Ict, il Piemonte resta al palo

In un settore strategico per il futuro dell’economia, la Regione brilla per la sua latitanza, continuando a rinviare la riforma del Csi. Nominare subito un commissario straordinario

Gli osservatori internazionali indicano, tra le cause più rilevanti che ritardano lo sviluppo del nostro Paese, le carenze nei settori delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (information and communication technologyIct). Tenendo conto delle indicazioni date in sede europea, il Governo ha definito l’Agenda digitale italiana (DL 5/2012, L 35/2012) ed istituito, per la realizzazione degli obiettivi previsti dall’Agenda, l’Agenzia per l’Italia digitale (DL 83/2012, L 134/2012). All’evidente fervore esterno si contrappone in Piemonte un palpabile disinteresse per questi temi. E’ quanto emerge dalle informazioni raccolte circa il riordino delle attività nel settore dell’Ict, riordino che ruota attorno alla riforma del Consorzio per il sistema informativo Csi, organismo rappresentativo ed assorbente di queste attività. Risulta che le riunioni della Commissione consiliare che dovrebbe occuparsi dell’argomento sono costantemente rinviate da settimane. Ed anche in ultimo, tanto che se ne prefigura una nuova (incerta e sicuramente non risolutiva) seduta per la settimana prossima. Riforme di Ict e Csi sono dunque in stallo.

 

Eppure oggi l’esigenza di un intervento di ristrutturazione generale delle attività informatiche e telematiche della Regione, e di conseguenza del Csi, è della massima urgenza. Almeno due le ragioni. La prima consegue a quanto avviene in sede nazionale con l’istituzione della citata Agenzia per l’Italia digitale: sembrerebbe indispensabile avere un interlocutore della Regione, unico e professionale, che interagisca con l’Agenzia. La seconda, riferita specificamente al CSI, nasce dalle disposizioni del decreto sulla revisione della spesa pubblica (DL 95/2012, L 135/2012 – spending review). Nell’ambito dei processi di liberalizzazione e privatizzazione di attività monopolizzate da enti pubblici, la legge 135 impone - con poche eccezioni tra le quali non sembrano rientrare situazioni quali quelle che si configurano per il Csi - lo scioglimento delle società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche (statutariamente, è questa la condizione del Csi) entro il 31 dicembre 2013, ovvero l’alienazione delle partecipazioni entro il 30 giugno 2013. Se l’amministrazione (in questo caso la Regione Piemonte) ritiene per le ragioni dette dalla legge (peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali, del contesto del territorio) di non poter ricorrere, per i servizi svolti dalle società da sciogliere o alienare, a fornitori esterni deve predisporre un’analisi del mercato – entro le date previste per la soppressione o l’alienazione delle società appena detti - sulla quale si pronuncia, con parere vincolante, l’Autorità antitrust. Indipendentemente da diversità terminologiche (il Csi non è una società ma un consorzio e simili), sembrano queste le uniche strade percorribili per ridefinirne la posizione.

 

Per rafforzare le sue finalità di razionalizzazione della spesa pubblica, la legge 135 stabilisce che anche le Regioni procedano a soppressioni o accorpamenti di propri enti strumentali comunque denominati assicurando la riduzione dei relativi oneri finanziari in misura non inferiore al 20%. Qualora le regioni (e le altre amministrazioni pubbliche) non provvedano in questo senso, gli enti sono comunque soppressi entro il mese di aprile 2013, e sono nulli gli atti successivamente adottati dai medesimi. Inoltre, i consigli di amministrazione delle società da sopprimere devono essere composti da non più di 3 membri, ed è fatto divieto agli enti locali di istituire enti, agenzie e organismi comunque denominati per l’esercizio di loro funzioni fondamentali.

 

La complessità del quadro tracciato dalla legge 135 suggerirebbe, per il riordino delle attività regionali nel settore dell’Ict e per la riforma del Csi, di procedere tempestivamente alla nomina di un Commissario regionale cui affidare il compito di agire per entrambe le esigenze. Sempre che la Regione Piemonte non abbia scelto la strada - accertata anche dall’assessore Elena Maccanti - dell’immortalità delle proprie partecipate. Se però così avvenisse la protesta del cittadino, stanco di continuare a mantenere con le proprie tasse carrozzoni dalla discutibile funzione, sarebbe immediata. Così come la richiesta alle autorità competenti di intervenire per far applicare tutte le norme introdotte dalle riforme di Monti.

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