DIRITTI & ROVESCI

Lavoro festivo “non negoziabile”,
Lega contro il dio del consumo

Il leader piemontese del Carroccio Molinari plaude alla decisione dei sindacati di opporsi alla liberalizzazione degli orari nel commercio. "Siamo vicini ai lavoratori di outlet e ipermercati, ma anche a tutti quelli che hanno perso il posto per colpa della globalizzazione"

A Pasqua non si lavora e neppure si fa la spesa. E così a Natale e la domenica. «Finalmente le tre sigle sindacali nazionali, che nulla dissero durante il Governo Monti quando furono approvate sia la legge Fornero che le liberalizzazioni degli orari dei negozi, invitano alla mobilitazione contro le aperture festive. Il problema è reale, coinvolge tutto il Paese dove nei centri urbani piccoli e medi il commercio è in fortissima sofferenza per la pressione della grande distribuzione». Lo afferma sui social Riccardo Molinari, deputato e leader piemontese della Lega, riferendosi alla sentenza del tribunale favorevole a una commessa di Mondo Convenienza, catena di negozi di mobili e arredamento del complesso outlet di Serravalle Scrivia (Alessandria), un pronunciamento secondo cui “il lavoratore può prestare servizio nelle festività infrasettimanali soltanto su accordo con il datore di lavoro e non può essere obbligato in via unilaterale”.

La questione del lavoro nel commercio durante i giorni di festa è tornato all’attenzione della pubblica opinione, anche se in Piemonte, a differenza di altre regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia) in cui le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero a Pasqua e Pasquetta, la protesta è stata affidata alla sensibilità dei singoli dipendenti: “Le aperture dei negozi senza regole non producono maggiore occupazione, ma solo precarietà. Invitiamo i lavoratori del commercio a godere del riposo festivo a Pasqua, a Pasquetta, 25 aprile e 1° maggio”, si legge nel volantino diffuso da Filcams- Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil.

Questione di diritti, certo, «ma il tema - aggiunge Molinari - riguarda soprattutto il modello di società che vogliamo: possibile che anche i giorni festivi debbano essere consacrati al “Dio Consumo”? Possibile che non si possano più vivere le città, stare in famiglia, fare quelle cose normali che si sono sempre fatte prima che la spesa nei festivi diventasse un’abitudine indotta per tantissimi? Oggi siamo vicini a quei lavoratori, ma anche a tutti quelli che proprio per le liberalizzazioni della “new economy globale” il lavoro l'hanno perso».

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5 Commenti

  1. avatar-4
    11:55 Mercoledì 04 Aprile 2018 ciaociao E' facile parlare

    Sono la moglie di un lavoratore di un centro commerciale. lui è fortunato perchè lavora in una grande realtà dove i diritti dei lavoratori sono rispettati e tutelati. ma non venitemi a parlare di servizio essenziale o che non si possono fare gli acquisti altri giorni, tutte stupidaggini. se il lavoratore lavora nei festivi, 25 aprile, pasqua e pasquetta non sta con la famiglia e i figli, gli amici, cosa che trovo più essenziale che andare al centro commerciale. Facciamo il contrario andate voi a lavorare in questi negozi, poi ne riparliamo. altrimenti tacete che fate più bella figura. sono anni che non esistono le festività natalizie, perchè mio marito è letteralmente stravolto quando torna a casa. non tiro in ballo i valori cristiani, pur essendolo, semplicemente dico la domenica è l'unico giorni dove quasi tutte le attività sono sospese. la soluzione? ogni domenica aperto un centro commerciale diverso, così si fanno i turni e guadagna di più

  2. avatar-4
    11:06 Martedì 03 Aprile 2018 Conty PUR NEL RISPETTO DEI LAVORATORI DEL COMMERCIO ...

    Pur nel rispetto dei lavoratori del commercio, i cui diritti vanno garantiti, ritengo che bisogna anche vedere l'altra faccia della medaglia ossia tutti gli altri cittadini, ai quali le aperture domenicali fanno comodo, sia come possibilità di fare acquisti che non possono essere effettuati facilmente durante l'arco della settimana, sia come svago: passare una domenica in un ipermercato dotato di ristoranti e giochi per i bambini, per molti è l'unica alternativa al restare chiusi in casa. Certo, occorre il buon senso e la ricerca di soluzioni valide per tutte le parti. Basterebbe anche solo esentare dai turni domenicali chi ha figli minori o parenti disabili a carico e fare lavorare gli altri: un giovane può benissimo lavorare alla domenica per un po' di anni. Oppure far lavorare alla domenica i musulmani, concedendo loro come giorno di riposo il venerdì, che è il loro giorno sacro.

  3. avatar-4
    20:30 Lunedì 02 Aprile 2018 moschettiere Peldicarota...

    ...non ha affatto torto, in linea di principio teorico. Qui si tratta però di capire a quale modello morale vogliamo ispirare la nostta società. Applicando, beninteso, le dovute ragionevoli varianti di buon senso. Certamente pizzerie e cinema non possono essere messi sullo stesso piano di pompieri e medici di guardia, ma esiste un buon senso che consiglia di porre un limite al "tutto è consentito" purché sia "pratico" e soprattutto remunerativo. Non si vuole immaginare un rigore da talebani, ma neppure la licenza senza freni da Babilonia.

  4. avatar-4
    18:20 Lunedì 02 Aprile 2018 PELDICAROTA MA ALLORA ANDIAMO SINO IN FONDO

    Niente ristoranti, niente cinema, niente teatri, giostre e ogni tipo di divertimento nei giorni festivi. Mica sono servizi essenziali. Perché dovrebbero lavorare i poveri camerieri (spesso strasfruttati) sono forse meno degni di protezione di altri lavoratori? O forse sono in pochi a essere iscritti ai sindacati ?

  5. avatar-4
    19:01 Domenica 01 Aprile 2018 moschettiere Ricordati di santificare le feste

    Eh si, l'hanno proprio preso alla lettera. E applicato. Chiaramente il dio da onorare è quello pagano, il cui nome è Consumo o più esplicitamente Denaro. Ha ragione Molinari. Ma il problema che sta alla base, è la negazione dei valori cristiani, valori che un tempo regolavano la società. Gli effetti seguono sempre le cause, ed una società che rivendica con forza il proprio laicismo (leggasi ateismo), può solo finire per avere regole che conseguono. Ha iniziato la Chiesa con la Messa prefestiva che assolve il precetto domenicale, per lasciare la festa alle occupazioni mondane. E poi si protesta...

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