BUCHMESSE

Don't Bray for me, Salone addio

Il numero uno della Fiera del libro di Torino annuncia le dimissioni. La prossima edizione è ancor più in salita. Tra i papabili successori circola il nome di Oliva e salita schiera di intellos. Lagioia: "Davvero dispiaciuto". Ora la politica si dia una sveglia

Certamente sono “motivi strettamente personali”, come il diretto interessato si è affrettato a dire, ma a indurre Massimo Bray alle dimissioni dalla presidenza del Circolo dei Lettori - e quindi dall’incarico al vertice della Fiera del Libro di Torino - le travagliate vicende che ormai da tempo connotano governance e macchina organizzativa della kermesse di certo non sono state marginali. È atteso entro settembre il bando per la messa in regola dei dipendenti della Fondazione per il Libro, ora in liquidazione; dodici persone sospese dall’incarico e ricollocate al momento in altri enti pubblici. Proseguono intanto la messa in liquidazione, con la valutazione di debiti e crediti da parte del liquidatore, Maurizio Gili. E c’è da affrontare anche la delicata questione del marchio. Insomma, le grane non mancano. Una notizia, quella delle dimissioni di Bray, che piomba come un fulmine a ciel non proprio sereno sui palazzi di Regione e Comune, ma che secondo chi conosce l’ex ministro poteva essere messa in conto. Non lo ha mai convinto quel ruolo al vertice del Circolo dei Lettori, alle prese con bilanci e grane giudiziarie, ben diverso da quello al Salone dove svolgeva un ruolo di garanzia, di rappresentanza e di relazioni che comunque gli consentiva di trascorrere buona parte dell’anno a Roma.

La decisione, probabilmente avventata (almeno nei tempi e nelle modalità) di liquidare la fondazione e procedere a uno spezzatino in cui non è ancora chiaro chi fa che cosa ha da sempre preoccupato Bray e pure Nicola Lagioia, il direttore della manifestazione, che a pochi minuti dall’annuncio dell’addio ancora confidava in un ripensamento: “Spero ancora non sia vero, perché la nostra è una grande squadra”. Lo stesso Lagioia nei giorni scorsi era stato protagonista di un appello alla politica per “evitare di dover lavorare per un’altra edizione in una situazione di emergenza”. Parole evidentemente cadute nel vuoto. Così a meno di otto mesi dalla 32ª edizione Lagioia è ancora senza contratto e, secondo indiscrezioni, avanzerebbe ancora qualche credito. Una situazione più che precaria cui ora si aggiunge l’uscita di Bray, con cui si era creata una invidiabile sintonia. “Se dovesse confermare le dimissioni, ne sarei davvero dispiaciuto” diceva Lagioia prima di apprendere dell’annuncio ufficiale. E ora ha tutte le ragioni di che dolersi. Tra i possibili successori circola il nome di Gianni Oliva, ex assessore alla Cultura della giunta Bresso che, assieme ad Antonella Parigi (che gli è succeduta con l'arrivo di Sergio Chiamparino) fondò il Circolo dei Lettori. Insomma, sarebbe un cerchio che si chiude, anche se lui, interpellato dallo Spiffero, appena rientrato da un viaggio in Uzbekistan, cade dalle nuvole e si limita a un sibillino "se son rose fioriranno". Di certo la situazione di incertezza che vive non solo il Salone ma la stessa politica regionale - con un governatore in scadenza impegnato in una difficile contesa elettorale - non porterà file di aspiranti successori, almeno di figure di alto profilo e autorevolezza. Eppure il sogno è quello di convincere un intellettuale cosmopolita e di grandi relazioni come il filologo Carlo Ossola o un big del mondo editoriale del livello di Gian Arturo Ferrari. Ma la sensazione è che alla fine si dovrà ripiegare su qualche nome del solito inner circle librario-accademico.

La sindaca Chiara Appendino affida a una nota il suo saluto all’ormai ex numero uno del Salone, colui che l’ha guidato per due anni nello scontro con Milano, uscendone vincitore: “Seppur a malincuore e ringraziandolo per il prezioso lavoro svolto fino ad oggi, non possiamo che rispettare le sue decisioni. Per la nostra kermesse libraria internazionale è certo una perdita importante, ma l’organizzazione dell’edizione 2019 prosegue di concerto con tutte le istituzioni”.

“Massimo è stato il primo a mettere la faccia nel momento di maggior difficoltà – affermano Sergio Chiamparino e l’assessora alla Cultura Antonella Parigi – ed è stato protagonista e artefice, insieme a Lagioia e al resto della squadra, delle due ultime edizioni di grande e innegabile successo. Ci auguriamo che in futuro possa continuare a collaborare con la nostra manifestazione; nel frattempo siamo impegnati a garantire una soluzione adeguata alla sfida che il Salone deve affrontare, senza interruzioni di sorta e senza pregiudicare in alcun modo l’attività che il Circolo sta già svolgendo per preparare la nuova edizione”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    19:26 Giovedì 13 Settembre 2018 voltaire ERO O EVO

    Sentire nominare Oliva papabile al timone del Circolo rende facile la scivolata: OlioEVO! Prevedibile la crisi d'identità: non accetterà perché a Palazzo Graneri della Roccia non gli riuscirà il colpo di avere solo per sé una doccia in esclusiva (che gli riuscì a Palazzo Cisterna!) uguale Se non ERO, EVOLEVO!

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