TRAVAGLI DEMOCRATICI

Patto per imbrigliare i Moderati

La proposta del Pd: “Rinnoviamo l’alleanza fino alle Politiche” (tradotto: seggio sicuro per Portas). Ma il leader della formazione centrista dopo aver pranzato con Esposito e Gariglio ha incontrato Cirio e telefonato a Ghedini

Salvate il soldato Portas. E fatelo, soprattutto, per salvare il Pd da un altro abbandono che proprio non ci vorrebbe. Il messaggio arrivato dal Nazareno tramite Lorenzo Guerini è solo uno degli elementi e, come si vedrà, neppure il più pesante che hanno connotato di rilevanza nazionale la discussione dedicata ieri pomeriggio dalla segreteria regionale del Pd alla questione del rapporto con i Moderati. L’annunciata diserzione di Giacomo “Mimmo” Portas con lo scioglimento del patto ultradecennale di alleanza con il Partito Democratico e tutti i segnali che danno il deputato torinese incamminato verso il centrodestra non allarmano solo i dem piemontesi.

L’incontro, riservato, con Matteo Renzi (e il capogruppo a Montecitorio Ettore Rosato) nei giorni scorsi è al contempo un’ulteriore conferma della fibrillazione romana e un’altra tessera che va ad aggiungersi a un mosaico ancora lontano dal rappresentare quale sarà lo scenario conclusivo di un tormentata vicenda. Da definire comunque in maniera positiva, ovvero evitando la rottura e rafforzando quel legame che pare invece assai sfilacciato. Per ottenere il risultato è pronto un “riconoscimento” ufficiale - che dovrebbe essere formalizzato in un documento della segreteria regionale dem a settembre – dei Moderati quale forza “alleata del Pd sia a livello regionale piemontese, sia a livello parlamentare”. Un passaggio quest’ultimo che ha un significato preciso e chiaro: il Pd mette sul tavolo la piena disponibilità a un candidatura blindata per il fondatore dei Moderati. Una posizione, interpretata con nettezza dal segretario piemontese Davide Gariglio e dagli uomini di Piero Fassino, ma che trova non poche contrarietà nel partito: “garantire” una delle 4 capolistature maschili della Camera a Portas (dopo che una è già stata prenotata per il mental coach Mauro Berruto) significa pregiudicare la rielezione di molti deputati uscenti nonché compromettere seriamente le ambizioni parlamentari di alcuni maggiorenti.

Basterà questo impegno a sottrarre Portas alle sirene del centrodestra e fargli mettere una pietra sopra a sgarbi ritenuti da lui ad oggi inaccettabili come la messa all’angolo del suo partito a Cuneo e la guerra fredda scoppiata a Moncalieri con conseguente congelamento delle deleghe in capo agli assessori moderati? Chi non si è risparmiato nel chiedere di seguire l’esempio del Pci in cui ci si sacrificava per mantenere gli alleati, è stato Giancarlo Quagliotti dietro le cui parole, ovviamente, tutti hanno letto il pensiero di Fassino. All’orecchio dell’ex sindaco sono pure giunte voci di abboccamenti tra Portas e Andrea Orlando, spalleggiati da Pier Luigi Bersani, vecchio amico del capo moderato: gli avrebbero balenato la possibilità di rappresentare la componente centrista nell’ipotetica nuova formazione neo-ulivista, prtonta a nascere in autunno qualora Renzi desse vita al “suo” partito.

L’imperativo nel Pd piemontese, e non solo, è dunque scongiurare una frattura di cui inevitabilmente si avvantaggerebbe il centrodestra. E ben lo sa Silvio Berlusconi che tramite Paolo Romani e, soprattutto, Niccolò Ghedini tiene contatti ormai settimanali con il leader dei Moderati, accreditati di quasi un raddoppio di voti qualora approdassero nello schieramento opposto a quello attuale. “Mi dimetto da parlamentare. Potrei andare nel gruppo misto, ma sono stato eletto anche con i voti del Pd in nome di un’alleanza. E quell’alleanza non esiste più” aveva annunciato Portas a fine giugno dopo quel che era capitato a Cuneo: nessun assessore e la rifiutata offerta delle presidenza del consiglio comunale solo per metà mandato. Lo stesso quadro nazionale era compromesso da “ un Pd dove non c’è più nessuno in grado di tenere fede ai patti, di garantirli”.

Irrevocabile decisione o, come ipotizza più di uno, ennesima dimostrazione dell’abilità tattica di Mimmo nel trattare tenendo sempre in pugno la situazione e gli occhi su più tavoli? Ad uno, quello di un ristorante torinese, Portas si era attovagliato venerdì scorso con Davide Gariglio e il senatore Stefano Esposito: scontato l’argomento. Giusto il tempo di digerire il pasto e il lunedì successivo, alle 15 e 30 a varcare il portone della sede di via XX Settembre è l’europarlamentare Alberto Cirio, uomo di punta di Forza Italia e potenziale candidato alla presidenza della Regione nel 2019. Perché c’è anche quell’appuntamento nell’agenda di Portas che i dem vorrebbero evitare si tingesse di azzurro. Non è un mistero, del resto, che gli esponenti di punta dei Moderati – dall’assessore regionale Giovanni Maria Ferraris al capogruppo in Sala Rossa, il ciellino Silvio Magliano, a Giuliano Manolino – premano per un cambio di schieramento. Per non dire del fatto che Portas non può permettersi il lusso di stare cinque anni di fila all’opposizione, contemporaneamente al Comune di Torino (e ad Alessandria, Asti, Grugliasco) e in Regione, dove è altissimo il rischio di sconfitta per la coalizione di centrosinistra: sarebbe un fuggi fuggi generale.

Una delle voci che si rincorrono, non prive di fondamento, tratteggia pertanto un possibile cambio di rotta per il capo dei Moderati: non solo per quanto riguarda la collocazione del movimento, ma anche il suo futuro da eletto. Un abbandono definitivo del Pd, che porterebbe al venire meno della maggioranza a sostegno delle circoscrizioni torinesi dove i Moderati sono determinanti per il centrosinistra, potrebbe portare Mimmo a mantenere fede alla promessa di lasciare il Parlamento  (nel senso di non ricandidarsi, visto che se anche arriveranno le dimissioni la procedura per renderle effettive giungerà a fine della legislatura) puntando, invece, sulla Regione. Un posto nel listino, magari con la prospettiva di un ruolo di vertice a Palazzo Lascaris e mandare a Roma, al suo posto, Carlotta Salerno, la presidente della sesta circoscrizione e segretaria cittadina del partito che ha ottenuto gli onori delle cronache nazionali quando si era candidata alla segreteria del Pd. Una boutade. Un affare serio, per il Pd, resta invece la tenuta dell’alleanza. Per salvare il soldato Portas – e con lui il Pd da un abbandono né indolore, né privo di ripercussioni in termini di voti – in via Masserano, con il placet del Nazareno, sono pronti a garantirgli un posto da colonnello.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    12:50 Sabato 05 Agosto 2017 dedocapellano Non possiamo più permettercelo......

    Penso che visto i problemi reali che dobbiamo sopportare noi che viviamo in Italia ed in particolare a Torino sarebbe buona cosa che i "media" si dimenticassero dei Moderati ed in particolare di quel "giocogliere" di Mimmo Portas........ Purtroppo e dico purtroppo non ce lo possiamo più permettere e se le cose non migliorano tra un po' non ci potremo più permettere di ridere neanche con Crozza!!

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