L'autunno caldo della Regione

Ogni soggetto pubblico che organizza o riorganizza il proprio assetto strutturale dovrebbe sempre tenere in considerazione tre fattori: - le ragioni della politica; - le ragioni del servizio; - le ragioni dei lavoratori.

In questa legislatura la riorganizzazione perenne delle strutture regionali ha causato sia per i vincoli stretti di bilancio sia per l’approccio ideologico al problema sia per la poca volontà e competenza nel comprendere cosa significa “governance pubblica”, un forte disagio al personale regionale.

Ai responsabili di vertice messi dalla politica alla guida di questo processo nulla importa del funzionamento della vita quotidiana di una comunità,del benessere organizzativo e della coesione sociale della stessa. Rileviamo ancora una volta che il caos presente nella gestione del percorso riorganizzativo della macchina regionale, è un caos voluto dalla politica al fine di governare indisturbata.

Certamente non ci sono le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori visto che, non solo per il 2018 non è ancora chiaro l’ammontare del salario accessorio (per ora non sono sbloccate le risorse aggiuntive destinate ad equiparare gli emolumenti degli ex provinciali a quelli dei regionali) ma tardano troppo ad essere affrontati quasi tutti i temi contrattuali collegati alla distribuzione delle risorse decentrate (scorrimenti orizzontali per gli apicali, per gli ex provinciali, determinazione dei criteri per l’erogazione delle indennità accessorie per le categorie B e C, la produttività ed altro ancora…).

Così accade che, mentre in Regione si continua ad erogare servizi al meglio delle possibilità e spesso in assenza di direttive e di programmazione del lavoro, resta bloccato ogni istituto contrattuale economico. Solo un incontro interlocutore sul Contratto Decentrato 2018. In quella sede il Csa ha avanzato le sue proposte e richieste precise.

Questa amministrazione affronta i problemi, attraverso il suo Segretario Generale, usando in modo specioso il rapporto fra bilancio dell’ente e numero dei dipendenti in una dotazione organica tra l’altro mai oggetto di reali esigenze attualizzate. Le lavoratrici ed i lavoratori vengono trattati come pedine in un gioco all’interno di una cornice per niente chiara, a scapito delle loro professionalità e competenze acquisite nel tempo.

Il Csa fa la sua parte in questa paradossale situazione di stallo che tanto danneggia le colleghe ed i colleghi regionali, ad iniziare dalla ferma opposizione a scelte che non condividiamo, tramite le azioni politiche e sindacali che svilupperemo in autunno.

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