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Il posacenere presidenziale del Capo

Cota dopo aver svolto negli anni i compiti di giardiniere a Gemonio e di badante trova un nuovo impiego alla corte del Senatùr: ceneriera per il mezzo toscano fumato in barba alla legge. Ma occuparsi di governare la Regione è così poco interessante per il golden boy leghista?

 

A qualcuno magari è sfuggita e quindi riproponiamo la fotografia apparsa stamane su molti giornali, tra i quali la casalinga Busiarda in pagina 3, della conferenza stampa del premier Berlusconi e del ministro Bossi alla Prefettura di Vicenza, al termine della missione del Governo tra le terre alluvionate del Veneto. Nel ritratto, a destra, compare il presidente della Regione Roberto Cota colto nell’atto di porgere – o forse nel reggere – il posacenere al Senatùr fumante il suo mezzo toscano. Tralasciamo la brutta immagine di un politico che in barba alla legge che impone il divieto di fumare nei locali pubblici tira indisturbato il suo garibaldi e concentriamoci su quell’atto che lungi dall’apparire una semplice cortesia rivela, invece, ai nostri occhi il tratto della moderna cortigianeria.

 

Ricordiamo che il governatore era ufficialmente in “missione” in Veneto. E che ancora una volta venendo meno ai suoi doveri di presidente del Piemonte – dov’era atteso un suo intervento in commissione regionale sull’annosa questione del diritto allo studio – Cota era al seguito del suo leader, il giorno prima scortandolo al summit politico con il Pdl, ieri nel tour veneto.

Dopo la pajata di qualche settimana fa a Roma alla riconciliazione con la Capitale dopo le intemerate dichiarazioni su SPQR, oggi lo troviamo intento a sorreggere il portacenere del Capo. Qualcuno si ostina ancora a chiamarle missioni istituzionali, non si capisce con quale motivazione, altri più semplicemente trasferte per confermare la fedeltà al leader maximo padano. La cosa certa che il presidente Cota  ha deciso di dedicare anima e corpo al compito di assistenza al ministro Bossi. Una volta come giardiniere a tagliare l’erba nella casa di Gemonio, quella successiva come badante di lusso a contare le pillole.

La scene, ammettiamolo, non è edificante. Però, come scriveva il poeta settecentesco Filippo Pananti,“Si ha i più bei posti e gli ottimi bocconi coi grandi ossequi e coi riverenzoni”.

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