Nessun gelato è gratis

I socialisti di destra e di sinistra la fanno così da padrone in questo disastrato Paese, che sono riusciti a far passare l'idea che arricchirsi onestamente sia sinonimo di egoismo, grettezza, bassezza morale. Il loro errore di fondo è considerare la ricchezza come una torta di dimensioni sempre uguali, per cui se io ne prendo una fetta maggiore, significa che la sto togliendo di bocca a qualcun altro. Con queste premesse, sembra quasi ci si debba scusare di fare impresa, e trovarvi per forza una giustificazione diversa e ulteriore rispetto al legittimo desiderio di guadagnare bene, per soddisfare al meglio esigenze e desideri propri e dei propri cari.

 

Un tipico esempio è tutto il contorno equo-solidal-radical-chic che circonda realtà imprenditoriali di grandissimo successo come Eataly e Grom. Tanto Farinetti col primo, quanto Martinetti e Grom col secondo, sono stati straordinari "entrepreneur", cioè hanno intravisto prima di altri un'opportunità di business, hanno sviluppato una serie di idee innovative per sfruttarla, hanno rischiato in proprio per realizzare il progetto, abbandonando lavori più sicuri e investendo parecchi loro risparmi, hanno lavorato duro e sono così riusciti a soddisfare egregiamente una domanda - quella del cibo e dei gelati buoni e di alta qualità - che fino ad allora non trovava compiuta soddisfazione, quanto meno non in un luogo simbolo come lo sono oggi i supermercati di Eataly e le gelaterie di Grom.

 

Nel farlo, hanno generato moltissima ricchezza per sé e per gli altri, dato lavoro a centinaia di persone, e reso sempre più ampia la nicchia di mercato in cui si erano inseriti, aprendo così spazi anche per nuovi soggetti che hanno provato a fare loro concorrenza, inseguendone il successo.

 

Eppure, nella narrazione di queste storie che ne fanno i giornali e talvolta perfino gli stessi interessati, non sono questi aspetti a prevalere: quello che sarebbe il sacrosanto orgoglio di essersi arricchiti grazie a delle ottime idee e alla capacità di farle fruttare, viene quasi derubricato a incidente di percorso, ad accidente che è capitato quando in realtà il proprio obiettivo era un altro, che nulla aveva a che fare con lo sporco profitto, col vile denaro, con lo squallido arricchirsi.

 

Ecco che dagli intellettuali che la sanno lunga parte il solito carosello di supercazzole tra l'ecologista, il pauperista e il new age; ecco che - com'è accaduto lunedì scorso - il libro in cui Grom e Martinetti raccontano la propria storia viene presentato dal priore di Bose Enzo Bianchi, uomo simbolo della critica mistico-snob al capitalismo, al profitto, alla soddisfazione di bisogni voluttuari; ed ecco che invece Grom e Martinetti declinano un invito alla prima conferenza degli Italian Students for Individual Liberty, in preparazione per il 20 ottobre 2012 a Torino, dove si voleva mettere l'accento sull'aspetto di successo imprenditoriale della loro storia.

 

Ora, come insegnerebbe Enzo Bianchi, non di solo pane (biologico) vive l'uomo, e nessuno qui si sogna di sminuire l'importanza della passione per il lavoro ben fatto anche indipendentemente dal guadagno che se ne ricavi, e più in generale dei valori, dei principi, delle idee, del senso morale (d'altronde, se uno volesse davvero cercare il denaro facile senza scrupoli di sorta, in Italia gli converrebbe fare il politico o l'amico dei politici, non certo il liberale!). Ma è altrettanto vero che i Farinetti, i Martinetti e i Grom hanno investito soldi, parecchi soldi nel loro sogno. Hanno assunto su di sé un rischio d'impresa bello grosso. E quindi, per quanto la gauche caviar si sforzi di nasconderlo, e irretiti da questa gli stessi tre cerchino forse perfino di nasconderlo a se stessi, se quell'impresa era buona è giusto che vengano ricompensati con tanti soldi, e loro non hanno nulla da vergognarsi in questo.

 

Anzi, non solo arricchirsi onestamente non è cosa di cui vergognarsi, ma addirittura vi sono altri uomini di fede, come il reverendo Robert Sirico negli Usa (anch'egli cattolico, peraltro), che hanno argomentato in modo estremamente convincente che il sistema di libero mercato è in realtà il sistema moralmente di gran lunga preferibile: e questo, sia perché è fondato sul rispetto assoluto dell'altro, della sua libertà e della sua persona, sia perché soddisfa nel modo migliore anche le istanze diverse dal profitto, come l'aiuto dei meno fortunati, la protezione dell'ambiente, la tutela della salute.

 

Come spiega l'autore di una recensione al suo ultimo libro, Defending the Free Market. The Moral Case for a Free Economy, Sirico dimostra che «i nemici del libero mercato hanno completamente torto. Uno non è obbligato a scegliere tra aiutare i poveri e il mercato; tra i servizi sanitari e il mercato, o tra proteggere l'ambiente e il mercato. Al contrario, come spiega, se vuoi aiutare i poveri, fonda una nuova azienda; se vuoi che le persone ricevano servizi sanitari, allora non permettere che una burocrazia finanziata dallo stato succhi via la compassione dalla medicina, e se vuoi salvare le tigri e gli elefanti, allora dai alle persone diritti di proprietà su di essi, ecc.». Allo stesso modo, se vuoi un gelato di alta qualità che conquisti il mondo, la via è una sola: affidati al mercato!

 

Cose inaudite.

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