Il teatrino del teleriscaldamento

Nuovo anno, vecchio fardello. Dall’inizio dell’incubo “Teleriscaldamento ad Asti” abbiamo già assistito a miseri ed inefficaci tentativi di “scaricabarile”. Andando però al sodo, i principali responsabili del fatto che questo progetto (non efficiente, insostenibile e non voluto dalla stragrande maggioranza dei cittadini) stia ancora insensatamente ed illogicamente proseguendo sono (in ordine di responsabilità):

1) Il sindaco Brignolo. Senza l’imposizione TLR deliberata dalla sua maggioranza nel novembre 2014 con delibera di giunta n° 518, questo progetto non sarebbe mai partito. Ed ora che è giunto quasi a fine mandato, Brignolo ovviamente tenterà di lasciare ai suoi concittadini anche questa trentennale inefficiente ed inquinante patata bollente. Tanto a lui ormai cosa importa? Il suo scopo lo ha raggiunto, “chissenefrega” di quello che vogliono i cittadini di Asti! E “chissenefrega” se verrà poi ricordato come uno dei peggiori sindaci di questa città, se non addirittura il peggiore, dato che anche moltissimi di quelli che lo hanno votato ora se ne pentono amaramente. O come un sindaco che non ha voluto con scuse pretestuose (temendo il confronto diretto con i suoi concittadini!) concedere un referendum sul teleriscaldamento. O come un sindaco arrivista e quindi prono alle solite imposizioni economico-politiche che piovono dall’alto.

Ad aggiungere al danno anche la beffa, nella succitata delibera il sindaco aveva personalmente dichiarato (credendo di salvarsi “in corner” in caso di future rimostranze…) “certamente esistono controindicazioni quali particolarmente lunghi tempi di recupero dell’ingente investimento per gli impianti di distribuzione solo parzialmente ammortizzabili in aree densamente abitate e quindi con un alto numero di utenti, i costi dell’energia venduta possono essere più elevati rispetto ad altre fonti, l’allacciamento al teleriscaldamento può comportare la sottoscrizione di contratti vincolanti con gestori in regime di monopolio e con tariffe non regolamentate con conseguente sconvenienza economica per l’utilizzatore (…)”, e poi prosegue affermando che il teleriscaldamento ha “limitata possibilità di controllo sui flussi termici tra centrale e utente, inquinamento acustico della caldaia centralizzata, l’inquinamento atmosferico locale dalla medesima, posa delle reti di teleriscaldamento che comporta inevitabili disagi dovuti alla realizzazione di importanti opere di scavo ed alle conseguenti modifiche della viabilità (…)”.

Non pago, prosegue affermando orgogliosamente che: “Ad Asti, a partire dagli anni ’80, è stata invece operata la metanizzazione del territorio, ormai prossima alla saturazione, e a decorrere dalla fine degli anni ’90 gran parte delle caldaie condominiali sono state progressivamente adeguate (per es. con impianti a condensazione) per aumentare l’efficienza, con economia di funzionamento ed effetti inquinanti molto inferiori ai sistemi precedenti, per cui il rischio che si correrebbe con la centrale di teleriscaldamento sarebbe quello di inquinare di più ma in maniera concentrata”.

Tutte affermazioni correttissime e confermate anche successivamente dal progetto presentato da AEC SpA, ma allora perché ha voluto far approvare tale delibera? E perché tutte le serie controindicazioni che ha menzionato non hanno spinto la giunta e poi gli enti preposti a bocciare il progetto? Passi la mancanza di buon senso in una persona, ma che così tante si siano pedissequamente unite al compimento del fattaccio è oltremodo preoccupante! Il sindaco ha una memoria molto corta e rispetta le delibere solo quando gli fanno sfacciatamente comodo, infatti ora si è già scordato anche del fatto che nella delibera di giunta n° 141 del 30/3/2015 relazionava come segue: “(…) approvando da ultimo, nella sua seduta dello scorso 18 marzo, un Ordine del Giorno che impegna il Sindaco e la Giunta a procedere con le attività necessarie alla realizzazione del progetto in questione curando che in sede di convenzione, progettazione e realizzazione siano garantiti i seguenti risultati: - la centrale di cogenerazione dovrà essere realizzata in modo tale che nelle vicinanze della stessa (e in particolare per gli utenti dell’ospedale e delle vicine abitazioni) non vi sia alcun aumento di carico inquinante né sotto il profilo delle emissioni in atmosfera né sotto quello acustico (…)”.

