Nozze gay, pure Torino fischia la Bindi

Dopo Genova anche alla festicciola di piazza d'Armi la presidente del Pd viene contestata per la sua contrarietà al matrimonio omosessuale: “Vergognati, sei una retrograda”

Da Genova a Torino per la cattodem Rosy Bindi la croce è sempre la medesima: i matrimoni gay. A poche ore dal botta e risposta alla kermesse ligure ieri sera la presidente del Pd, ospite d’onore alla “festicciola” di piazza d’Armi è stata apertamente contestata. «Non è vero che il matrimonio è incostituzionale. Offende i cattolici di qualche partito, l’Udc», l’ha punzecchiata Marco Giusta, presidente dell’Arcigay cittadino. E mentre lei cercava di argomentare  la contrarietà alle nozze omosessuali («istituto riservato agli eterosessuali»), ribadendo la linea, a suo dire, ufficiale del partito, dalla platea sono partiti fischi e contestazioni. «Vigliacca, questa posizione è retrograda», le ha urlato un ragazzo. Torino, insomma, si conferma una piazza particolarmente sensibile, come testimonia il seppur breve colloquio tra Daniele Viotti, militante democratico, promotore della campagna campagna “Vorrei ma non posso. It’s wedding time!”, e il segretario Pier Luigi Bersani alla serata inaugurale. Le elusive risposte del leader e le polemiche successive al gay pride, dove sotto la Mole alcuni amministratori hanno “celebrato” nozze omosex, sono una spia dell’imbarazzo che ancora attraversa il gruppo dirigente del Pd.

 

 

 

Com’è noto la questione delle unioni tra persone dello stesso sesso è intrecciato al tema più generale delle prossime alleanze elettorali, in particolare sull’effettiva praticabilità di un rassemblement di centrosinistra imperniato sul Pd, ma in grado di tenere sotto lo stesso tetto Casini e Nichi Vendola. Ed è stato proprio il governatore pugliese l’altro giorno a risollevare le polemiche. Alla festa nazionale di Reggio Emilia aveva affermato, rivolgendosi proprio alla Bindi: «A 54 anni voglio sposarmi con il mio compagno». Cosa impraticabile per l’ex ministro: «La Costituzione italiana ci dice con chiarezza che mentre è possibile riconoscere i diritti delle coppie omosessuali non è pensabile l’istituto del matrimonio, come stabilito anche da una recente sentenza della Corte costituzionale». A Gevova, nel match con il consigliere nazionale dell’Arcigay Valerio Barbini che gli chiedeva perché impedisse a persone come lui di unirsi in matrimonio  è stata ancor più esplicita: «Io ti auguro di fare quello che vuoi, ma in questo Paese c’è la Costituzione. Il matrimonio è un istituto che è stato pensato storicamente per gli eterosessuali. Potreste avere più fantasia per inventarne uno vostro».

 

Dopo l’accesa discussione dello scorso 14 luglio, quando  all’Assemblea nazionale Bindi si oppose alla votazione di un documento dell’area “laica” del partito, la diatriba sembrava rientrata con l’adozione del cosiddetto “modello tedesco”: un istituto giuridico ad hoc che dà gli stessi diritti e doveri delle coppie etero sposate, ma non si chiama matrimonio.

 

Ecco il video da

 

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