GRANA PADANA

La Lega celebra Buonanno tra risse e epurazioni

Non è mancata la solita bagarre nell'ultimo Consiglio "nazionale" a Torino. Gancia e Maccanti indossano i guantoni, mentre il segretario Molinari caccia un paio di dissidenti. A settembre la festa in Valsesia in onore del parlamentare scomparso

La costina l’ha mangiata Umberto Bossi, ma a più d’uno, nella Lega Nord, è andata di traverso. Se l'aspettava Gianna Gancia che dopo aver partecipato a quella grigliata organizzata ad Almese - in Valsusa - guest star il Senatur, proprio nel giorno in cui a pochi chilometri di distanza, in quel di Giaveno, era invitato Matteo Salvini, qualcuno le avrebbe chiesto conto. “C’è chi lavora per sabotare il segretario federale” è la vulgata della maggioranza del Carroccio piemontese che resta spaccato in due, anche se dal congresso di San Valentino ormai sono passati ormai sei mesi. Così è bastata una parola di troppo all'ultimo Consiglio “nazionale”, nel quartier generale di via Poggio a Torino, per riaprire vecchie ferite e dare voce ad antichi rancori. Se a ciò si aggiunge che, tra un scazzo e l’altro, sono stati cacciati altri due dissidenti, il quadro di un partito che fatica a rimettere insieme i cocci è completo.

E dire che uno dei temi principali della riunione sarebbe dovuta essere la festa “nazionale”, che nel gergo padano significa regionale, da celebrare in Valsesia in ricordo di Gianluca Buonanno, il pirotecnico europarlamentare morto in un incidente stradale il 5 giugno scorso. Non c’è ancora la data - dovrebbe essere il primo o il secondo weekend di settembre - ma non c’è stato neppure troppo tempo per parlarne, perché buona parte della riunione è stata occupata dal botta e risposta tra Gancia e i fedelissimi di Molinari (e quindi di Salvini). A partire in quarta sono stati i torinesi, con il deputato Stefano Allasia e l’ex cheerleader di Cota, Elena Maccanti, a mettere sul banco degli imputati la capogruppo a Palazzo Lascaris per il ruolo giocato nell'ottenere il sì di Bossi all'invito dei militanti valsusini. Una parola tira l'altra e in un attimo le due arrivano a un passo dalla rissa, con l'una che rinfaccia all'altra di aver passato una legislatura (la scorsa) a raccattar scontrini e quest'ultima che le ricorda di non aver versato la propria quota al partito per cinque mesi. Insomma, si vola alto, arrivando a tirare in ballo anche l’appartamento romano del marito di Gancia, Roberto Calderoli, pagato con i soldi del gruppo, secondo alcune ricostruzioni.

Che non fosse un Consiglio come gli altri era intuibile leggendo l’ordine del giorno che, al punto 9, parlava espressamente di provvedimenti disciplinari. Prosegue, dunque, la resa dei conti post-congressuale e, dopo l’espulsione dell'ex segretario di Novara Luca Bona a opera del Federale - cioè di Salvini - scendono dal Carroccio anche il torinese Alfredo Pugno e l’astigiano Giuseppe Porta. Nel caso di quest’ultimo è una questione rimasta in sospeso da un anno, mentre su Pugno c’era una richiesta del partito provinciale, peraltro ancora commissariato. Ad altri, come l'alessandrino Pier Luigi Arnera pare sia stato imposto di rinunciare alla tessera di socio militante per quella di semplice sostenitore.  Altro che festa, Buonanno verrà celebrato tra una rissa e l’altra, appena si trova il tempo.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:13 Venerdì 29 Luglio 2016 mata hari la speranza è l'ultima a morire

    tra tutte queste bagarre , speriamo di vedere qualcosa di buono all'orizzonte , una luce di speranza è sicuramente Morano , la sua professionalità e preparazione non passano inosservate

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