FIANCO SINISTR

"Non allarghiamoci troppo"

I paletti di Fornaro (Leu) alla vigilia del forum del centrosinistra promosso da Chiamparino. "Ripartire da un progetto condiviso" e stop a eventuali fronti repubblicani in salsa piemontese: "Alchimie da laboratorio che ci porterebbero alla sconfitta"

Che si tratti di un fronte (repubblicano?) o di un campo politico meglio delimitarne subito il perimetro, così “tanto per evitare equivoci”. Servono dei paletti e a metterli, alla vigilia del forum del centrosinistra, in programma domani a Torino, ci pensa il capogruppo di Leu a Montecitorio Federico Fornaro, unico eletto piemontese della formazione di Pietro Grasso alle scorse politiche, che annuncia la sua partecipazione alla kermesse chiampariniana, nata per “individuare un percorso” verso le elezioni regionali del prossimo anno. Leu ha fatto sapere di voler ricalcare in Piemonte il modello Zingaretti nel Lazio: alleanza con il Pd, dunque, ma a certe condizioni.

Sergio Chiamparino parte dal centrosinistra, ma allo stesso tempo fa capire che tra un anno il centrosinistra da solo non basterà più.
«Le elezioni amministrative ci hanno dimostrato, una volta di più, che l’elettore vota sempre meno sulla base di appartenenze – afferma Fornaro – piuttosto valuta sia retrospettivamente il governo uscente sia in chiave prospettica i progetti di chi si propone a succedergli».

Dunque? Che si deve fare?
«Si parta dalla condivisione di un progetto politico condiviso, evitando alchimie politiche da salotto, anzi da salotti buoni, e da prima repubblica con le quali si perderebbe».

Cosa la spaventa?
«Nulla. Dico solo che se pensiamo di mettere in piedi un’alleanza al motto “fermiamo i barbari” saremmo nuovamente perdenti. E io invece sono convinto che le regionali non siano una partita persa».

Teme una riproposizione, in chiave piemontese, del fronte repubblicano profilato da Carlo Calenda?
«Dico che è necessario ripartire da un confronto con i cittadini, non da un’alleanza tra classi dirigenti di partiti diversi che per anni si sono fronteggiati».

Parliamo chiaro: nessun accordo con Forza Italia. È così?
«Per vincere dovremo evidentemente parlare a quegli elettori moderati che hanno scelto il centrodestra, ma questo non vuol dire saldare a tavolino due classi dirigenti. Andremmo incontro a una sconfitta sicura».

Però Chiamparino è il primo a dire che servono elementi di discontinuità, seppur senza abiure…
«Ma infatti io sono convinto che anche la riproposizione sic et simpliciter dell’amministrazione uscente sia perdente. Serve un progetto per il Piemonte e segnare su alcune partite una discontinuità».

Per esempio?
«A partire dalla Sanità. Bisogna ammettere che non si sono compiuti significativi passi in avanti sulla medicina del territorio. Processo di deospedalizzazione è inevitabile ma non può essere tradotto solo con la diminuzione dei posti letto, altrimenti riduci il servizio e non offri alternative».

Poi?
«C’è la grande sfida dell’innovazione che non può essere declinata solo come sostegno alle imprese, ma deve tradursi con una maggiore tutela del lavoro».

Nient’altro?
«C’è l’annosa questione geografica, di una regione che è stata percepita ancora troppo torinocentrica. Mentre sarebbe necessario tenere conto dell’esistenza di tanti “Piemonti”, con esigenze profondamente diverse».

Senza girarci troppo intorno, per fare tutto questo è di nuovo Chiamparino la persona giusta?
«Questa domanda dovrebbe essere girata al Pd. Mi pare siano loro quelli che hanno più riserve. Noi lo abbiamo sostenuto lealmente in questi quattro anni e non abbiamo nessuna preclusione o pregiudiziale».

Per Leu, dunque, dovrà essere un Chiamparino bis?
«Ho detto che non ci sono preclusioni, è cosa diversa. Credo che il centrosinistra possa – e sarebbe giusto – valutare anche altre possibilità».

Oggi i due leader politici sulla cresta dell’onda hanno 31 anni (Di Maio) e 45 anni (Salvini). La sindaca di Torino Chiara Appendino ne ha 34. Il centrosinistra dovrà affrontare prima o poi il tema del ricambio generazionale?
«La questione esiste, ma se penso ai danni prodotti dalla rottamazione renziana dico che l’essere giovani non è una garanzia. Non basta».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    19:39 Giovedì 14 Giugno 2018 PELDICAROTA LODE A CHI DUBITA

    Visto i risultati elettorali di LEU sarei meno tranciante nell'indicare la giusta rotta. Errori ne hanno fatti tutti, mica solo una parte. Riconoscerlo non è segno di debolezza ma di saggezza.

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