Ora che ha il sindaco avuto conferma definitiva che tale progetto non è efficiente e quindi aumenta il carico inquinante di emissioni in atmosfera, spreca energia e non migliora certamente l’attuale carico acustico, continua imperterrito nel portarlo avanti. Quante enormi contraddizioni! Che ipocrisia! Che bruttissime conseguenze lascerà dietro di sé! Che tristissimo modo di concludere il proprio mandato di primo cittadino di Asti!

2) Arpa Piemonte. L’Ente che dovrebbe essere in grado di fare le valutazioni tecniche ambientali non ha però stranamente considerato il dato più importante di tutto il progetto, e cioè il PEF (Fattore di Conversione dell’Energia Primaria), che per Asti è indicato da AEC SpA con un valore non inferiore a 1.1. Quindi un palese spreco di energia, dato che per poter essere efficiente e poter essere definito “teleriscaldamento” questo deve avere un PEF senz’altro inferiore a 1. Il valore del progetto astigiano è quindi molto lontano dal valore di Torino (sempre portato a sproposito dal proponente come esempio da applicarsi ad Asti). E comunque ci si domanda: ma perché tentare di paragonare Asti a città infinitamente più popolose e ad alta densità abitativa come Torino, Milano, ecc.? Va bene che la propaganda favorevole al teleriscaldamento deve arrampicarsi sui vetri per tentare di dimostrare la sua positività sempre e comunque, ma qui siamo al ridicolo! Portate paragoni accettabili, se riuscite a trovarne con dati positivi!

Già in fase iniziale di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) tecnici indipendenti avevano fatto presente che AEC SpA doveva indicare il PEF nel suo progetto, e che tale dato andava assolutamente valutato dagli enti preposti. AEC stessa ha infatti successivamente specificato che il loro progetto risulta in “una condizione di funzionamento che NON PERMETTE di rientrare nella classificazione di “teleriscaldamento efficiente” . Sì, avete letto bene, vogliono dare ad Asti un teleriscaldamento non efficiente perché, aggiungono, per renderlo efficiente andrebbe ad inquinare ancora di più di quel che già inquina.

Siamo ormai passati alla commedia dell’assurdo, altro che al nuovo “procedimento amministrativo senza Conferenza dei Servizi” a cui si stanno aggrappando ora per proseguire con questa assurdità! Arpa però ha ignorato il PEF. Ha menzionato sì tante altre importanti criticità tecniche, ma si è “magicamente” scordata di valutare questo importantissimo valore. Perché? Perché altrimenti sarebbe stata costretta ad esprimere un parere finale negativo, non sembra esistere altra spiegazione logica, dato che Arpa non ha ancora voluto rispondere a questa precisa domanda, rimanendo in assordante silenzio. Ma non avendo valutato il PEF, non significa forse che ha di conseguenza fornito un parere tecnico incompleto? Ed allora l’approvazione si basa su dati mancanti, non valutati ed incompleti?  Ma che serietà e credibilità può avere agli occhi di un normale cittadino una tale procedura?

Arpa evidentemente soffre anche di seri vuoti di memoria, perché proprio sul sito istituzionale, nella sezione Temi Ambientali/Energia, cita anche le “strategie europee”, che come si sa impongono il regime OBBLIGATORIO di efficienza energetica. Obbligatorio, tranne che ad Asti? La conseguente inosservanza del regime obbligatorio di efficienza energetica, può comportare anche problemi nell’ottenere agevolazioni economiche in nome di un’efficienza energetica che non esiste affatto. Ma non finisce qui, sempre sul sito di ARPA Piemonte, sezione “Valutazioni Ambientali”, si parla di “verifica preventiva degli impatti causati da piani, progetti ed opere” per evitare di “rimediare unicamente a posteriori ai danni”, ma poi, nonostante abbia già avuto a priori in mano i dati (PEF!!!!) che le imporrebbero di mettere un veto al progetto in questione per evitare di dover poi “rimediare ai danni”, non ha espresso dissenso tecnico al riguardo! Si sa che nei progetti di teleriscaldamento è inoltre ben difficile, se non addirittura impossibile (come varie esperienze sul campo insegnano) rimediare ai danni quando gli impianti sono ormai operativi, per cui non resta poi che ricorrere a “deroghe” forzate che altro non fanno che tollerare i disastri.

