TRAVAGLI DEMOCRATICI

Fassino: “A Renzi non ci sono alternative”

L'ex sindaco di Torino schiera le truppe al fianco del segretario, cui riconosce la stoffa del leader. Rapporti ormai sfilacciati con Damiano e Franceschini. Assieme al ministro Martina tesse la rete sul territorio. Il 18 febbraio assemblea in Piemonte

Nella riunione di martedì, convocata da Dario Franceschini per serrare i ranghi della nutrita pattuglia parlamentare che a lui fa riferimento (un centinaio tra Camera e Senato) e delineare una road map su partito e legge elettorale, Piero Fassino già era vissuto come un corpo estraneo, seppur con il rispetto e la deferenza dovuti a chi il Pd lo ha fondato. Perché in quello spirar confuso di correnti che è oggi il Nazareno, Fassino ha deciso che al congresso intende giocare ancora un ruolo da protagonista. E lo farà, convintamente, al fianco di Matteo Renzi.

Nel filo diretto tra Roma e Torino l’ex sindaco ha fatto sapere ai suoi che AreaDem, la componente di cui è stato diarca per quasi dieci anni assieme all’attuale ministro della Cultura, è un’esperienza ormai archiviata. È ora di guardare al Futuro Democratico, come recita l’insegna della sua componente piemontese che riunirà sabato prossimo, nel quartier generale di via Masserano: un piccolo esercito di quadri, funzionari e amministratori locali. Sarà quella l’occasione per studiare le prossime mosse e collocarsi nel complesso campo di battaglia nazionale. In attesa che, domani, con la formalizzazione delle dimissioni del segretario in direzione, si apra ufficialmente la fase congressuale.

Con Renzi ha parlato più volte in questi giorni, un dialogo franco e diretto, come nel costume e nei caratteri dei due, un confronto nel quale il vecchio leader non ha certo mancato di manifestare al giovane fiorentino tutte le sue perplessità sulla gestione di alcune partite cruciali giocate tra largo del Nazareno e Palazzo Chigi. “Hai portato il Pd ad avvitarsi per mesi su leggi elettorali e riforma costituzionale, soffocando il dibattito sui grandi temi economici, sociali e internazionali” è stato il succo del discorso. Una disamina critica, senza sconti, del biennio renziano ma allo stesso tempo scevra da revanscismi o, peggio, da riposizionamenti tattici, giacché riconosce ancora nel ragazzo di Pontassieve l’unica autentica leadership che il partito possa esprimere. E allora tanto vale sostenerla, rafforzarla e magari influenzarne positivamente le scelte, secondo l’antico credo togliattiano che il partito si governa e si puntella dal centro.

A partire dalla competizione referendaria, con la costituzione dei Comitati della Sinistra per il Sì, l’ultimo segretario della Quercia ha intrapreso un percorso nella direzione del nuovo corso con esponenti di quella tradizione, come il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina (il quale, intanto, avrebbe chiuso bruscamente i rapporti con Cesare Damiano, dopo la recente deriva antirenziana di quest’ultimo). E con lui sta tessendo una rete gettata su tutto il territorio nazionale, ricontattando vecchi compagni, dirigenti e amministratori sparsi in quasi tutte le regioni d’Italia, per arginare quell’anti renzismo dilagante, dopo il 4 dicembre, che qualcuno strumentalmente non ha mancato di cavalcare. Un’area che ha già preso a dialogare con quel pezzo di Rifare l’Italia più vicino a Matteo Orfini e quindi a Renzi per isolare le trame, vere o presunte, che delineerebbero un asse tra Franceschini e un altro ministro, quello della Giustizia Andrea Orlando.

Con Renzi, Fassino aveva condiviso la necessità di andare al voto il prima possibile per ridare una guida solida al Paese e in questo senso non ha apprezzato il traccheggiare sornione di Franceschini, il quale ha invece interpretato bene l’istinto di sopravvivenza di gran parte dei gruppi dem tra Montecitorio e Palazzo Madama, diventando una sorta di polizza pensionistica. Le strade si sono progressivamente separate e mentre il ministro si inumidiva l’indice per sondare il vento, il Lungo lanciava strali contro gli scissionisti: “Un partito che nasce spaccando il Pd, non può certo pretendere di allearsi col Pd. La scissione sarebbe un atto che ha come unica conseguenza di impedire che il centrosinistra vinca le elezioni. Consegnerebbe il paese alla destra o a Grillo”. Trovare uno spazio al centro, stoppare eventuali emorragie, rafforzare la leadership potenzialmente più solida, evitare scossoni destabilizzanti. Fassino, in fondo, fa quello che ha sempre fatto. Ah, se solo avesse qualche anno di meno e la forza di un tempo.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    10:28 Martedì 14 Febbraio 2017 dedocapellano spirito di servizo!

    Piero Fassino ha certamente tanta esperienza politica come la maggior parte dei politici professionisti che siedono a vario titolo nelle istituzioni da quarant'anni ed oltre, così come tutti quei membri di Consiglio di amministrazione delle nostre banche, tutta gente di esperienza...... ma visti i risultati negativi dell'Italia non potrebbe essere ora che tutta questa grande gente di esperienza faccia un passo indietro andando a godersi un "meritato" riposo? se poi proprio il Popolo deciderà di non poter fare a meno di loro..... loro sono sicuro correranno a risedersi sulle loro poltrone... ben inteso per spirito di servizio!

  2. avatar-4
    19:44 Lunedì 13 Febbraio 2017 patty Ha ragione Fassino

    Sarà anche poco simpatico o poco empatico il che credo abbia influito non poco al ballottaggio di Torino, e tuttavia Fassino sa meglio di molti altri cosa serve per governare un partito, un paese, ed anche una città.

  3. avatar-4
    12:05 Lunedì 13 Febbraio 2017 dedocapellano ...... e data la poca empatia con il Popolo di Fassino..... Renzi è fritto!

    Fassino da "tifoso" fa bene a tifare per la sua "ditta", ma da "sportivo" consegnare il paese alla destra o a Grillo forse non è poi una grande "tragedia" visto quanto ha fatto il PD di Renzi!! In ogni caso sono d'accordo con tandem Fassino non ha mai dimostrato di avere una speciale empatia con il "popolo"!

  4. avatar-4
    11:23 Domenica 12 Febbraio 2017 tandem Il profeta colpisce ancora....

    Conoscendo il profondo valore delle famose profezie di Fassino, Renzi è fritto, esistono almeno un centinaio di alternative.

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