VERSO IL 2019

“Modello Cuneo” per rilanciare il centrosinistra

Una rete di liste civiche che sappia aggregare amministratori locali privi di riferimenti politici nazionali. Nasce "Italia in Comune" e l'ex viceministro Olivero spiega come, sull'esempio del capoluogo della Granda, giocherà la partita delle Regionali

Un patto con i cittadini per contrastare i populismi uniti da un contratto. Alla vigilia della salita al Colle di Matteo Salvini e Luigi Di Maio che dovrebbe sancire la nascita nel Governo giallo-verde, a Roma oltre duecento sindaci e amministratori locali hanno posato i primi sacchetti di sabbia per costruire un argine a quella “deriva populista da cui l’Italia va salvata”, come avverte l’ex viceministro all’Agricoltura Andrea Olivero, tra i fondatori di “Italia in Comune”, nuovo soggetto politico che punta a organizzare strutturare le formazioni civiche e già battezzato come partito dei sindaci. Pronto a scendere in campo già alle prossime amministrative, comprese le regionali in Piemonte dove, premette Olivero (un passato al vertice delle Acli e un mancato ritorno in Parlamento alle ultime elezioni sotto le insegne della lista Civica Popolare della Lorenzin) “lo schema politico va cambiato”. Per l’ex deputato cuneese “se si vogliono avere chance per contrastare il centrodestra bisogna usare un modulo diverso e coinvolgere forze che in questi anni si sono allontanate dal centrosinistra. Le sconfitte in tante città importanti del Piemonte non derivano solo dal traino nazionale, ma anche da errori che sono stati fatti, non coinvolgendo tute le forze come si sarebbe potuto e dovuto fare”.

Definisce “eloquente il modello Cuneo, dove alle comunali il Pd non è stato traino, ma al contrario il civismo (con il sindaco Federico Borgna, ndr) ha convinto il Pd a stare nell’operazione portandolo a vincere. Se il Pd non avesse fatto questo – ricorda Olivero – sarebbe andato incontro all’ennesima sconfitta. Il civismo, insomma, deve avere una sua identità, deve essere più strutturato e con la capacità di determinare la strategia. Spero si possa fare anche per la Regione il prossimo anno”, con il partito dei sindaci. Che, detto così, ricorda un’idea non nuova e neppure troppo fortunata se si guardano anche i recenti tentativi – tra i più noti quello di Fare dell’ex primo cittadino di Verona Flavio Tosi, il quale tra l’altro non è riuscito a lasciare la guida della città alla sua compagna – da parte di alcuni amministratori locali di trasporre su scala nazionale i successi e i consensi ottenuti nelle cinte daziarie.

Italia in Comune, in verità, parte con un passo diverso. Il campo è quello del centrosinistra e la presenza ieri alla convention, tra gli altri, del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e dell’europarlamentare della lista di Emma Bonino, Alessandro Fusacchia, oltre allo stesso Olivero ne è ulteriore conferma. E poi, spina nel fianco per i Cinquestelle, a presiedere il nuovo partito che in verità si presenta più come federazione di liste civiche, c’è lui, Federico Pizzarotti. “Italia in Comune vuole essere un'alternativa chiara e netta ai populismi del M5s e della Lega, un’alternativa che oggi non c’è o si dimostra estremamente debole” ha detto il sindaco di Parma, lanciando cuore e liste oltre l’ostacolo: “Pensiamo già alle prossime tornate elettorali, penso ad esempio alle regionali in Piemonte, Sardegna Emilia Romagna o Abruzzo”. Ne ha pure per quelle “forze alternative al populismo che non fanno altro che litigare al loro interno, come è avvenuto durante l’ultima direzione del Pd, e non si rendono conto che strada allarmante sta prendendo l’Italia. Non riescono a fare sintesi, non hanno una visione di futuro precisa”.

Insomma, “è arrivato il tempo di scegliere da che parte stare e proporre un cammino all’Italia diverso da quello che esprimono Lega e Cinquestelle”. Cammino che incomincerà proprio dalle amministrative del prossimo anno, con quella che Olivero sottolinea come una “presenza di liste civiche in maniera più organizzata, per dare uno sbocco strategico a un civismo che in questi anni nel centrosinistra si è manifestato ampiamente ma che poi ha rischiato di essere spesso solo una ruota di scorta rispetto al Pd”. E poi oggi ci sono “tantissimi amministratori locali che non sanno a chi guardare” è stato rimarcato nella convention romana da cui parte l’offerta di “un partito che non si sovrappone, ma aggrega. Il campo è quello del centrosinistra, ma con ampia autonomia” sottolinea il viceministro che torna a citare il civismo cuneese come un esempio delle “tante esperienze in Piemonte”. Anticipa incontri già nelle prossime settimane con la lista del Monviso – “un bell’esempio di civismo” – alla quale collaborò per le regionali del 2014 e altre formazioni nelle province piemontesi. E proprio al presidente della Regione a ai suoi ragionamenti in vista delle elezioni del 2019, Olivero guarda spiegando di aver “apprezzato il fatto che Chiamparino abbia dato un segnale deciso nei confronti della società civile, spiegando che non devono essere le segreterie dei partiti a scegliere il candidato. Premesso che io spero che lui possa essere uno della partita – aggiunge l’ex viceministro cuneese – di certo non vogliamo porci come una lista d’appoggio. Il modello Cuneo ha dimostrato potenzialità e consenso dei movimenti civici”. Messaggio al Pd più chiaro di così…

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