GRANA PADANA

Lega, “nessuna abiura sul Nord”

Il segretario del Carroccio torinese Benvenuto rivendica la battaglia per un Piemonte più autonomo e punzecchia Cota: "Cos'ha fatto lui quando era governatore?". Un comitato per sollecitare la Regione a indire un referendum

“Siamo leghisti, non abbandoneremo mai il Nord”. Alla vigilia della presentazione del comitato “Piemonte autonomo”, prevista domani sera, anche la maggioranza “salviniana” rivendica l’appartenenza a quella matrice comune che in trent’anni di vita ha forgiato migliaia di militanti di Alberto da Giussano. “Crediamo nell’autonomia, al pari di chi oggi si erge a paladino di queste istanze”. A parlare è il segretario della Lega subalpina Alessandro Benvenuto, uno che, come tante giubbe verdi, dal Carroccio della prima ora dichiara di non essere mai sceso e anzi continua a procedere verso quella terra promessa indicata all’inizio dei tempi (leghisti) da Umberto Bossi. Benvenuto punta il dito contro Roberto Cota, che dal palco di Chignolo Po, sede di quello che fu il parlamento della Padania, ha richiamato i valori della Lega tradizionale, prendendo le distanze dalla deriva sovranista imposta da Matteo Salvini.  

Ideali politici, ambizioni elettorali, rapporti personali: c’è di tutto in quella contesa sotterranea che si consuma in un partito mai completamente domato dal nuovo leader. La minoranza interna, così come i fuoriusciti di Grande Nord, chiedono all’inquieto fondatore una benedizione per condurre le rispettive battaglie, mentre il nuovo gruppo dirigente prova a serrare i ranghi, ribattendo colpo su colpo alle accuse di aver perso la bussola. Dopo 15 anni al vertice della Lega Nord piemontese, quattro in piazza Castello da governatore della Regione e una serie infinita di incarichi romani – è stato parlamentare, sottosegretario, capogruppo a Montecitorio e alto commissario contro la contraffazione – Cota oggi rinsalda l’antico rapporto con Bossi (incrinato ai tempi delle ramazze di Bobo Maroni, quando l’allora presidente del Piemonte sposò il nuovo corso). Un po’ tattica, un po’ istinto di sopravvivenza.

“Mai come in questo periodo, dal Piemonte al Veneto, si sta parlando di Nord – premette Benvenuto, consigliere regionale che oggi guida la Lega torinese -. Il percorso referendario ha posizionato il nostro partito su un progetto di autonomia, non di secessione”. Inutile negare la mutazione genetica di un partito che dai feudi di Bergamo, Varese, Verona ora conquista (piccoli) avamposti in Sicilia e nel Sud Italia; ma allo stesso tempo è necessario tenere la posizione “per non tradire quegli elettori che guardano a noi come forza federalista e autonomista” prosegue Benvenuto. Lui è a capo del comitato che porterà anche i cittadini piemontesi a esprimersi, tramite referendum, sulla possibilità di offrire alla Regione maggiori spazi di autonomia. “Noi qui parleremo di autonomia sia alle elezioni politiche sia alle regionali del prossimo anno – dice Benvenuto –. Chiederemo che almeno una parte di quel residuo fiscale che in Piemonte vale 10 miliardi di euro resti sul territorio”. Un tema sul quale la Lega spera di poter coagulare tutto il centrodestra, mettendolo alla base del prossimo programma elettorale per le regionali.

Il referendum piemontese arriva dopo il successo, quantomeno in termini di propaganda politica, delle consultazioni in Lombardia e Veneto, sulla spinta dei governatori Maroni e Zaia. Sono loro le sentinelle dell’autonomismo nel Nord, i garanti di quel patto che stipulò Bossi con gli elettori leghisti quando fondò il suo partito. Mentre al Sud Salvini presenterà l’anima più “sovranista” e “lepenista” di un partito che da “costola della sinistra” (copyright Massimo D’Alema) si è spostato in fondo a destra nella geografia politica italiana. La secessione ha lasciato spazio a un concetto più istituzionalmente corretto come l’autonomia, “si ragiona nell’alveo della Costituzione, non c'entriamo nulla con le velleità catalane”.

