Pdl, le correnti soffiano sull’accordo

Salta l’elezione del vicepresidente di Palazzo Lascaris. Si inasprisce il braccio di ferro tra maggioranza e i sette “dissidenti”. Venerdì vertice del gruppo con Ghigo e Ghiglia

Il Pdl è nel pantano. Non c’è accordo tra le componenti pertanto il voto sulla vicepresidenza di Palazzo Lascaris, previsto nella seduta di questa settimana, è rinviato ancora di sette giorni. L’offerta fatta alla minoranza di Progett’Azione – che ha, pur con qualche mal di pancia al proprio interno (soprattutto di Rosanna Costa), designato a quella poltrona il novarese Roberto Boniperti – non ha avuto l’effetto che le colombe si auspicavano: svelenire il clima, attenuare le rivendicazioni dei sette, siglare un armistizio in vista dell’approvazione di importanti provvedimenti (Piano Socio-sanitario, Bilancio e Csi). Neppure la ventilata ipotesi di concedere loro uno e addirittura due assessorati ha smussato le spigolosità dei “dissidenti” che, pur dichiarandosi pronti ad entrare in giunta, respingono le indicazioni dei vertici del partito che chiede le dimissioni da consigliere per chi assume ruoli nell’esecutivo. E sarà proprio la diarchia di corso Vittorio a ribadire l’irrinunciabilità di questa posizione, nella riunione di venerdì prossimo, convocata di concerto con il capogruppo Luca Pedrale che, oggi, dopo un battibecco con Gian Luca Vignale (che gli ha rivolto il gesto dell'ombrello) ha abbandonato l’incontro. E il povero Pedrale ha dovuto rimettere in tasca la lettera da indirizzare al presidente Roberto Cota per chiedere l’apertura formale di un tavolo per il rimpasto.

 

È ormai un dialogo tra sordi, nel  quale ognuno è impegnato a portare acqua al proprio mulino, diffidando di tutto e di tutti. Il classico cul-de sac. È stato chiarissimo Vignale: in un partito declinato in correnti, sancito in modo netto dalla tornata congressuale, il principale scopo è quello di far pesare la sua componente, in primo luogo impedendo che nel gioco delle surroghe la pattuglia di minoranza si assottigli a vantaggio dell’area lealista. Non sfugge che, oltre a Paolo Bonadeo, destinato a subentrare a Raffaele Costa, nel caso di dimissioni entrerebbero in Consiglio altri fedelissimi di Agostino Ghiglia, a partire dall’ex assessore alla Sanità Antonio D’Ambrosio.

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