Forza Italia
POLVERE DI (5) STELLE

Appendino non svolta (per ora tira a campare)

La sindaca impone il silenzio "elettorale" ai suoi, sperando così di evitare il giudizio delle urne. Il gruppo consiliare grillino è in fermento, l'onda negativa dell'opinione pubblica è crescente. E dopo il 4 marzo si aprirà la prima resa dei conti

Appendino non svolta, tira dritto. Anzi, tira a campare. Difficile dire se, affidarsi alla celebre massima andreottiana, le eviterà (politicamente) di “tirare le cuoia” o, alla fine, quel piccolo cabotaggio cui ha improntato la navigazione senza ancora aver doppiato la boa del metà mandato allungherà solo di poco i tempi del redde rationem. Nelle ultime settimane i radar di Palazzo civico hanno segnalato pericolosi iceberg stagliarsi all’orizzonte e dal 4 marzo la rotta dell’amministrazione pentastellata potrebbe diventare ancor più perigliosa. Tirarsi fuori dalla contesa elettorale, nel tentativo di sottrarre il governo cittadino dall’esame delle urne, si rivelerà una strategia miope, un escamotage dal respiro cortissimo, poiché sarà inevitabile soppesare ogni singolo voto che i Cinquestelle conquisteranno sulla bilancia del consenso relativo alla sindaca. Il 5 marzo, insomma, sarà impossibile per Chiara Appendino lavarsene le mani.

L’aria che tira in quelle periferie dove poco meno di due anni fa la candidata M5s sbaragliò una sinistra strabica e disattenta, non promette bene: si fa in fretta a rimanere delusi e più in fretta arriva la delusione, più questa è cocente. Con tutto quel che ne consegue e ne potrà seguire al momento del voto. Già il non poterla (più) indicare come quella brava, la bocconiana “competente”, la “grillina bon ton” – paragone di cui per mesi fece le spese la collega romana Virginia Raggi – aveva indotto i vertici del movimento, ovvero la Casaleggio e Associati, a rimodulare la campagna elettorale nel capoluogo piemontese e di conserva nel resto della regione, lasciando il più possibile in disparte la prima cittadina. L’esilio di Piero Fassino, candidato (contro i suoi desiderata) in Emilia, è stato un insperato aiuto nell’operazione “nascondimento”. I toni si sono abbassati e una coltre di silenzio è calata su Torino.

Silenzio. Come quello con cui, nel giro di ventiquattr’ore, la guardia presidenziale di Chiara ha avvolto la richiesta di un cambio di passo dell’amministrazione comunale avanzata dal consigliere grillino Marco Chessa, peraltro un “appendiniano” doc. Una rassicurante quanto irrilevante risposta affidata alla capogruppo Chiara Giacosa e il silenziatore aveva prodotto l’effetto voluto. Sopire, ridurre al minimo ogni voce che possa concentrare su Palazzo di Città l’attenzione (negativa) da qui alle urne. In vista del voto meglio il vuoto: questa è la linea di condotta intrapresa dalla sindaca, su cui pesa con un macigno quel calo di popolarità che da sindaca più amata d’Italia, appena insediata, la costringe spesso a evitare uscite pubbliche e schivare le contestazioni. E respingere ogni critica. “Non accetta rilievi, neppure se arrivano da chi le vuole bene”, afferma una consigliera comunale, preoccupata da quella “sindrome da accerchiamento” della quale sarebbe prigioniera la sindaca: “Vede nemici e complotti ovunque, è quasi impossibile confrontarsi. Si irrigidisce e se ne va”.

Come tutti coloro che si sentono accerchiati, la sindaca fa quadrato con la sua squadra, un drappello non a caso ribattezzato “Gli Intoccabili”. Tali, per lei, sono e restano l’assessore Federica Patti, la cui testa è chiesta un giorno sì e l’altro pure da una parte del gruppo, il fido pitbull-addetto stampa Luca Pasquaretta, così come l’altro assessore, quell’Alberto Sacco la cui gestione delle deleghe alle Attività produttive (dal Commercio al Turismo) non gode certo dell’unanime apprezzamento delle categorie e dei loro vertici. Ma tant’è, per Chiara, lui non si tocca come intoccabile è il vicesindaco Guido Montanari, protagonista di più di un inciampo (l’ultimo sulla Metro 2) e signornò dell’ala movimentista la cui presenza è peraltro sempre più sporadica essendo spesso in giro per convegni e quindi meno problematico di prima (“Non c’è più nemmeno bisogno di contenerlo”, conferma un esponente dell’area moderata). L’ex capogruppo Alberto Unia dopo la promozione ad assessore ha perso gran parte dell’iniziale ascendente sui consiglieri, in Sala Rossa il presidente Fabio Versaci, che nella testa di Appendino avrebbe dovuto assumere il ruolo di capo politico del gruppo, copre le proprie debolezze con un’arroganza di facciata, la Giacosa è figura diafana e priva di reale autonomia.

