La burocrazia del terremoto

In Italia non capitano mai terremoti. Per lo meno secondo la nostra burocrazia, che ogni volta deve partire da zero con le complicate procedure degli appalti pubblici, parere di questo e di quello, tempi per la gara, smistamento di  telefonate di politici e adesso anche di loro stretti parenti: insomma, si batte la grancassa se dopo 5 mesi arrivano finalmente le prime 25 casette prefabbricate. L’idea di costituire 3 depositi di prefabbricati pronti da montare in giro per l’Italia non ha ancora sfiorato il ministero dell’Interno, che ha appena imparato a gestire i depositi delle gelide roulotte in parte donate dai cittadini (che non ne potevano più dei costi di parcheggio e di tariffe autostradali) e in parte acquistate dalla lobby dei produttori che per le stesse ragioni stanno per fallire.

Ma consoliamoci: l’alta scuola della burocrazia sta implementando i suoi corsi sulla difficile materia. Vi sarà trasferita la funzionaria della prefettura di Teramo per tenere il corso “come mettere al suo posto il cittadino che riesce a superare le musichette per avvertire di un disastro”. Verrà adottato e diffuso il testo del prof. Rodotà (santo protettore della burocrazia inutile e della sinistra parolaia) “come costringere a rivolgersi a un consulente ogni cittadino che deve compilare un modulo per la PA (ma anche per la sua banca e per cambiare fornitore di luce gas telefono). Saranno aumentati gli scambi di metodologia con i paesi del terzo mondo, in particolare con l’India che detiene tuttora il record della burocrazia più invadente e ritardataria, e il Sud Sudan, che pretende 10.000 dollari per dare un visto di ingresso a ciascun membro delle onlus che accorrono per aiutarli a affrontare la carestia e il disastro umanitario di 6 anni di guerra civile...

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