GRANDI EVENTI

Olimpiadi, Milano in pole position e Appendino vola a Roma

Dalla riunione del Coni trapela un orientamento prevalente alla designazione del capoluogo lombardo per i Giochi invernali 2026. La sindaca dal sottosegretario Giorgetti e poi, accompagnata da Di Maio, a Palazzo Chigi dal premier Conte

La posizione ufficiale è sempre la stessa e cioè che l’ultima parola sulle Olimpiadi 2026 “spetta al governo”, ma allo stesso tempo emerge sempre con maggiore nettezza l’orientamento del Coni che spinge Milano, magari in ticket con Saint Moritz. È questo lo stato dell’arte trapelato oggi a Trieste, durante la 1075ª giunta nazionale del Coni, ospitata nella sala del locale consiglio comunale. Ancora una volta il presidente Giovanni Malagò non si sbottona, relaziona sull’incontro informale avuto con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, servito più che altro, a suo dire “per dirimere alcune questioni legate alle Universiadi di Napoli” mentre domani sarà la sindaca Chiara Appendino a vedere l’uomo forte della Lega a Roma, che intanto potrebbe avere ottenuto ufficialmente la strategica delega allo Sport. Le nomine dovrebbero essere varate, salvo intoppi dell'ultima ora, nel Consiglio dei ministri di questa sera.

È una strada sempre più in salita quella intrapresa dalla sindaca di Torino, alle prese in casa propria con i cinque consiglieri dissidenti, contrari ai Giochi (Damiano Carretto, Viviana Ferrero, Marina Pollicino, Maura Paoli e Daniela Albano) e impegnata in un complesso braccio di ferro fuori dalla cinta daziaria dove, per un motivo o per l’altro, prendono quota le candidature non solo di Milano, ma anche del Veneto, quest’ultima sostenuta dal governatore leghista Luca Zaia. Il capoluogo lombardo, guidato dal sindaco Giuseppe Sala, del Pd, è probabilmente la scelta considerata più forte a Palazzo H per riportare in Italia il grande evento a cinque cerchi, ma è possibile che i due principali azionisti del governo gialloverde provino a perorare la causa degli amministratori a loro più vicini. Per questo Malagò cerca, almeno formalmente, di tenersi il più lontano possibile da quello che lui auspica non si trasformi “in uno scontro fratricida”, cioè in una battaglia politica tra schieramenti opposti. 

Che il passo indietro di Sion - la città svizzera che già aveva conteso i Giochi a Torino nel 2006 - dopo la bocciatura dei cittadini interpellati da un referendum, potesse non essere una buona notizia per Torino lo avevano capito chiaramente coloro i quali stanno seguendo più da vicino la candidatura del capoluogo piemontese: “L’uscita di scena di Sion apre le porte al ticket tra Milano e Saint Morritz, tagliando fuori Torino”, aveva commentato con preoccupazione uno degli uomini più vicini al primo cittadino della Mole. La nota località svizzera, infatti, può disporre di piste da bob e slittino, avendo ospitato nel 1948 le Olimpiadi e , a differenza di Torino, ha saputo valorizzarle in questi anni e ora potrebbe metterle a disposizione del capoluogo lombardo per una candidatura a braccetto, per la prima volta tra due città di paesi diversi. Domani Appendino capirà se c’è un orientamento ormai consolidato che si rivolge altrove o se a Torino restano ancora delle chance.

Nella sua trasferta romana, inoltre, la sindaca – accompagnata da Luigi Di Maio – incontrerà il premier Giuseppe Conte, cui sottoporrà l’annosa questione dei 60 milioni che Palazzo Civico reclama, in merito alle compensazioni su Imu-Ici degli anni passati. 

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