CENTRODESTRA

L’usurato sicuro di Forza Italia

La vecchia guardia berlusconiana fa quadrato: oltre a Pichetto sono in corsa Cavallera e Napoli. Porchietto e Ruffino nei collegi, la Rizzotti capolista al Senato. Grana cuneese per la Lega: bocciati i candidati salviniani

“È come se ci avessero tolto, per la prima volta, le rotelle dalle bicicletta” dice un berluscones che dal Piemonte un po’ di elezioni con liste scritte tra Arcore e Palazzo Grazioli ne ha viste e adesso ammette che, sì è vero, sui collegi uninominali il livello regionale se non ha mani libere, quasi. E visto che non sono pochi i posti in grado di assicurare o rendere assai probabile l’approdo in Parlamento di uomini e donne del centrodestra, la pedalata è leggera come quando si va in discesa. Resta da condividere la corsa e soprattutto proprio i collegi con gli alleati, evitando gomitate che pure ci saranno prima della volata di fine mese quando le liste dovranno essere chiuse.

Nelle scorse ore sul tavolo apparecchiato da Silvio Berlusconi per i suoi fidatissimi consiglieri Niccolò Ghedini e Sestino Giacomoni (assente Antonio Tajani impegnato a Strasburgo) è arrivato l’atteso sondaggio di Alessandra Ghisleri su cui lavorare per definire i livelli dei collegi, da quelli sicuri a quelli perdenti passando per classi intermedie dove la partita sarà più impegnativa, ma dalle previsioni tutt’altro che grigie almeno in Piemonte dove, eccetto Torino e qualche area limitrofa, il centrodestra è dato vincente pressoché ovunque. Ancora da incominciare la trattativa con gli alleati, a partire dalla Lega e a seguire con Fratelli d’Italia e la quarta gamba centrista per la spartizione dei posti negli uninominali, tra gli azzurri piemontesi circolano comunque già ipotesi circa la collocazione dei principali candidati sulla scacchiera regionale.

C’è una coppia che potrebbe già stabilirsi a Roma ancora prima del voto: il coordinatore regionale Gilberto Pichetto e la senatrice Maria Rizzotti saranno rispettivamente capolista al Senato in Piemonte 2 e Piemonte 1. Incerta fino all’ultimo la ricandidatura di Lucio Malan, con sul groppone cinque legislature: se gli verrà concessa la “deroga” lo scranno dovrà conquistarselo in un collegio uninominale. Le teste di lista nel proporzionale per la Camera molto probabilmente finiranno per essere occupate da candidati designati dal tavolo nazionale (ovvero dal Cavaliere), altrettanto probabilmente pescati nel mondo delle professioni e dell’impresa.  A tal proposito circola il nome di Dario Arrigotti, esperto di internazionalizzazione e componente del Consiglio generale della Compagnia di San Paolo dietro il quale si staglierebbe il lavorìo di Enzo Ghigo, ma anche quello di Paolo Zangrillo, fratello di Alberto, medico personale del Capo.

A guidare la lista del proporzionale nel collegio Alessandria-Asti-Cuneo, tuttavia, è dato come assai probabile l’evergreen Ugo Cavallera, il cui nome è negli appunti e nel cuore del coordinatore regionale che per l’amico e compagno di tante riflessioni vorrebbe una sorta di Leone d’oro alla carriera in guisa di scranno a Montecitorio. Confida in uno scranno anche un’altra pantera grigia (nonostante l’impeccabile tinta) del berlusconismo casalingo, ovvero l’ex sottosegretario Mino Giachino che ha ripreso a tallonare Gianni Letta.

Punta dritto a Montecitorio una nutrita pattuglia azzurra autoctona, da raggiungere partendo dal collegio uninominale. Quello di Ivrea dovrebbe vedere sulla scheda il nome dell’attuale consigliera regionale Claudia Porchietto, a meno che la Lega non forzi per mettere lì il suo segretario del Canavese Cesare Pianasso (o, sorpresa dell’ultima ora, il notaio Alberto Morano, che ha studio a Rivarolo), nel qual caso per l’azzurra potrebbe aprirsi l’ipotesi, leggermente meno sicura, del collegio senatoriale che comprende quel territorio. Nella stessa zona si agita parecchio Fabrizio Bertot, ex sindaco di Rivarolo e per breve tempo al parlamento europeo (dove potrebbe rientrare per effetto delle surroghe): la sua candidatura pare nelle mani di Maurizio Gasparri, ma sconta la “freddezza” di Pichetto. Tra gli ex di An tenta la rentrée anche l’ex primo cittadino di Chivasso Andrea Fluttero, cui però è venuta a mancare la sponda di Altero Matteoli, recentemente scomparso.