Il progetto presentato per Asti è il “meglio” che AEC è riuscita a mettere “sulla carta” e nonostante ciò rimane non efficiente, quindi con valori e livelli fortemente “ottimistici”: guardando però alle esperienze di impianti simili operativi, i valori risultano poi sempre errati in senso peggiorativo rispetto alle sempre rosee previsioni progettuali. E quando i dati operativi sforeranno i limiti, Arpa che farà? Quello che si fa di solito in questi casi: si accetteranno valori “in deroga”, alla faccia della salute e del benessere della popolazione. E quando gli si rinfaccerà di averli avvertiti prima che il tutto partisse, cosa pensate che vi risponderanno? Le solite balbettanti giustificazioni/scaricabarili, come nella miglior tradizione dei “responsabili che all’occorrenza non sono mai responsabili di nulla” (così pensano loro…). Ma allora che ci sta a fare, questo ente? A pensar male si fa peccato ma molto spesso si azzecca: viene spontaneo chiedersi a quali pressioni sia stato sottoposto per non sostenere le proprie critiche al progetto sino in fondo, e cioè in fase di giudizio finale.

3) Asl Asti. Nella sua valutazione del progetto aveva iniziato bene, presentando serissime critiche nei confronti dello stesso, quali il fatto che esso comporta trasformazioni difficilmente reversibili, che è incompatibile con l’attuale classificazione acustica dell’area interessata per la quale (sempre secondo Asl) non sarebbe accettabile una riclassificazione, che l’impianto rientra nella classificazione di “industria insalubre di prima classe lettera C punto 7 (Centrale Termoelettrica)” e come tale comporta esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti, e così via. Ma anche questo ente, che dovrebbe avere a cuore la salute della popolazione, nel proprio giudizio finale cosa ha concluso? Che per loro non sussistevano (a parte qualche cavilletto burocratico facilmente superabile) elementi ostativi tali da esprimere parere negativo. Per Asl, un’industria insalubre non nuoce alla salute! E così, anche loro non sono magicamente più riusciti a far pesare quegli elementi ostativi da loro stessi inizialmente citati come non accettabili. Il fatto che, alla stregua di Arpa, l’Asl non ritenga opportuno rispondere a specifiche e mirate domande sottoposte anche tramite canali ufficiali da tecnici indipendenti, associazioni e cittadini, la dice lunga su comportamenti in cui la trasparenza latita in modo scandalosamente offensivo.

4) Provincia di Asti. Con il suo comportamento ha favorito il sindaco, Arpa e Asl nel trascurare sistematicamente le vere macroscopiche criticità tecniche di questo progetto. Infatti la Provincia ha accuratamente evitato di sollecitare ad Arpa la sua valutazione sul valore del PEF, sull’inefficienza del progetto e sulla conseguente inosservanza del regime OBBLIGATORIO di efficienza energetica. Allo stesso modo Infatti la Provincia ha anche evitato di chiedere ad Asl perché non avesse espresso parere negativo dichiarando di fatto, al netto di tutte le controindicazioni sopra esposte, che un’industria insalubre non nuoce alla salute degli abitanti. Come se non bastasse la Provincia ha fatto di tutto per avallare tutti i possibili cavilli normativi al di fuori della procedura della VIA e relativi alle vecchie procedure amministrative (oggi modificate) per riuscire a non bocciare in tempi accettabili questo progetto e ad arrivare a un giudizio di compatibilità ambientale che discende dai pareri finali incoerenti e assolutamente non condivisibili, emersi in Conferenza dei Servizi, di Arpa e Asl di Asti.

I quattro soggetti di cui sopra sono quindi i responsabili più diretti di tutta questa “sceneggiata”. Ci si chiede a che serva aver intrapreso la procedura della VIA, dato che tutte le gravi problematiche tecniche ed economiche sono state bellamente ignorare da tutti. Senza le loro avventate decisioni prima (sindaco), e conclusioni positive poi (sindaco+enti), il progetto non sarebbe partito o comunque sarebbe stato bocciato senza appello. Ricordatevi di ciò, cittadini di Asti, quando anche nei prossimi mesi tutti questi soggetti continueranno tristemente e pateticamente con il loro giochetto ormai logoro di scaricarsi le colpe a vicenda. I quattro “barilotti” sono ormai inevitabilmente ed innegabilmente legati a filo doppio tra loro e responsabili allo stesso identico modo. Non potranno fuggire dalle loro responsabilità puntando il dito verso qualcun altro che non siano loro stessi. Che bel teatrino!

*Ing. Massimo Cerruti, Comitato No Tlr ad Asti, Movimento 5 Stelle Asti

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento