VERSO IL VOTO

Sulla Tav il centrodestra si gioca la Regione

Alleanza in frantumi se la Lega non riuscirà a imporre il via libera alla Torino-Lione. Forza Italia pronta alla "Piemontexit". Il Carroccio rischia di pregiudicare una vittoria fino a ieri data per scontata. Pressing su Salvini anche dei suoi parlamentari

La minaccia di una Piemontexit sulle infrastrutture messa sul tavolo dai consiglieri regionali di Forza Italia, che non esitano nel caso di una (scontata) bocciatura della Tav dall’analisi costi-benefici a decretare “una frattura insanabile tra il Piemonte e lo Stato”, è solo un accenno di quel che potrà accadere se nel Governo prevarrà la linea dei Cinquestelle. Con Matteo Salvini nella parte di chi non sa o non vuole tenere il punto su una questione che non potrà che avere disastrosi effetti sul centrodestra e minare pesantemente le non più granitiche certezze di una vittoria alle prossime regionali.

Non a caso sul tavolo dei chiarimenti che ieri il leader della Lega ha richiesto a Palazzo Chigi di apparecchiare a notte fonda, oltre al reddito di cittadinanza (per questo a rischio slittamento) e agli sbarchi dei migranti, è finita anche la Torino-Lione: fermare l'opera ha costi troppo elevati, avvertono i leghisti, e il prezzo che si rischia di pagare con la Francia è lo stop all'operazione Fincantieri-Stx, assai prevedibile ritorsione del governo Macron alla linea dei Cinquestelle sulla grande opera ferroviaria.

I segnali che arrivano al vertice della Lega sono sempre più chiari e diretti. Non solo quelli di Forza Italia, decisamente indisponibile a far parte di un’alleanza nel caso in cui l’azionista di maggioranza avvalli il no grillino alla Tav, ma soprattutto quelli di quei mondi dell’impresa e della produzione pronti a voltare la spalle in men che non si dica a qualsiasi proposta elettorale che provenga da chi non ha mantenuto la promessa fatta sul prosieguo dei lavori.

Per Salvini significherebbe non solo dover rinunciare ad alleati come Forza Italia e Fratelli d’Italia in una competizione come quella regionale dove il sistema proporzionale obbliga a non liquidare con un’alzata di spalle anche percentuali basse. Significherebbe, soprattutto, perdere un’enorme fetta di elettorato non certo trattenibile solo con le parole d’ordine sulla sicurezza e l’immigrazione. La cessione di sovranità governativa ai Cinquestelle sulla Torino-Lione farebbe strame del sovranismo del Capitano in quel Nord dove ci si prepara e gremire nuovamente una piazza, quella di sabato prossimo a Torino, per dire sì alla Tav e allo sviluppo di cui ormai è diventata emblema.

L’effetto domino anche in altre regioni, incominciando dal Veneto alla Lombardia, sarebbe inevitabile e foriero di un indebolimento della leadership di Salvini, nonostante di avvertimenti in tal senso ne abbia ricevuto sia da Roberto Maroni, come da Luca Zaia e Attilio Fontana. Segnali forse non del tutto inascoltati, come quelli dei parlamentari piemontesi del suo partito, se è vero com’è vero che la Tav compare nell'agenda delle ultime ore.

Tensione altissima nel Governo e quadro, a questo punto, ancora più incerto in vista delle regionali di maggio. Ormai è chiaro che Forza Italia e Fratelli d’Italia non ci stanno ad andare al voto in Piemonte con la questione Tav ancora aperta, così come qualcosa di assai poco diverso da un atto pesantemente autolesionistico per il centrodestra apparirebbe il presentarsi agli elettori con un punto interrogativo sul futuro della Torino-Lione.

Dagli industriali agli artigiani, passando per gran parte del sindacato, sabato arriverà un nuovo forte richiamo a vincere la resistenza grillina contro la Tav. Se Salvini sarà in grado di garantire, nei fatti, il via libera alla continuazione dell’opera il centrodestra potrà continuare a dirsi unito e, soprattutto, poter contare sul suo elettorato storico. In caso contrario non c’è solo l’avviso, chiaro, arrivato anche dal gruppo di Forza Italia in consiglio regionale che ricorda la propria proposta di individuare come strategica per il Piemonte l’opera e quindi subentrare allo Stato nella compagine societaria con la Fancia. C’è il fatto non irrilevante che questa proposta è stata, rapidamente, fatta sua proprio da Sergio Chiamparino, attuale presidente della Regione e ricandidato con una strada che, se non arriverà un sì definitivo dal Governo, sarà ulteriormente in discesa.

Appare evidente, nella tensione delle ultime ore, che se il leader della Lega ha tenuto un atteggiamento assai più morbido sulla Torino-Lione rispetto ad altri grandi opere per cui ha battuto senza indugio i pugni sul tavolo, adesso anche per Salvini la Tav è questione cruciale. Le difficoltà e gli ostacoli sulla scelta del candidato presidente da contrapporre a Chiamparino, i pesi dei vari partiti nella coalizione passano in secondo se non in terzo piano rispetto al nodo da sciogliere in fretta. Per il centrodestra presentarsi ai piemontesi chiedendo il consenso senza che il Governo abbia sancito il sì definitivo all’opera, tergiversando come vorrebbero i Cinquestelle con il loro ministro Danilo Toninelli in testa, significherebbe non solo riconsegnare il Piemonte non tanto a Chiamparino e al centrosinistra. Vorrebbe dire cedere, da parte della Lega, una Regione facilmente conquistabile, in nome dell’alleanza con i grillini.

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