POTERI FORTI

Operazione Intesa-Generali,
la polizza della Appendino

Il viatico dei Cinquestelle alle manovre di Messina per la "difesa dell'italianità" della compagnia assicurativa di Trieste è frutto dell'entente cordiale tra il vertice della superbanca e la sindaca di Torino. Salziana di complemento

Entente cordiale suona bene con quel suo fascino d’Oltralpe. Ma per descrivere il rapporto repentinamente mutato in favorevole tra Chiara Appendino e il presidente della Compagnia di San Paolo Francesco Profumo, così come per scrivere la didascalia sotto la foto che ritrae la sindaca di Torino a fianco del ceo del primo gruppo bancario italiano, Carlo Messina, nel ristorante con vista aerea su Torino scattata qualche tempo fa (c’era ancora Matteo Renzi a Palazzo Chigi, oltre che al desco nel grattacielo), giova tradurre in italiano. Almeno la prima parola, con maiuscola: Intesa. Innanzitutto perché coincide col nome della banca e poi perché proprio sull’italianità si gioca la presa di posizione del vertice pentastellato, ovvero Beppe Grillo che pur non espressa apertamente, suona come un palese appoggio alla banca guidata da Messina nella partita sulle Generali. E che in questo endorsement abbia giocato un ruolo se non di regia (esageroma nen), ma almeno di ispiratrice la prima cittadina torinese è un dubbio tutto da fugare.

Per comprendere la questione basta leggere qualche passaggio di quanto pubblicato sul blog delle stelle e replicato su quello del comico genovese, partendo dalla conclusione affidata a una domanda: “E il nostro governo cosa fa? Ancora una volta starà a guardare di fronte all’affronto dei francesi?”. Vade retro galli, intima il Grillo. E strada spianata – si legge tra le righe – a Intesa Sanpaolo che, nella partita per l’acquisizione del gruppo assicurativo di Trieste, finisce per incarnare l’anima sovranista dei pentastellati. “Cedere la sovranità anche nella gestione del risparmio significa consegnare all’estero i soldi degli italiani, i loro risparmi, per fare investimenti in Francia e sostenere l’economia tedesca” scrive il M5s che precisa: “Abbiamo il dovere di difendere e mantenere le proprietà delle aziende e degli asset principali in Italia. Se siamo diventati uno dei paesi cardine del G8, è merito del tessuto economico del nostro paese, di quelle realtà che stiamo svendendo pezzo dopo pezzo”.

Occasione ghiotta - al pari delle portate servite al trentaseiesimo piano quel 6 di ottobre, “ho mangiato solo l’uovo” ammise un frugale Sergio Chiamparino – per i grillini pronti a dare l’ennesimo affondo all’ex premier, pure galante con la Appendino quel giorno. “Ci risiamo, ancora una volta un asset importante del nostro paese, le Assicurazioni Generali, è a rischio di scippo da parte di investitori stranieri. È questo forse quello che intendeva Renzi quando invitava gli investitori esteri a credere nell’Italia?”. Qualche riga dopo altra stoccata: “E il nostro governo cosa fa? Ancora una volta starà a guardare di fronte all’affronto dei francesi? Unicredit, Telecom, Edison, Ansaldo Energia, Ansaldo Breda, Alitalia sono solo alcune delle nostre aziende, del nostro know-how, del nostro patrimonio umano, finanziario e ingegneristico che è finito in mani straniere, ma l’elenco è lunghissimo”. Fermare Axa alla frontiera, insomma.

L’appoggio non dichiarato, ma evidente, all’eventuale acquisizione di Generali da parte del gruppo bancario di cui la Compagnia è azionista per il 9,34% (circa il doppio di Fondazione Cariplo e tre volte tanto rispetto al pacchetto detenuto dalle stesse Generali) arriva dunque dal vertice del M5s. Solo una coincidenza quello sfratto dato dalla sindaca appena eletta a Profumo, trasformatosi poi in rapida e ostentata condivisione del salotto? Lo zampino del destino cinico e baro pure le recenti esternazioni della sindaca capaci di farla apparire a più d’uno – i soliti malpensanti – come una sorta di Enrico Salza in gonnella?

“In questi primi sei mesi del mandato ho potuto apprezzare il rapporto che Intesa Sanpaolo ha costruito con la città, un legame strutturale che le consente di ricevere un forte supporto per le proprie attività e alla banca  di mantenere salde le proprie radici”. Parole al miele, quelle pronunciate giovedì scorso dalla sindaca ai festeggiamenti per il decennale della superbanca, che hanno mandato in solluchero Messina e l’intero establishment sabaudo. Un intervento condito dall’encomio verso “l’intuizione di poche persone diventata realtà. Un’idea che è risultata vincente”. Di fronte a un Salza gongolante.

Del resto, l’ex banchiere che tanto peso ha avuto nella milanesizzazione del San Paolo non è certo uno sconosciuto in casa Appendino: il vecchio leone di piazza San Carlo, appena eletta, di lei ebbe a dire che “il nonno Giuseppe era un mio carissimo amico. Conosco molto bene anche il padre, la madre e la nonna. Chiara ha frequentato la scuola americana da me fondata: è per mezzo mio che ha compiuto i propri studi”. Che abbia imparato bene, grazie a Salza, come muoversi con passo felpato lungo i corridoi della finanza e messo al servizio del MoVimento il suo sapere? Honni soit qui mal y pense. Vabbé è in francese, ma la pronunciò  Edoardo III alla sua amante e di mezzo c’era una giarrettiera… Qui un tailleur d’ordinanza.

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