Questo è il quadro nel quale la “Chiara sfuggente” spera, trincerandosi tra rare uscite e riducendo al minimo ogni movimento, di uscire indenne dal test delle urne. Non sarà così. Innanzitutto perché nessuna forza politica che governi una città, tanto più dopo averla conquistata con squilli di tromba e marce trionfali (in via Garbaldi) per la vittoria, può immaginare di non considerare un eventuale calo di consensi dopo meno di due anni come un giudizio (anche) sul governo cittadino. E poi perché a dispetto dell’immagine che la sindaca continua a dare di sé – lontana e per quanto può avulsa dalla partita delle politiche – lei fino a quando non ci furono i primi inciampi era addirittura indicata come un possibile candidato premier per i Cinquestelle. Mica bruscolini. E, ancora, perché la storia della sindaca che sta a distanza dalle elezioni politiche cozza contro la cronaca che racconta di un suo deciso intervento a favore della candidatura di Paolo Turati, la più discussa all’interno del M5s. Che l’economista con trascorsi in altri partiti sia poi “espressione” di quel milieu che ruota attorno all’associazione Magellano di Angelo Burzi e dell’assessore comunale al Bilancio Sergio Rolando, non giova certo all’immagine di una sindaca lontana dai giochi. Lei continua a navigare sottocosta, ma l’iceberg segnalato da tempo sul radar e con, tra gli altri, il profilo del bilancio con tutto ciò che ne può conseguire per il futuro della città, non sarà evitabile all’ultimo minuto. Sopire e nascondere tensioni e malcontento all’interno della squadra (dal caso di Deborah Montalbano, la cui uscita dal gruppo pare solo procrastina a dopo il voto, a quello, già citato, di Chessa) ma soprattutto in parte dell’elettorato deluso, non basterà alla Appendino per evitare di dover fare i conti dal 5 marzo in poi. Quando tirare a campare potrebbe essere ancora più difficile.

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6 Commenti

  1. avatar-4
    16:50 Lunedì 12 Febbraio 2018 moschettiere Ragionevolmente

    È verissimo, visto lo scenario, "scheda bianca" potrebbe essere un'opzione ragionevole. Ne esiste pero un'altra... una prima gita al mare!

  2. avatar-4
    13:38 Lunedì 12 Febbraio 2018 dedocapellano Purtroppo l'unica alternativa è "scheda bianca"!!

    Ha ragione Moschettiere, probabilmente il M5S sarà il primo partito alle prossime elezioni politiche ma non solo perché la "gente" non ha ancora capito ma soprattutto perché sia il PD sia FI e la Lega non sono credibili avendo governato più volte negli ulti 20 anni e con i risultati che tutti possiamo toccare con mano. Quindi sia il centro Destra sia il centro Sinistra cambiano veramente registro e persone oppure......

  3. avatar-4
    11:52 Lunedì 12 Febbraio 2018 moschettiere E pensare...

    ...che avrebbe dovuto tirare la volata per le politiche! 5S avevano scoperto il fenomeno da lanciare anche forse come candidato premier... Come si vede che gli incapaci hanno solo parole... Ma temo che la gente non abbia ancora capito e 5S sarà il primo partito...

  4. avatar-4
    11:46 Lunedì 12 Febbraio 2018 Imprinting Personaggi in cerca d'autore

    Se ci avete fatto caso, da dopo le elezioni amministrative la maggior parte dei consiglieri M5S si sono asserragliati dentro Palazzo di Città, ignorando completamente la base e tutte le iniziative sul territorio. Non si vedono ai banchetti, latitano fra i militanti, guardano sdegnosi la base, e quel che è peggio hanno iniziato a praticare lo sport più diffuso fra i vertici M5s: non salutare i normali cittadini e far finta di non vederli neanche a 2 cm di distanza (Chiara Giacosa docet). Vedremo se i Torinesi sapranno ricambiare questo "non saluto" in occasione delle Politiche.

  5. avatar-4
    09:38 Lunedì 12 Febbraio 2018 dedocapellano Sergio Rolando....Paolo Turati.......Angelo Burzi......Magellano ecc

    Ormai non ci sono più dubbi, sin dalla scelta di Rolando (vicino all'ex assessore FI Angelo Burzi) come assessore era evidente che il "brodo primordiale" che ha nutrito l' infanzia, l'adolescenza la giovinezza e l' età adulta di Chiara Appendino non e' propriamente coerente con quello della maggioranza dei votanti il M5S. Ma va bene cosi, andava dato un segnale forte al Partito Democratico e ai suoi datati dirigenti. Se il messaggio sarà compreso e si faranno i dovuti cambiamenti i torinesi sapranno superare la parentesi del M5S.

  6. avatar-4
    08:59 Lunedì 12 Febbraio 2018 enzar Banchetti spariti

    Da quello che sento parlando tra i torinesi che a suo tempo avevano dato fiducia alla sindaca la sua caduta di popolarità è abissale. Se si votasse per Appendino il tracollo non sarebbe forse così netto perché godrebbe del sostegno di parte della borghesia compradora sempre pronta a saltare sul carro del vincitore, ma adesso si vota per i 5S. Nessuno potrà dimenticare il programma della sindaca completamente disatteso e basta girare nei mercati rionali delle periferie per cercare un qualche banchetto del Movimento, di quelli pieni di gente curiosa e speranzosa durante le precedenti comunali : non se ne vede nemmeno l’ombra, hanno paura di farsi vedere!

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