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Appendino “deve” 3,8 milioni al Csi

Prosegue la difficile navigazione del consorzio informatico pubblico. Mentre è ancora in alto mare l'iter di privatizzazione (parziale), i conti fanno acqua. Palazzo Civico inadempiente: "Provvederemo al più presto"

Il Comune di Torino deve ancora versare 3,8 milioni al Csi e il consorzio informatico rischia di rimanere al verde. Si tratta di una parte dei 18,5 milioni che Palazzo Civico si è impegnato a riconoscere per la copertura dei servizi di propria competenza. È quanto emerso nell’assemblea dei soci, presieduta dall'assessore all'Innovazione della Regione Piemonte Giuseppina De Santis, che ha approvato il Piano di Attività 2017 con un valore della produzione previsto pari a circa 128 milioni di euro. L’impegno della Città, ribadito dall’assessore all’innovazione Paola Pisano, è stato di reperire le risorse entro 60 giorni, in caso contrario l’assemblea dei soci sarà nuovamente convocata per rimodulare il piano delle attività, adeguandolo alle risorse mancanti. Il tutto mentre l’azienda è impegnata nel complesso iter del dialogo competitivo con una serie di soggetti privati interessati a subentrare nella compagine societaria. Un percorso che pare aver subito dei rallentamenti, dopo il cambio di colore al vertice di Palazzo Civico, con l’approdo della giunta di Chiara Appendino, confermando una certa freddezza già manifestata da parte della Città durante l’amministrazione di Piero Fassino.   

Nel corso dell’assemblea è stato inoltre completato il Comitato Tecnico Scientifico del Csi. Sono stati nominati Luana Lazzarin, responsabile dei sistemi informatici del Comune di Biella, Antonino Ruggeri, responsabile regionale “Controllo di gestione, Monitoraggio costi per livelli di assistenza delle Asr e Sistemi Informativi” della Direzione Sanità della Regionee Massimo Veglio, direttore sanitario della Asl di Torino. L’assemblea ha ratificato il “consorzia mento” di Unione Montana Valle Grana (Cuneo), Unione Montana Valle Stura (Cuneo) e Unione Montana Suol d'Aleramo (Alessandria), portando così a 129 il numero complessivo degli enti consorziati.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    05:53 Giovedì 23 Febbraio 2017 tandem E continua...

    Di rinvio in rinvio, il problema CSI in verità non viene mai affrontato, la giunta Chiamparino partita con grandi intenzione da mesi taceva, intanto evidentemente i problemi crescono, come per tutte le cose rinviate. Un politica irresponsabile a 360 gradi....

  2. avatar-4
    01:15 Mercoledì 22 Febbraio 2017 iRoby Mi permetto

    Esprimo una riflessione sul tema "valorizzazione del Csi". Prendo atto che la politica torinese non sa più che pesci pigliare sull'annoso problema del Csi Piemonte, problema che si sapeva da tempo sarebbe inesorabilmente degenerato. Osservo tuttavia che basta spostarsi verso Milano per respirare un'aria di coraggio, scelte coerenti e innovazione, pure rimanendo al di qua del confine lombardo. il Presidente Chiamparino dovrebbe interrogarsi sul rischio della "bomba Csi" che si trova in mano pronta a esplodere, mentre alla Sindaca Appendino suggerisco di dedicare qualche ora della sua serratissima agenda ad approfondire il significato di informatizzazione della PA e del mercato ICT nel ventunesimo secolo. Strategie da maneggiare con cura, perché non necessariamente consentono di raggiungere i risultati attesi. E ai dipendenti e agli Amici del Consorzio un abbraccio e un rammarico per le ingenti risorse consumate negli anni che meglio avrebbero potuto essere indirizzate. Teniamone conto, facciamone prezioso tesoro, per il futuro e per le scelte future. Come dire Governance Vs Execution. Educatamente e rispettosamente ho rilevato. iRoby

  3. avatar-4
    23:28 Martedì 21 Febbraio 2017 Teofilo Non c'è solo il Csi che fa servizi... continua

    Continuo il post precedente. Un altro argomento caro ai dipendenti del Csi per la difesa dell'azienda è che privatizzando i prezzi salirebbero, perchè il Csi ha il vincolo del pareggio di bilancio e non deve fare utili; certo belle parole, ma se così fosse i servizi del Csi dovrebbero costare due terzi di quello che costano adesso, proprio perchè non dovrebbero arricchire nessun padrone. Alzi la mano chi crede che sia così!! Il Csi ha i prezzi altissimi e li maschera con il trucchetto di dichiarare delle tariffe giornaliere allineate con il mercato (e già qui il conto non torna perchè dovrebbero essere molto più basse), sparando poi un'iradiddio di giorni uomo per ogni attività che svolge: tariffa giornaliera "da mercato" moltiplicata numero di giornate doppio del necessario ed ecco che i costi del carrozzone non sono più sostenibili per la PA piemontese. Ma dov'è il problema? Poca produttività? Dipendenti che stanno troppo tempo sui social network? Troppe auto blu per i dirigenti? Premi troppo alti? Bah, di sicuro qualcuno ci fa la cresta, e una bella cresta.

  4. avatar-4
    23:26 Martedì 21 Febbraio 2017 Teofilo Non c'è solo il Csi che fa servizi

    Leggendo sui vari siti che trattano la difesa che i dipendenti del Csi portano avanti da diversi mesi si vede la pochezza di molte argomentazioni da questi addotte. Ad esempio si dice che il Csi deve rimanere pubblico perchè gestisce i dati sanitari, ma questa è una sciocchezza perchè come tutti sanno la stragrande maggiornaza delle regioni italiane e dei comuni fanno gestire questi dati a fornitori privati di servizi ICT. Non è che perchè un'azienda privata gestisce dati sensibili questi automaticamente vengono venduti di sottobanco al miglior offerente per studi di marketing: esiste la normativa a protezione dei dati personali e esistono gli accordi di servizio, per cui se tu fornitore privato dai in giro i dati che gestisci a seguito di un incarico che ti ho dato e che ti pago oltre a dovermi risarcire i danni hai anche commesso un reato penale. Quindi è del tutto evidente che non è vero che è meglio che i dati personali vengano gestiti da un'azienda pubblica come il Csi.

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