Da Benvenuto che fu tra i delfini torinesi di Cota, presso i cui uffici lavorò durante la legislatura verde-azzurra, arrivano anche stilettate tutt’altro che amichevoli nei confronti dell’ex leader, “reo” di aver riscoperto la sua “vocazione federalista solo ora”. Come a dire che quando avrebbe potuto non se ne è mai occupato? “Faccio un esempio – premette Benvenuto, che oggi occupa uno dei due scranni della Lega in Consiglio regionale –. Lo scorso maggio presi carta e penna per scrivere alla presidenza dell’aula facendo presente che dal 2005 c’è un nuovo statuto della Regione che prevede di normare le regole del referendum regionale. Per più di dieci anni non si è fatto e in mezzo c’è stata una legislatura di Cota”. Non è tutto, “quando era presidente della Regione si parlò a lungo di istituire un assessore per l’identità piemontese, ma non se ne fece nulla”. Insomma, “in quattro anni nessun atto politico o amministrativo è stato compiuto nella direzione dell’autonomismo, in un periodo in cui Cota era anche il segretario della Lega piemontese”. Certo, quelli della giunta Cota sono stati anni difficili, una situazione finanziaria drammatica, la sanità commissariata, le indagini sui rimborsi e sulle firme false, ma “al netto degli alibi resta il fatto che quel mandato non venne connotato in nessun modo da politiche tipicamente leghiste”.

All’ultimo congresso federale Cota ha sostenuto l’assessore lombardo Giovanni Fava ponendosi nella minoranza del partito, una minoranza che oggi però “parla di Nord ma non partecipa alla nostra iniziativa per il Piemonte autonomo” attacca ancora Benvenuto che conclude: “La Lega continua a portare avanti le istanze di un tempo, con l’ambizione di allargare il proprio elettorato su battaglie come lo stop all’immigrazione e contro questa Europa, ma è chiaro che se andiamo a chiedere voti in Calabria non possiamo farlo con la scritta Nord in bella evidenza sul simbolo”.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    14:36 Mercoledì 06 Dicembre 2017 xBENVENUTOxTACCIAx Benvenuto deve TUTTO a Cota e adesso gli sputa... Taccia per pudore.

    Al di là del contenuto, magari in parte anche condivisibile, il fatto che uno come Alessandro Benvenuto - che non ha arte nè parte e che da consigliere regionale e segretario provinciale non è riuscito ad eleggere MANCO un consigliere comunale nella SUA Venaria dove era uscente -, che deve il roseo presente e futuro politico TOTALMENTE a Cota che 1) l'ha fatto diventare segretario provinciale 2) gli ha dato uno stipendio 3) gli ha dato un ruolo 4) ha eliminato dalla lista di Torino del 2014 tutti quelli che potevano prendere mezzo voto in più di lui o erano cervelli pensanti (da Albano in giù..) per garantirgli l'elezione sicura - idem con Ricca al Comune nel 2016, nèh! - si permetta di pontificare contro Cota, la cui mano dovrebbe solo baciare, beh, fa semplicemente VOMITARE. Dà la cifra esatta di chi è il "signor" Benvenuto. E anche di chi Cota è riuscito a circondarsi..!! - PS: è curioso che nel suo 'comunicato' il 'signor' Benvenuto abbia citato, come esempio, tra le tutte le regioni del Sud proprio la Calabria..

  2. avatar-4
    12:06 Mercoledì 06 Dicembre 2017 Keiser Soze benvenuto chi????

    ma l\\\'attività politica di Benvenuto in questi tre anni da consigliere regionale? vogliamo parlarne? impossibile perchè è inesistente!

  3. avatar-4
    09:42 Mercoledì 06 Dicembre 2017 giannaclelia Cota si ricorda del Piemonte

    solo quando non ha altro da pensare, aspirando a Roma.Da governatore non ha fatto un solo atto perla difesa della lingua, della cultura delle radici, anzi ha smantellato anche quelo poco che si era costruito negli anni di Ghigo e che Bresso non era riuscita a smantellare. Ora si appella all \\\\\\\\\\\\\\\'indipendenza del Piemonte...ma non faccia ridere..

  4. avatar-4
    23:09 Martedì 05 Dicembre 2017 Veritas2015 Ahahah

    Benvenuto se vai su wikipedia trovi il significato della parola abiura.

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