruire dal basso una coalizione prevalentemente civica che supera i tradizionali, e anche molto logorati, cartelli elettorali che si riconoscono nel campo dell’ex centrosinistra. Certo, molto se non tutto dipende da che cosa capiterà nell’ex centrodestra. E cioè, se dovesse consolidarsi anche a livello piemontese l’alleanza di governo nazionale, inesorabilmente si tratterebbe di creare una coalizione “contro” il pentaleghismo. Una operazione che, di fatto, vedrebbe archiviata la vecchia alleanza di centrodestra ma che, al contempo, metterebbe in discussione quello che comunemente veniva definito come centrosinistra. Di qui, credo, la proposta di Chiamparino di rivoltare il tavolo e dar vita ad una alleanza “civica” capace di incrociare quel civismo che non si riconosce più nei partiti tradizionali e che può rappresentare una vera novità in vista della contendibilità della guida della Regione Piemonte. Una alleanza civica che richiederebbe, sempre se ho ben capito, di mettere in soffitta i simboli dei partiti a vantaggio di una aggregazione più articolata, nuova e moderna.

Ora, io credo che questa proposta colga nel segno quando prende atto che il “brand” dei due cartelli elettorali del centrosinistra - cioè del Pd e di Leu - oggi è fortemente indebolito se non del tutto azzerato. Due cartelli elettorali che ormai trasmettono un messaggio politico e programmatico di divisioni, di polemiche, di contrapposizioni e, per quanto riguarda il Pd, di guerra permanente tra “gruppi” contrapposti per la conquista o il mantenimento del potere interno. Alla luce di questa considerazione una alleanza civica può essere una carta vincente per cercare di risalire la china e ricostruire una cornice riformista e democratica in grado di competere con gli avversari che saranno in campo nella primavera del 2019. Ma un progetto politico del genere, e qui sta il punto decisivo, non può essere affidato all’improvvisazione e alla sola casualità. Deve essere, come si diceva un tempo, guidato politicamente. E lo deve guidare chi eventualmente lo ha inventato e creato. Perché altrimenti rischia di naufragare prima ancora di decollare.

Ecco perché, anche se non dico nulla sul capitolo delle candidature, credo sia quasi obbligatorio se non vincolante, che questo progetto politico, culturale e programmatico lo guidi ancora una volta Sergio Chiamparino. Anche perché questo progetto politico piemontese potrebbe rappresentare un esperimento pilota nazionale per superare le difficoltà ormai croniche del centrosinistra e tentare di riprendere il filo di una politica autenticamente democratica, riformista e progressista. Capace di parlare a tutti e non solo ai ceti alto borghesi, alla sinistra salottiera torinese e a tutto ciò che è riconducibile all'establishment e alle varie nomenclature.

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