PROFONDO ROSSO

Vco, imprese e sindacati contro il dissesto

Dura nota dell'Ance contro Governo e Regione Piemonte: "Salvare i crediti delle imprese". A rischio 300 posti di lavoro. Richiesta di un incontro urgente per scongiurare il peggio

Se la provincia del Vco proclama il dissesto a rimetterci saranno innanzitutto i suoi fornitori. Protestano gli imprenditori e protestano i sindacati contro l’ipotesi prospettata nei giorni scorsi dal presidente Arturo Lincio. Il disavanzo maturato negli anni ammonta a 32 milioni di euro “per i continui tagli dei trasferimenti dallo Stato ma anche per la mancata concessione dei canoni idrici da parte della Regione” ha spiegato Lincio. La situazione è grave, il tempo è poco. Pochissimo. Il dossier è piombato prima dell’Epifania negli uffici del Viminale e il sottosegretario all’Interno Stefano Caldiani si è recato di persona a Verbania venerdì scorso per partecipare al Consiglio provinciale che ha discusso della situazione finanziaria dell’ente. A rischio ci sarebbero addirittura gli stipendi dei dipendenti e il riscaldamento nelle scuole. La situazione è insostenibile e i primi a tremare, come capita spesso in questi casi, sono i creditori.“Le imprese edili per anni hanno lavorato a servizio del territorio, e non vogliono pagare le conseguenze di errori o leggi sbagliate dello Stato” si legge in una nota dell’Ance, l’associazione dei costruttori, firmata dal vice presidente regionale Mauro Piras. Se la provincia andasse in dissesto non sarebbero più garantiti i suoi debiti, uno scenario che “costringerebbe alla chiusura numerose aziende” prosegue l’Ance. Una vera e propria beffa per chi, fidandosi dell’ente pubblico, ha accettato tempistiche di pagamento addirittura oltre i 365, ampiamente in deroga al codice dei contratti e alle normative comunitarie che prevedono il saldo entro 30 giorni.

Per questo Ance e Unione industriale del Vco hanno richiesto alla provincia un incontro urgente e pure i sindacati si mobilitano preoccupati che questa crisi possa avere delle immediate ripercussioni sull’occupazione, su un territorio che dalla crisi a oggi ha già perso oltre 200 imprese e 1.500 posti di lavoro nell’edilizia. Il rischio è che la piaga si estenda ad altre 300 persone, rimarca il vice presidente Ance Piras. Fanno eco i vertici verbanesi di Cgil, Cisl e Uil, secondo i quali il dissesto “causerebbe pesanti ricadute sull’occupazione, sull’economia e sul sistema imprese del territorio. Per questo, abbiamo richiesto un incontro urgente ai vertici dell’amministrazione per discutere della grave situazione finanziaria dell’Ente ed individuare insieme soluzioni alternative alla dichiarazione di dissesto che sarebbe una vera iattura per un territorio già colpito da una pesante crisi”. No al dissesto e incontro urgente per individuare possibili alternative: padroni e rappresentanti dei lavoratori sono dalla stessa parte e puntano il dito contro la politica: “I governi precedenti e attuali salvano Ilva e banche ma la Regione Piemonte rimane sorda alle richieste di salvare i crediti delle aziende per tutelare i lavoratori impiegati; per sanaretutto il pregresso nei confronti delle aziende sarebbero sufficienti 12 milioni. Lo Stato non può azzerare il credito dei propri fornitori alla stessa stregua di un qualunque committente privato”. 

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