Giocherà in casa l’altra donna oggi a Palazzo Lascaris, ovvero Daniela Ruffino che è data nell’uninominale Camera che ingloba il suo comune di Giaveno. Se la giocherà a Novara, ancora non si sa e alla Camera o al Senato un altro della pattuglia regionale, ovvero l’ex presidente della Provincia di Novara Diego Sozzani, così come con Cavallera nel listino. Il segretario regionale della Lega Riccardo Molinari correrà nell’uninominale Camera ad Alessandria-Novi-Ovada e Tortona, mentre a Massimo Berruti toccherà “scegliere” tra uno dei due collegi del Senato che interessano la provincia di Alessandria o quello della Camera di Casale-Vercelli o ancora Acqui-Asti, anche se in questo è dato probabile l’ex sindaco della città termale Danilo Rapetti.

Andrà quasi certamente al Senato l’europarlamentare Alberto Cirio che avrebbe pronto per lui il collegio di Cuneo, provincia in cui la quarta gamba avrà probabilmente l’unico garantito in Piemonte, ovvero l’ex ministro Enrico Costa nel suo feudo monregalese dato per certo alla Camera. Qualche nube da quelle parti aleggia sul Carroccio e potrebbe annunciare tempesta: il comitato provinciale nell’esprimere i nomi da candidare ha di fatto tagliato fuori i due salviniani su cui punta, ovviamente, lo stesso Molinari. Dalla rosa resterebbero esclusi il coordinatore dei giovani padani Flavio Gastaldi così come il sindaco di Envie Roberto Mellano, mentre il responso della maggioranza cuneese guidata da Giorgio Maria Bergesio, legato a Gianna Gancia e a suo marito Roberto Calderoli ha indicato un elenco di quattro uomini e quattro donne che vede in testa proprio Bergesio seguito da Paolo Demarchi, Marco Racca, Federico Gregorio, Anna Mantini, Lorena Bellino, Laura Peano, e Giusy Baravalle. Come si risolverà questa grana padana nella Granda, per ora, non si sa. Come non si sa se, restando da quelle parti, l’ex sottosegretario alla Difesa con Berlusconi, Guido Crosetto rimarrà fermo sul suo proposito di non candidarsi o alla fine cederà alla molte e forti pressioni che sta ricevendo per un ritorno alla politica attiva. Il suo rapporto solidissimo con Giorgia Meloni potrebbe alla fine farlo capitolare, lasciando armi (è il caso di dirlo vista la sua presidenza di Aiad, l’associazione delle industrie della difesa) e bagagli per rientrare in Parlamento e magari, chissà, in un futuro governo. E se per ora l’unico nome certo di FdI è quello del novarese Gaetano Nastri, un altro ritorno è dato alle viste tra i berluscones.

Voci ricorrenti e attendibili indicano Osvaldo Napoli pronto a riprendere il mano il trolley (peraltro mai mollato viste le sue frequenti trasferte romane). L’ex vicecapogruppo alla Camera nel caso di una sua elezione aprirebbe a un effetto dòmino che pare non certo casuale, così come raccontato da un insider azzurro: il posto in Consiglio comunale a Torino lasciato libero da Napoli andrebbe ad Andrea Tronzano, il quale a suo volta lo lascerebbe ben presto per andare a occupare uno di quelli lasciati liberi a Palazzo Lascaris nei banchi di Forza Italia (assieme all’attuale commissario provinciale Carlo Giacometto)e a quel punto in Sala Rossa arriverebbe Roberto Rosso, l’Omonimo dell’attuale consigliere passato tra i fittiani. Anche per evitare confusioni al momento dell’appello, l’ex sottosegretario dei governi Berlusconi starebbe puntando su un collegio nella sua Vercelli. Ipotesi non facile visto che la quarta gamba, alla quale i collegi garantiti a livello nazionale sarebbero non più di una decina, in Piemonte ha già Costa. Più probabile che Rosso (l’originale), sulla cui testa penderebbe il veto di Maurizio Lupi, venga dirottato laddove la guerra per vincere sarà dura. Con il rischio di restare in consiglio comunale insieme al suo omonimo. 

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3 Commenti

  1. avatar-4
    19:58 Mercoledì 17 Gennaio 2018 PassatorCortese Chi???

    Arrigotti chi? Quello nominato da Fassino in Compagnia di San Paolo e come consulente del Comune di Torino per i rapporti con l'estero? Pensavo avesse abbandonato il Pd per abbracciare la causa pentastellata come l'alta borghesia torinese di rito agnellesco

  2. avatar-4
    12:41 Mercoledì 17 Gennaio 2018 Pacioc Mamma mia...

    lo spettacolo è da cabaret. Personaggi triti, ritriti, falliti, rottami di un passato che nessuno rimpiange, incredibile. Come si può votare gente così?

  3. avatar-4
    08:33 Mercoledì 17 Gennaio 2018 tandem Pari sono....

    In queste elezioni ogni partito sta dando il peggio di sé, pare una vera gara a alimentare il non voto, dal pasticcio di 5S e sinistra estrema ai candidati eterni di FI e PD. Sta diventando veramente inutile andare a votare la scelta è tra la gerontocrazia e giovani ignoranti e incapaci.....

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