Thyssen, fu omicidio volontario

Sedici anni e mezzo di reclusione per l’ad della multinazionale tedesca. Dopo 94 udienze per i familiari dei sette operai morti la notte del 6 dicembre 2007 è stato il giorno della giustizia

FABBRICA della morte

La Corte d’Assise di Torino, sezione seconda presieduta da Maria Iannibelli, ha condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale l’amministratore delegato della ThyssenKrupp Harald Espenhahn. Sono state tutte accolte le richieste dell’accusa per gli imputati nel processo. Solo per Daniele Moroni la Corte ha aumentato la pena a 10 anni e 10 mesi, i pm avevano chiesto 9 anni. Confermata la condanna a 13 anni e 6 mesi per i quattro dirigenti: Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri. Il rogo nel dicembre 2007 costò la vita a sette operai che stavano lavorando alla linea 5 dello stabilimento torinese dell’acciaieria.

 

«Espenhahn non è un cinico assassino» aveva detto il difensore del manager Ezio Audisio, concludendo le sue controdeduzioni. «Una condanna non è mai una vittoria né una festa però questa condanna può significare molto per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro». Così il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello ha commentato la lettura della sentenza sulla Thyssen che ha accolto tutte le richieste formulate dall’accusa lo scorso 14 dicembre. «Questa è una svolta epocale, non era mai successo che per una vicenda legata al lavoro venisse riconosciuto il dolo eventuale. Credo che di qui in poi - ha concluso - i lavoratori possano contare molto di più sulla sicurezza e credo anche che le imprese possano essere in grado di fare molto di più per la sicurezza».

 

«Siamo totalmente insoddisfatti» ha commentato Cesare Zaccone, avvocato della difesa. Alla domanda su che cosa abbia influito sulla decisione dei giudici, l’avvocato ha allargato le braccia e indicando l'aula gremita di parenti, telecamere, fotografi e giornalisti, ha detto: «Tutto questo». Il legale ha poi spiegato che sicuramente ricorreranno in Appello anche se «non credo otterremo molto di più».

 

«Non possiamo dirci felici perché i nostri figli non torneranno più indietro, ma questa sera con questa sentenza un po’ di giustizia è stata fatta» ha dichiarato la mamma di Roberto Scola, Isa Pisano. La mamma di Giuseppe Demasi, Rosina Platì, ha aggiunto: «A dispetto di tanta gente che non credeva io ho voluto credere fino in fondo che la legge è uguale per tutti e questa sentenza, questa sera, lo ha dimostrato».

 

Le madri si sono avvicinate ai pm Guariniello, Francesca Traverso e Laura Longo per ringraziarli del lavoro che hanno fatto in questi anni. Una delle mamme si è avvicinata a Longo e, con le lacrime agli occhi, le ha consegnato una lettera. «Non posso dire nient'altro che grazie a Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso» ha detto il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, che ha ascoltato in aula la lettura della sentenza.

 

Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale Fiom-Cgil, presente questa mattina al Tribunale di Torino, prima della sentenza aveva commentato: «In qualche modo è vero che Espenhahn non è un cinico assassino, ma è un meccanismo che porta a queste stragi. Le responsabilità non possono essere le stesse di un incidente stradale, sono molto più gravi». «Siamo qui oggi perché ci siamo costituiti parte civile - ha spiegato - e perché questa è una delle stragi sul lavoro più gravi della storia della nostra Repubblica». Secondo il sindacalista «non c’è solo una colpa, ma un dolo dovuto alla logica aberrante di guadagnare in faccia alle persone e al fatto che le aziende non investono nella sicurezza sul posto di lavoro».

print_icon