ALTA TENSIONE

“Chiudere Askatasuna”, covo di violenti

Da destra a sinistra la richiesta di sgomberare un centro sociale totalmente fuori controllo. Esposito (Pd): "Ogni volta che si parla di scontri e disordini sono in mezzo". Per il sindacato di polizia Siap "sopravvivono grazie alla loro contiguità con la politica"

Dai disordini al Moi agli scontri al cantiere Tav di Chiomonte, dalle contestazioni a Matteo Salvini all’organizzazione della resistenza agli sfratti. Insomma, «ogni volta che c’è un problema di ordine pubblico c’è di mezzo Askatasuna». Da destra a sinistra è un coro quasi unanime quello che chiede a gran voce lo sgombero del centro sociale, occupato nel 1996 e da allora quartier generale di una struttura che utilizza l'azione violenta come principale forma di lotta politica. Tra i più acerrimi nemici del covo di corso Regina c’è il senatore Pd Stefano Esposito, per il quale ormai la misura è colma da tempo: «Mi chiedo cosa si aspetti a sgomberare quell’edificio, in cui si distribuisce cultura anti-stato e si predica la violenza».

 

Il tema si ripropone periodicamente e l’asticella della tensione in città si alza di giorno in giorno, di mese in mese. Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila il salto di qualità in cui Askatasuna – una sigla che in lingua basca significa “libertà” – si salda con il Movimento No Tav. Da allora il livello di scontro – non solo politico – subisce un’impennata: le accuse di terrorismo, gli arresti, l’esercito a presidiare i lavori del tunnel di base. Il perimetro d’azione si estende anche oltre i confini di Torino. Il capogruppo in Sala Rossa di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone ricorda la mozione firmata in modo bipartisan da lui e da Giuseppe Sbriglio, indipendente di centrosinistra, che impegnava l’amministrazione subalpina a mettere all’asta gli immobili occupati e utilizzare il ricavato per sostenere il welfare: era il novembre 2013, l’aula approvò il provvedimento, ma «poi ci siamo scontrati con l’immobilismo della giunta di centrosinistra e in particolare dell’assessore al Patrimonio Gianguido Passoni». Fu lo stesso Piero Fassino, da poco eletto sindaco, che nel 2011, dopo gli scontri di Roma, spiegò il problema dal punto di vista di Palazzo Civico: «Eventuali operazioni di sgombero vanno gestite tenendo conto dei problemi di ordine pubblico che possono ulteriormente creare». Il senso è chiarissimo. Per Esposito c’è anche «un meccanismo un po’ vigliacco in cui a innescare la miccia sono i capi storici con articoli o tweet, salvo poi spedire a menare le mani, e non solo, anche dei minorenni». Il riferimento è all’ultimo assalto a Chiomonte di sabato notte, che ha portato a otto arresti tra cui uno studente non ancora maggiorenne.

 

Ogni tanto Askatasuna viene inserita nella galassia anarco-insurrezionalista, ma le sue radici sono altrove. «Siamo autonomi come nel 1977, nei metodi e negli obiettivi» ha sempre affermato uno dei leader storici del centro sociale, Lele Rizzo. Uno che gli edifici li ha occupati, «ma senza mai farle diventare una sede di partito» è Silvio Viale, ginecologo, consigliere comunale dei Radicali, eletto come indipendente nella lista del Pd, con alle spalle una militanza ormai lontana nella sinistra extraparlamentare in Lotta Continua. «Quelle di Askatasuna sono pratiche strumentali e provocatorie, non nutro nessuna simpatia per quell’esperienza» dice allo Spiffero. Poi ammonisce: «Ma attenzione, perché eliminare il covo non vuol dire eliminare il gruppo, per quanto rappresenta certamente un primo passo». Finora, azzarda un’ipotesi Viale, è possibile si sia preso atto che alcune situazioni si possono tenere più facilmente sotto controllo così che non con uno sgombero, «dopotutto è lo stesso modo utilizzato dalle giunte di centrodestra a Milano con il Leoncavallo».

 

 
A fare della filologia – scriveva Marco Imarisio sul Corsera - il legame con alcune realtà della capitale risiede in una affinità storica. Più di Toni Negri, l`autonomia di riferimento è quella romana di via dei Volsci, durissima nello scontro, ispirata al «Vogliamo tutto» di Nanni Balestrini. Il 1999 è l’anno che fa da spartiacque. Al corteo mattutino del Primo maggio volano botte tra militanti, polizia e servizio d’ordine degli allora Ds. L`oggetto del contendere è l’appoggio del governo di centrosinistra alla guerra in Kosovo. Nel pomeriggio la perquisizione della polizia lascia strascichi e rancori pesanti.

 

Una realtà curiosa e piena di contraddizioni quella di Torino, in cui pezzi di un partito che amministra la città – leggi Sel – occupano una caserma, in via Asti, senza che forze dell’ordine o lo stesso sindaco intervengano, anzi. Il problema è che, mentre alcuni centri occupati con gli anni si sono via via “istituzionalizzati”, promuovendo politiche sociali e attività “culturali”, Askatasuna è ormai fuori controllo, occupa illegalmente un palazzo comunale, dal valore tutt’altro che trascurabile, intorno al milione di euro, e promuove iniziative violente contro persone e istituzioni. «Sono dieci anni che ne chiediamo la chiusura» dice Pietro Di Lorenzo, segretario provinciale del Siap, il sindacato di polizia. «Non riusciamo a capire perché si tollera una situazione di illegalità – spiega, individuando nelle zone di contiguità con la politica i punti di forza di Askatasuna -. Godono di una sponda a sinistra e una nel Movimento 5 stelle per via della battaglia comune contro l’alta velocità. Ci sono saldature evidenti che si manifestano con l’adesione ai grillini di una serie di personaggi provenienti dall’antagonismo».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    21:33 Lunedì 07 Settembre 2015 Sylvester Stellone mah...

    io chiuderei le sedi del pd che non pagano l'affitto, o che se lo sono autoridotto, vediamo quante ne restano...

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