I SOLITI NOTI

“C’è Esposito” e parte l’assedio

La presenza del senatore Pd a un'assemblea di iscritti in Valsusa scatena la reazione rabbiosa delle frange estremiste No Tav che da Torino partono per contestare il "nemico". Uno dei leader di Askatasuna invita il parlamentare a "uscire fuori dalla sala"

È il nemico giurato dei No Tav, di certo delle frange estremiste. La presenza di Stefano Esposito in Valsusa è occasione troppo ghiotta per farsela scappare e perdere l'opportunità di inscenare l’ennesima protesta. E il tam tam della rete è la cassa di risonanza per chiamare alle armi i compagni. Una settantina di militanti, in gran parte appartenenti all’area antagonista e provenienti da Torino, stanno “assediando” il Dopolavoro ferroviario di Bussoleno dove è in corso  l’assemblea degli iscritti a cui prende parte, assieme al senatore democratico, il collega Stefano Lepri. All’esterno tra i manifestanti il gotha di Askatasuna, il centro sociale torinese, in prima linea nella battaglia contro l’alta velocità. Con un tweet, Lele Rizzo, leader del fronte estremista, si è rivolto direttamente a Esposito invitandolo ad uscire dalla sala, poiché ad attenderlo ci sarebbe nientemeno che il numero uno del gruppo, Giorgio Rossetto, 54 anni, uno dei vecchi arnesi dell’estremismo di sinistra. "Stefano sono fuori a Bussoleno con altri pregiudicati, c'è anche il n1! Esci", è il perentorio invito diffuso sul social network. E giusto per ribadire: "Dopolavoro di Bussoleno blindato aspettiamo l'uscita di Esposito, aveva cose da dirmi".

 

Nel frattempo alcuni "ignoti" hanno tagliato i cavi della corrente attivando l'illuminazione di emergenza nella sala, tentato di chiudere il cancello di ingresso con un lucchetto. L'intervento delle forze dell'ordine ha però consentito agli iscritti del Pd di lasciare la sala, incolumi pur tra gli insulti dei dimostranti che hanno terminato l'assedio fin verso l'una di notte quando se la sono presa von il gestore del bar del Dopolavoro accusato di essere un "collaborazionista". Il senatore Esposito prima di lasciare Bussoleno alla guida della sua auto, scortato dalla Digos ha commentato: «Non riusciranno a fermarmi né ad impedirmi di tornare in Valsusa». E poi, giunto a casa, ha scritto su Facebook:  «I soliti noti capeggiati da Lele Rizzo e Giorgio Rossetto hanno cercato di interrompere la riunione. Hanno fallito. Mi dispiace che per 50 imbecilli decine di poliziotti e carabinieri, che ringrazio, abbiano dovuto presidiare il dopo lavoro ferroviario. La battaglia per la democrazia contro i violenti da parte mia continuerà e molto presto tornerò ad incontrare militanti ed iscritti in val susa, come faccio in qualunque altra zona delle provincia di Torino».

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