Merlo fischia il fallo della Fornero

Il parlamentare Pd cita gli insegnamenti di Donat-Cattin e attacca frontalmente la “tecnocrate e accademica” ministra sull'articolo 18. Una competizione tutta in salsa subalpina

CATTODEM Giorgio Merlo

«I diritti della persona, e quindi dei lavoratori, restano diritti sempre come la garanzia delle condizioni di lavoro». Parola del parlamentare Pd di Torino Giorgio Merlo, non di un barricadero cigiellino. Un ex democristiano, che cita il suo padre putativo Carlo Donat-Cattin per attaccare frontalmente colei che a distanza di quarant’anni ne ha rilevato il testimone: Elsa Fornero.

 

Donat-Cattin e Fornero: due ministri del Lavoro, due torinesi, due concezioni diametralmente opposte di concepire un mondo in continua evoluzione. Entrambi sono figli della Mole, quella che, dall’alto dei suoi 167 metri, negli anni Sessanta e Settanta ha assistito alle rivendicazioni sindacali e alle battaglie per i diritti dei lavoratori. Le molotov e le assemblee, le sfilate di operai e colletti bianchi. La stessa Mole, che ha assistito inerme allo svuotamento dei capannoni Fiat e sotto la quale oggi si spacca il sindacato, di fronte ai diktat dell’amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne. Mezzo secolo di contrasti, attorno a un tema che è sempre quello: il lavoro.

 

La polemica si è scatenata dopo che la ministra, in un’intervista al Corriere della Sera, annunciando la riforma del Lavoro, aveva dichiarato: “Sull’articolo 18 non ci sono totem. Dobbiamo includere gli esclusi e non tutelare al 100 per cento le categorie che oggi sono iperprotette”. Chiosa Merlo, attaccando duramente la «tecnocrate ed accademica» Fornero: «In questo momento non è in discussione l’appoggio leale e convinto – almeno da parte mia – al governo Monti. Ma è indubbio che, proprio attorno all’articolo 18, alla tutela dei lavoratori e alla difesa dei loro diritti, emergono culture quasi antitetiche. Al di là delle fasi storiche e dei contesti profondamente diversi dei due personaggi a confronto, attorno alle regole del mercato del lavoro, alla difesa dei diritti dei lavoratori e alla democrazia sindacale non ci sono evoluzioni che tengono».

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