Croazia nel girone dantesco dello spread

Da poco è entrata anche la Croazia in Europa, o, meglio, nel perverso sistema eurocratico, come sarebbe più corretto definirlo. Ma è risaputo che il monopolio delle definizioni è prerogativa dell’egemonia del pensiero unico, che preferisce nascondere l’essenza delle cose dietro nomi rassicuranti e opportunamente addomesticanti.

Ora le politiche croate potranno essere più facilmente controllate, in forza della moneta comune, dalla potenza tedesca. Quest’ultima – non ci stancheremo di ripeterlo – sta con successo riuscendo a portare a compimento il folle progetto che non era riuscita a realizzare con i carri armati nel secolo scorso. Il nuovo Hitler non ha la svastica né il baffetto, ma parla un inglese fluente e si richiama senza tregua alle sacre leggi del mercato e dello spread, del debito e della finanza.

 

La violenza, del resto, è oggi una “categoria economica immanente” (Lukács), e occorre ripeterlo con tanta più enfasi e con tanta più insistenza quanto più il sistema panoptico della manipolazione organizzata delle coscienze si ostina a ribadire che la violenza è una forma fortunatamente estinta, legata alla stagione dei totalitarismi novecenteschi.

Lungi dall’essersi estinta, la violenza ha semplicemente cambiato forma: dall’estetica dei supplizi è passata alla forma invisibile del mercato e dei suoi crimini che non si vedono se non negli effetti, le “valanghe di sconvolgimento sociale” (Karl Polanyi) e le “tragedie nell’etico” (Hegel). Per questo, sia detto per incidens, l’euro non è una moneta, ma un sistema di governo il cui fine è la distruzione del vecchio modello europeo, sostituito da quello della privatizzazione selvaggia e dalla soppressione di ogni residuo welfare state. La sinistra europeista rivela in ciò, una volta di più, la sua miseria, id est il suo patetico lavorare per il re di Prussia.

 

A stupire è soprattutto il fatto che sempre più rapidamente l’ingresso in Europa si accompagni, per lo sventurato di turno, all’inizio delle sue sciagure (commissariamento, dittatura del debito e dello spread, ecc.): resta esemplare il caso del popolo greco, impietosamente sacrificato sull’altare di Monsieur le Capital. Verosimilmente la Croazia precipiterà nel girone dantesco dei tormenti del diluvio universale eurocratico in tempi ancora più rapidi.

Presto il giubilo per l’ingesso nel progetto criminale chiamato Europa si tramuterà in lutto. La festa approntata per accogliere la Croazia ricorda irresistibilmente l’espediente del Duca Valentino – narrato nel Principe di Machiavelli –, che riunì in un convito i maggiori esponenti delle famiglie a lui ostili per poi farli sgozzare a tradimento tutti insieme.

 

Per questo, senza esagerazioni (e senza curarci del coro virtuoso del politically correct e dei suoi teologumeni addomesticanti), crediamo che sia possibile rivolgersi ai popoli che stanno entrando (o che entreranno) nel progetto criminale eurocratico con le parole dell’Inferno di Dante (III, 9): “lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.

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