“Sistema Torino” cerca nuove alleanze
16:20 Venerdì 26 Settembre 2014 4I poteri rantolanti della città avvertono sinistri scricchiolii nelle loro casematte e tentano uno strenuo riposizionamento, spolverando il salotto di casa. Riveriscono l’arzillo Guzzetti ma strizzano l’occhio all’establishment renziano (che però dà buca)
Sinfonia di vecchi tromboni e giovani pifferi ieri al Regio di Torino. Non per un appuntamento musicale, anche se era presente pure il sovrintendente Walter Vergnano, ma per un convegno (“Banche, imprese e fondazioni: tre motori dello sviluppo”) patrocinato da Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo e dall’Acri, che è l’associazione delle fondazioni bancarie italiane. I nomi importanti della finanza, ad eccezione di Carlo Messina e Federico Ghizzoni impegnati altrove, c’erano quasi tutti, tra palco e platea: Giuseppe Guzzetti, ancor’oggi il personaggio più influente del nostro sistema bancario, con alla sua destra Luca Remmert, presidente di Compagnia di San Paolo, e alla sua sinistra il professor Stefano Ambrosini, anche lui consigliere della Compagnia e organizzatore dell’evento. Poi, al loro debutto pubblico, i presidenti delle fondazioni toscane Marcello Clarich di Monte Paschi (che da novella
Alice nel paese delle meraviglie bancarie ha criticato le pressioni asfissianti della politica senese) e Umberto Tombari della Cassa di Firenze e gli amministratori delegati di Unicredit Management Bank e di Cariparma. Per Confindustria ha preso la parola Andrea Bianchi, responsabile delle politiche industriali e per molti anni direttore generale del ministero dello Sviluppo economico, con Pier Luigi Bersani (che lo aveva nominato) ma anche con i suoi successori di centrodestra, mentre per l’Unione Industriale c’era il giovane e molto attivo vicepresidente Alberto Dal Poz. Uno spaccato di quel piccolo mondo antico di poteri consociativi e di “relazione” che sente franare la terra sotto i piedi e tenta l’ultima giravolta per posizionarsi in direzione dei nuovi manovratori.
Le relazioni sono state precedute dai saluti del sindaco Piero Fassino, che ha ringraziato fondazioni e
banche per il sostegno finanziario alle esangui casse comunali, dell’assessore regionale alle Attività produttive Giuseppina De Santis, del presidente vicario della Corte d’Appello (Mario Barbuto è a Roma come consigliere del ministro Andrea Orlando) e del neoprocuratore Armando Spataro. Assente pur avendo fino all’ultimo confermato la presenza Marco Carrai, amico storico e fidatissimo consigliori del premier Matteo Renzi. Ambrosini ne ha pubblicamente giustificato l’assenza, rivelando che si sposa sabato (con Renzi testimone, pare), ma non è servito a mitigare la delusione di quanti speravano di “agganciare” uno degli uomini di punta della cerchia fiorentina.
Poi si è dato fuoco alle polveri del dibattito. Qualcuno dei relatori ha raccontato la favola (per chi ci crede) che le fondazioni non si occupano di banche, le banche si sono lamentate delle imprese e viceversa, ma
tutto all’insegna del massimo della cortesia e del fair play sabaudi. Affollatissima di vip, nostrani e non, la platea: in prima fila i presidenti di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros Pietro e Giovanni Bazoli, i consiglieri quasi al completo, da Bruno Picca a Rosalba Casiraghi, da Beatrice Ramasco a Marcella Sarale, il presidente della Fondazione Crt Antonio Marocco e i consiglieri Fulvio Gianaria e Caterina Bima, mezza Compagnia di San Paolo (Patrizia Polliotto, Stefano Delle Piane, Amalia Bosia, Isabella Ricci, suor Giuliana Galli, il salziano Gianfranco De Martini, Daniela Del Boca), il presidente di Finpiemonte Fabrizio Gatti, il sovrintendente ai Beni culturali Mario Turetta, il segretario generale della Camera di Commercio Guido Bolatto insieme a dirigenti, professionisti e imprenditori. Un velo di mestizia è calato sulla sala alle parole di Fassino quando ha detto che la vera capitale d’Italia è sempre Torino: evidentemente si sono guardati intorno e hanno capito di essere spacciati.



