POLVERE DI (5) STELLE

“I lavoratori non sono un blog”

Chiarle (Fim) invita Di Maio a studiare la storia: “Fa confusione tra sindacati e corporazioni fasciste”. E quanto alle supposte capacità di governo dei grillini porta a esempio Appendino: “Sorretta dall’alleanza Confindustria-No Tav-Askatasuna”

Chissà se Luigi Di Maio partorendo la trovata da aspirante premier sulla riforma d’imperio pentastellato del sindacato è stato sfiorato dal pensiero sul luogo e la città dov’era? Coincidenze: il Lingotto con la sua storia di prima fabbrica tayloristica in Italia e simbolo della città che è stata un tutt’uno con le tute blu e che adesso è governata da una sindaca grillina, figlia della buona borghesia, che se avesse avuto la tutina griffata avrebbe gattonato fasciata nel logo di Confindustria. “E lui viene qui a Torino a dirci che dobbiamo cambiare e se non lo facciamo noi lo faranno loro. Lasci perdere, non pretenda di insegnare ai gatti ad arrampicare. Pensi piuttosto a studiare, insieme a tante cose che deve imparare, anche la storia del movimento sindacale”. Claudio Chiarle, segretario della Fim Cisl torinese, parla con tono pacato, ma scandisce quelle parole che non sono, nella sostanza, poi così lontane da quell’“analfabeta della Costituzione” con cui il segretario della Cgil Susanna Camusso ha definito il candidato premier dei Cinquestelle, uno che“fa confusione tra sindacati e corporazioni fasciste”, secondo la segretaria della Fiom Francesca Re David.

Con quel “O i sindacati si autoriformano o lo faremo noi al governo” il proclama del vicepresidente della Camera nelle vesti di futuro presidente del Consiglio, è una scintilla che dal Festival del lavoro accende una reazione trasversale e che supera ampiamente i confini del bersaglio nel mirino pentastellato. Dal centrodestra il senatore di Forza Italia Lucio Malan intinge la penna nel curaro e attinge nel vuoto del curriculum professionale di Giggino per dire che “peggio del sindacalismo selvaggio del passato c’è solo il sindacalismo di regime che vuole l’apprendista premier , il quale non avendo fatto altro mestiere che quello di vicepresidente della Camera, non può comprendere i meccanismi e la realtà del mondo del lavoro”. E se il Pd Ernesto Carbone twitta, rammentando una delle innumerevoli gaffe del grillino “il lavoro sta a Di Maio come Pinochet al Venezuela”, il proclama di Torino appare, reazione dopo reazione, un nuovo inciampo a Cinquestelle. Da non prendere sottogamba, però.

Osserva, infatti, Chiarle: “È difficile ascoltare quelle parole e non tornare indietro ai tempi bui quando i sindacati vennero sostituiti dalle corporazioni. Sarebbe interessante capire, aldilà degli annunci, quale idea hanno i grillini del sindacato: vogliono riformarlo da destra? Oppure da sinistra visto che Di Maio parla, ma il loro consigliere e stratega è Giorgio Cremaschi e alle loro manifestazioni si accodano spesso i cobas?”. Sulla necessità di un miglioramento del ruolo e dell’azione delle rappresentanze dei lavoratori, il segretario dei metalmeccanici Cisl non si nasconde: “Lo sappiamo, lavoriamo per questo, ma non ce lo facciamo dire da Di Maio, tantomeno insegnare. Figurarsi poi una riforma imposta dal governo. Intanto devono arrivarci, al governo. E non mi pare che gli esempi di dove governano siano esaltanti o, quantomeno, apprezzabili”.

Calcia il rigore a porta vuota, Chiarle. Giocando pure in casa. “Qui – dice riferendosi a Chiara Appendino e alla sua amministrazione – c’è un’alleanza Confindustria-NoTav-Askatasuna, tanti trattini che uniti fanno un cerchio e confermano il detto che gli estremismi alla fine si toccano”. Il “liderino” come lo definisce il deputato dei Moderati Giacomo Portas, con il suo annuncio offre il destro ai suoi bersagli per un affondo proprio sul tema caro ai grillini, la partecipazione e l’essere tra la gente: “Quando ci sono i problemi nelle aziende il sindacato è lì, come successo qui nell’ultimo caso, quello della Comital. Non sta in un blog. Certo guardare in faccia i lavoratori, discutere e a volte pure litigare, ma sempre per trovare soluzioni è meno semplice che schiacciare il tasto di un computer. In questi anni il sindacato è riuscito a vivere e sopravvivere ai cambiamenti. Vuole dire che ha un radicamento nelle aziende e una sua rappresentatività ce l’ha, molto di più della associazioni imprenditoriali” sostiene Chiarle. Il quale proprio nei confronti della classe dirigente torinese aveva, nei giorni scorsi, lanciato un secco j’accuse, attribuendole la responsabilità “della desolazione torinese” che  “è nei palazzi del potere torinese, della Torino che ha governato dietro le quinte in questi anni e che ha favorito l’ascesa della bocconiana Appendino considerandola comunque una figlia della borghesia industriale torinese”. Quella città in cui, forse più per caso che per scelta, Di Maio ha avvertito i sindacati di cose capiterà loro se i Cinquestelle governeranno il Paese. La risposta, il segretario della Fim Cisl la affida a una domanda: “Dobbiamo trovare il consenso e fare il nostro lavoro attraverso la rete o continuare a stare nelle fabbriche?”.