L’ombra del Pirellone sul Piemonte
08:09 Lunedì 29 Ottobre 2012 0La componente ciellina fa quadrato attorno a Formigoni: "La Lombardia è questione dirimente sulla tenuta dell'alleanza con la Lega". Oggi riunione del gruppo Pdl con i vertici del partito
«La Lombardia è per noi questione dirimente, sulla tenuta della coalizione e per le future alleanze nel Pdl». Giampiero Leo smette i tradizionali panni ecumenici e lancia un preciso messaggio agli “amici” della Lega e ai compagni di partito: se passa di mano il Pirellone vi saranno conseguenze inevitabili anche in Piemonte. Reduce da un incontro con Roberto Formigoni, l’esponente ciellino, pur sottolineando che «non c’è alcuna volontà di rompere ad ogni costo», sposa la linea emersa sabato scorso dalla riunione del gruppo dirigente di Rete Italia: «Si tenga fede ai patti sottoscritti nel 2010, accordi che prevedevano la guida della Lombardia al Pdl, Veneto e Piemonte alla Lega». Una linea che sembra incontrare consensi in un perimetro ben più ampio dell’area di Cl se è vero che nel partito molti (in primis il capogruppo Luca Pedrale) si dichiarano contrari a concedere al Carroccio altro spazio. «Mollare la Lombardia al Carroccio – spiega un consigliere regionale ex forzitaliota – significherebbe per il Pdl abdicare a rappresentare il Nord, relegando il partito o quel che sarà a una forza prevalentemente di stampo sudista e ministeriale, per di più capeggiato da un siculo».
Allo scoppio della crisi era stato lo stesso presidente lombardo a prospettare ricadute sulle altre amministrazioni regionali governate dall’asse Pdl-Lega. Minacce che sia Roberto Cota sia Enzo Ghigo si erano affrettati a disinnescare in nome del “a casa nostra decidiamo noi”. Ora il presunto compromesso raggiunto tra Berlusconi e Maroni in vista delle Politiche - e che avrebbe come suggello il passaggio del testimone della Regione Lombardia - incontra in Piemonte una consistente opposizione interna. Il tenore della fronda la si misurerà oggi, nel corso della riunione del gruppo consiliare di Palazzo Lascaris con i vertici del partito. Gli argomenti “caldi” non mancano: il rimpasto negato, i difficili rapporti con Monferino, il tira e molla sulla destinazione dell’addizionale Irpef. E se il caso Lombardia è destinato a fare da detonatore del malessere che sempre meno sottotraccia cova tra i berluscones nostrani verso l’alleato leghista, come primo effetto potrebbe ribaltare i piani delle varie componenti per le primarie. Leo non esclude, seppur come extrema ratio, la formazione di un listone centrista, federato a quel “rassemblement dei moderati” vagheggiato dal Cavaliere. I giochi sono aperti.



