DUELLO

Lega “scippa” il Lingotto a Renzi

Il Carroccio batte sul tempo l'ex premier. Qualche giorno prima della kermesse renziana organizza una manifestazione su lavoro, welfare e sanità. Una sfida al Pd ma anche l'occasione per lanciare un'opa sul centrodestra piemontese

Se un fazzoletto verde salterà fuori tra le poltroncine del Lingotto, per i renziani e il loro leader non sarà una provocazione. Quella ci sarà già stata, una settimana prima o giù di lì quando la Lega avrà celebrato proprio nel luogo scelto da Matteo Renzi per la sua riscossa congressuale il suo rito esecratore della politica renziana nei suoi punti sensibili: economia, lavoro, welfare. A guastare la festa all’ex segretario dem proprio nel momento più simbolico – il ritorno alla fonte battesimale del Pd – della corsa per il ritorno al Nazareno (e, chissà, a Palazzo Chigi), il Carroccio piemontese sta lavorando ormai da giorni.

In silenzio e sottotraccia il segretario Riccardo Molinari mette a punto la scaletta di una giornata, a ridosso ma non troppo della tre giorni renziana dal 10 al 12 marzo, che se provocazione vuole essere e sarà, non si limiterà nelle intenzioni della Lega a rubare un po’ di attenzione e rompere qualche uovo nel paniere dell’ex presidente del Consiglio e delle sue truppe. C’è il sapore della sfida, con lo sgambetto dell’anticipo, negli argomenti in discussione in quello che più di un’adunata a suon di slogan e di attacchi sui temi ormai refrain di Matteo Salvini – immigrazione, sicurezza, confini – si annuncia come un forum su temi sì sovranisti, ma affrontati con il piglio dell’analisi e della confutazione riguardo tesi e provvedimenti del Pd affidati a esperti, ovviamente di stampo leghista. Di nomi per ora ne filtrano pochi e tante sono le telefonate per assoldarli nella lista dei relatori. Ci sarà probabilmente il costituzionalista e consigliere di Stato Luciano Barra Cacciolo, così come il responsabile del dipartimento economia della Lega Claudio Borghi.

Non ci sarà invece Salvini. Non certo per divergenze o altro del genere, ma più banalmente perché quella del Lingotto sarà connotata come un’iniziativa prettamente piemontese per il Carroccio. Che, a voler leggere tra le righe, sembra porsi in una posizione non certo alternativa o diversa rispetto a quella del leader nazionale, bensì marcare una sua peculiarità, anche storica, con la scelta di temi che non sono (solo) quelli ormai quotidiani di Salvini, incominciando proprio dall’immigrazione. Un asse spostato, non a caso, sul versante economico dove Renzi appare al centrodestra (ma non solo) più debole e attaccabile. Certo si parlerà della legge Fornero, l’ossessione di Matteo (l’altro), ma anche di sanità aprendo qui una diga che Molinari sa bene come in Piemonte sia facile far tracimare nel malcontento e nelle critiche alla politica attuata dalla giunta di Sergio Chiamparino. E poi il lavoro, altro argomento evocando il quale è altrettanto semplice far fischiare le orecchie in piazza Castello e ululare chi ne critica, anche sul fronte delle imprese, un’azione insufficiente rispetto alle necessità.

Politiche sociali, assistenza, fasce deboli: altri punti su cui sta lavorando il gruppo del Lingotto in seno al Carroccio che a quella scelta logistica attribuisce non solo la funzione di rovo tra le gambe del Pd al gran ballo del congresso, ma anche il significato evocativo di luogo simbolo del lavoro. Segnali forti contro il centrosinistra in una marcia ormai non più lunga (anche se si votasse a scadenza naturale della legislatura) verso le elezioni politiche, ma anche nei riguardi degli alleati del centrodestra guardando al traguardo, più lontano, del 2019 quando si voterà per la Regione.

Una partenza così eclatante della Lega, a Torino, non può certo passare inosservata o snobbata innanzitutto dai banchi del centrodestra (Forza Italia, soprattutto) a Palazzo Lascaris dove proprio sui temi che la Lega porterà al Lingotto non si sono viste, in questi due anni e mezzo, azioni forti, continue e strutturate che, invece, i vertici regionali del Carroccio considerano imprescindibili per una riconquista della Regione. Assai prima ci sono le comunali e anche in vista di quelle - soprattutto ad Asti dove il centrodestra risulta avanti anche nel sondaggio commissionato dal Pd, ma anche ad Alessandria dove è aperta la partita per il ballottaggio con la dem Rita Rossa e per arrivare al quale è necessario superare l’incognita grillina – Molinari punta molto sul Lingotto. Dove guastare la festa a Renzi, ma anche aprire le danze con gli alleati azzurri per la candidatura alla presidenza della Regione. Il vertice del Carroccio piemontese, per ora, lascia che la battaglia sia combattuta – in maniera sotterranea e silenziosa – tutta in casa berlusconiana tra la consigliera Claudia Porchietto e l’eurodeputato Alberto Cirio. Poi se verrà il momento, un nome la Lega potrebbe farlo saltare fuori. Come un fazzoletto verde tra i piddini al Lingotto.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    07:48 Martedì 28 Febbraio 2017 Wlalega2015 Al lingotto ?

    Se era presente Salvini i pecoroni si muovevano ma senza la sua presenza potevano incontrarsi in sezione con una trentina di sedie.....erano apposto !

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