VERSO & RIVERSO

“Più di Renzi preoccupa il renzismo”

Al vecchio leader Dc Bodrato non piacciono "gli osanna" che si levano a celebrare il premier: "Un coro sempre più vasto di consenso acritico". E guarda con sospetto la "concentrazione del potere su un'unica persona" - di Stefano RIZZI

Un paio d’anni fa aveva guardato con moderata fiducia al Matteo Renzi sfidante alle primarie di Pier Luigi Bersani.  Oggi, Guido Bodrato, padre nobile della Dc, già ministro, figura di spicco della corrente Forze Nuove di Carlo Donat-Cattin e poi cofondatore dell’area Zac , da “semplice osservatore delle vicende politiche” come si definisce egli stesso, guarda con severa critica e un po’ di preoccupazione al renzismo.  “Che siamo alla fine di un  ciclo della politica, ed in particolare della democrazia dei partiti, comprese le forze nate dalle ceneri della Prima Repubblica, è una constatazione che possiamo condividere” scrive in un lungo editoriale pubblicato dall’Eco del Chisone sotto il titolo “Troppo potere per un solo leader” . Ma Bodrato, come spiega allo Spiffero , le critiche non le muove (tanto) al premier quanto a tutti coloro che “dai commentatori ai giornali” formano “un coro così sempre più vasto di consenso acritico nei confronti del presidente del consiglio e segretario del partito”.

La situazione attuale lo vede “preoccupato, perché si assiste ogni giorno a un dibattito politico che invece di favorire l’avvicinamento di posizioni differenti e lontane, tende e radicalizzarle sempre di più”. Il riferimento a quanto sta accedendo in queste ore al Senato e nelle segreterie di partiti è chiaro. La riforma elettorale, uno dei nodi principali, a Bodrato così com’è non piace. E, ancora, una volta è fonte di un certo allarme che l’anziano uomo di punta della sinistra sociale democristiana lancia con la consueta pacatezza, ma senza indulgenza: “Quando già c’è il premio di maggioranza a garantire la governabilità, inserire clausole di esclusione equivale a favorire non il partito, o meglio la coalizione che vince, ma quella che arriva seconda. La si favorisce togliendo di mezzo i suoi concorrenti”. Non lo cita, ma il Patto del Nazareno e lo scenario che favorirebbe la coalizione perdente, per Bodrato sono certamente tra le cose che oggi, a due anni da quel cauto endorsement del 2012, gli fanno vedere Renzi sotto una luce diversa. Ma è sulla “confusione che contraddistingue la politica in questo periodo” che si sofferma maggiormente, paventandone i rischi e faticando a trovare dei precedenti nella lunga stagione della vita politica che egli ha attraversato da protagonista.

“La confusione è la madre di tutte le cose negative e io ne sto vedendo molta, troppa. Attenzione, perché un clima di questo genere può portare a conclusioni inaspettate e differenti da quelle prevedibili e ricercate”. Bodrato ha scritto nel suo editoriale: «Come tutte le rivoluzioni del ’900, di destra come di sinistra, anche questa “rivoluzione generazionale” è caratterizzata da una forte personalizzazione, e da una evidente concentrazione del potere sul leader, sia nella gestione del partito (con l’emarginazione della minoranza interna) sia nel modello istituzionale che si intende costruire (con una riforma elettorale che porta ad un parlamento dei nominati). L’insieme di queste riflessioni ha indotto chi si sente escluso dal gioco della politica, penso in particolare a Vendola, ad evocare il rischio autoritario già minacciato dalla revisione costituzionale proposta  da Berlusconi e Bossi, nel 2006 sconfitta dal referendum popolare». Il vecchio cavallo di razza della Dc non parla apertamente di rischio di svolta autoritaria, ma lascia intendere come in questa confusione ci siano situazioni capaci di scemare come per incanto, quasi cancellate dalla memoria. «Io pongo una domanda e non do una risposta – dice -. Che fine ha fatto il dibattito, con la Biennale della Democrazia, animato da professor Zagrebelsky? Perché la vita politica torinese ha “cancellato” questo dibattito?». Bodrato butta lì la domanda , ma è come gettasse una pietra nello stagno.

Ritorna sul punto: la preoccupazione per la situazione attuale e quella «confusione madre di tutte le cose negative». Quanto pesi il linguaggio, nel rafforzarla, «è difficile dirlo, certo Renzi per fare una rivoluzione deve usare giustamente un linguaggio nuovo e fa bene». Però se gli si pone il paragone tra i discorsi addirittura al limite dell’umana comprensione della vecchia politica che lo ha visto in prima fila e gli attuali twitter, canguri, tagliole e tacchini felici o meno, Bodrato ammette: «allora certe parole, certe frasi le si usava nei manifesti. Nel dibattuto no, il linguaggio era altro». E se pure «le posizioni talvolta erano più nette e contrastanti con la piazza consapevole a più attiva di oggi» il dibattito era «teso ad avvicinare le posizioni più distanti. Oggi, invece vengono radicalizzate». Ma soprattutto, quel che non va giù all’anziano politico, oggi “semplice osservatore” è quel coro di osanna al premier, «quell’assenza di critica che innanzitutto fa male proprio a lui».

print_icon

2 Commenti

  1. avatar-4
    21:52 Giovedì 31 Luglio 2014 torino ma cosa lamentate

    quara nta anni di potere DC e vederte come è ridotta l'Italia. Avete ancora il coraggio di lamentarvi. andate a fare debiti da altre parti. Meglio a casa vostra. Anzi un bel esproprio proletario non ci starebbe male.

  2. avatar-4
    10:45 Giovedì 31 Luglio 2014 l'osservatore meglio tardi che mai

    sull'onda dell'anti berlusconismo si è imbarcata un po' tutta l'area ex DC di sinistra, Forze Nuove compresa, ora hanno realizzato che il rimedio renziano è di gran lunga peggiore del male, ma ormai credo sia tardi. Cosi come nel 92 quando le correnti del sinistro pensiero DC fecero da innesco alla deflagrazione della loro casa madre, per approdare felici nel grande sogno margheritino, da cui molti di loro, i più concreti, nel sistema bancario nazionale fondazioni comprese.

Inserisci un commento