Forza Italia

Udc e Idv rovinano il “Saitta Day”

La maggioranza si sfalda sull'odg dell'Upi a sostegno delle Province. Devietti si astiene, mentre il dipietrista Pomponio vota contro facendo infuriare il presidente e il Pd che ne chiede le dimissioni

In Provincia di Torino c’è chi è contro le province. Insomma, c’è chi, evidentemente, è conscio dell’inutilità dell’ente che rappresenta. Si tratta di Nicola Pomponio, consigliere dipietrista, che ha fieramente votato contro l’ordine del giorno redatto dall’Upi a sostegno degli enti che Monti vuole abolire. E dire che pochi minuti prima del voto il suo capogruppo Raffaele Petrarulo aveva annunciato il sì del suo partito. "Tutti con Saitta e la sua battaglia" era il messaggio che la coalizione voleva mandare. “E invece c’è chi ha fatto il furbo” commentano imbufaliti alcuni membri della maggioranza.

In linea col partito nazionale, Pomponio ha infatti deciso di regalare un colpo a effetto nella votazione, senza neanche motivare la propria decisione, mettendo in serio imbarazzo una forza che peraltro esprime il vicepresidente e l'assessore al Bilancio. «Il voto del gruppo provinciale dell'Italia dei valori non va assolutamente in contraddizione con la posizione nazionale nota a tutti. Noi vogliamo la riduzione dei costi della politica. L'eliminazione degli enti dei nominati. La realizzazione delle aree metropolitane. Il passaggio delle province piemontesi da 8 a 4, per una ottimizzazione delle funzioni e una valorizzazione di competenze» si legge in una nota ufficiale nella quale il consigliere ribelle non viene neanche citato.

 

I dipietristi, tuttavia, non sono gli unici a lacerarsi su questo provvedimento. L’Udc si presenta in aula con la sola capogruppo Loredana Devietti, che annuncia l’astensione per non votare in antitesi coi vertici romani, ma allo stesso tempo senza sconfessare il proprio ruolo: non si presentano nemmeno in aula i suoi due compagni di partito: Giancarlo Vacca Cavallot e  Michele Mammolito, “probabilmente perché avrebbero voluto votare diversamente” dicono perfidi alcuni colleghi d’aula. A questo punto potrebbe essere traballante la poltrona di Marco Balagna che siede nell'esecutivo di Palazzo Cisterna proprio in rappresentanza dello scudocrociato. Vota contro anche Renzo Rabellino della Lega Padana; tutti a favore gli altri gruppi.

 

Al termine della seduta, mentre fuori la neve aveva ripreso a scendere copiosa, una tempesta di critiche si è abbattuta contro Pomponio (foto). La più inviperita era la democratica Angela Massaglia: “Ora ti consiglio di dimetterti da presidente di commissione” gli dice paventando una imminente sfiducia. Le iniziative personali trovano un approdo politico al rientro dalla pausa pranzo, quando Silvia Fregolent annuncia: «Il gruppo Pd ha chiesto ufficialmente le dimissioni di Pomponio».

 

Facile immaginare la delusione di Saitta, che già ieri aveva annusato puzza di bruciato, se, come si racconta, è arrivato addirittura a minacciare di rimettere il mandato se si fossero registrate delle defezioni in maggioranza. E che la mattinata non fosse iniziata sotto i migliori auspici per il presidente lo si era già capito quando la delegazione dei “sindaci per Saitta” – presente, con Piero Fassino, al Consiglio - si è divisa su chi avrebbe dovuto prendere la parola, finché alla fine è toccato all’ex assessore regionale socialista Luigi Ricca, sindaco di Bollengo, forse più titolato dei suoi colleghi in quanto in passato è stato inquilino di via Maria Vittoria. Una scelta che ha fatto infuriare Giuseppe Catizone (Nichelino) e Vincenzo Barrea (Borgaro), che hanno abbandonato l’aula in modo plateale.

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