ALTA TENSIONE

Tria è Sì Tav, governo spaccato

Il ministro tecnico dell'Economia si augura che la Torino-Lione non venga bloccata: "Un grande collegamento internazionale". Mentre alla Camera il solito Toninelli recita la solfa dell'analisi costi-benefici: "Poi decideremo". Il ruolo della Lega

«Personalmente spero che si facciano e che il problema si sblocchi, che ci sarà una soluzione anche perché si tratta di grandi collegamenti internazionali». È l’auspicio che Il ministro (tecnico) dell’Economia Giovanni Tria ha formulato alla Summer School di Confartigianato parlando di Tav Torino-Lione e Tap e facendo riferimento anche alle necessità legate alla Via della Seta. Un’opinione, autorevole, ben lontana dalle parole pronunciate nelle stesse ore dal suo collega di governo, l’ineffabile Danilo Toninelli, rispondendo alle domande in commissione Ambiente alla Camera dove si è svolto il seguito dell’audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero.

«Riguardo al progetto dell’alta velocità Torino-Lione così come le altre maggiori opere figlie della “legge obiettivo” stiamo procedendo ad una attenta e oggettiva “analisi costi-benefici” per valutare effetti sociali, ambientali ed economici e vedere quanto e se i costi superino i benefici. Alla fine di questa valutazione e sulla base di essa faremo la nostra scelta politica». Questo è l’ormai abituale refrain del ministro grillino a Trasporti e Infrastrutture. «Sulla tratta Torino-Lione in particolare non posso non tornare a ribadire quanto abbiamo sottoscritto nel “Contratto di Governo” stipulato tra le forze politiche che compongono la maggioranza parlamentare, dapprima condiviso con i cittadini e successivamente approvato da questo Parlamento con la fiducia al Governo Conte: ovvero il nostro impegno “a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”», ha spiegato il ministro.

«A questo proposito, proprio con riferimento a quest’opera è opportuno ricordare come quello che verrà portato avanti operativamente già nelle prossime settimane, è del tutto analogo a quanto portato avanti dal Governo francese all’esito delle elezioni del 2017, avviando un piano di revisione delle infrastrutture sulla base della situazione di contesto e in particolare in relazione alla valutazione eminentemente politica del nuovo Governo dello stato delle finanze pubbliche. Non vi è pertanto alcuna ragione per la quale l’Italia, a prescindere dall’esito dell’analogo lavoro svolto in Francia, in applicazione del programma concordato dall’attuale maggioranza parlamentare, non ridiscuta integralmente il progetto, pur nell’applicazione dell’accordo tra i due Paesi e all’esito di una nuova valutazione complessiva di costi e benefici alla luce della situazione attuale. I timori paventati riguardo ai possibili effetti negativi che potrebbero derivare da questo programma di elementare razionalità non hanno alcun fondamento, in quanto l’analisi sarà condotta nell’ambito della situazione di contesto e del quadro normativo vigente e con la massima trasparenza possibile». Le cose stanno diversamente, ma con Toninelli fare chiarezza è pressoché impossibile.

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